DISCUTERE LA CRISI – VOTO 2022
E’ la continuità della destra nazionalista e xenofoba con il progenitore fascista
di Aldo Pirone
Giorgia Meloni quando parla della storia del suo partito deve dire cose palesemente non vere fino al grottesco. L’altro ieri, sul “Corriere della sera”, rispondendo all’invito della senatrice Liliana Segre a togliere dal simbolo di FdI la fiamma fascista, dice, con grave sprezzo del ridicolo, che ”la fiamma nel simbolo di FdI nulla ha a che fare con il fascismo”.
La signora, che vorrebbe diventare Presidente del Consiglio, mente sapendo di mentire. La fiamma tricolore quando fu scelta nel 1946 come simbolo del Msi dai reduci repubblichini di Salò voleva rappresentare proprio la continuità con quella nefandezza che fu il fascismo. Per alcuni addirittura la continuità con la Rsi di Mussolini. Infatti il partito neofascista fondato da Almirante e camerati non potendo mettere, come avrebbero ardentemente voluto, Rsi nel simbolo per evidenti ragioni storiche e politiche di nuovo contesto antifascista che non l’avrebbe permesso, misero Msi. Una emme al posto di una erre. Ma, al di là dei simboli, quel partito, il partito cui aderì Giorgia Meloni, fu sempre il partito dei nostalgici non pentiti del fascismo.
Per cui quella fiamma non è, come la Meloni dice, “il riconoscimento del percorso fatto da una destra democratica nella nostra storia repubblicana”. bensì la continuità di una destra nazionalista e xenofoba con il progenitore fascista.
Al percorso democratico ci sono stati obbligati non per amore per la democrazia e per la libertà ma per forza di cose. E se oggi risollevano il capo alla grande lo debbono soprattutto a una sinistra e a forze democratiche imbelli e suicide.
Giorgia Meloni dice di essere fiera di quel simbolo, di quella fiamma, e fa bene. Perché a quella continuità nostalgico-reazionaria è rimasta indissolubilmente legata.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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