mozione segre 350 min

DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022

La differenza che passa fra La Russa e la Senatrice Segre

di Aldo Pirone
mozione segre 350 minL’altro ieri la senatrice Liliana Segre ha invitato Giorgia Meloni a togliere la fiamma dal simbolo di FdI. Subito, a risponderle, s’è fatto avanti Ignazio La Russa che, come amava dire Almirante di sé, “fascista” ce l’ha scritto in fronte. Il luciferino Ignazio – che non s’é mai pentito di essere stato, in qualità di capo giovani fascisti milanesi, alla testa del corteo da cui partirono due bombe a mano che uccisero l’agente di polizia Marino nel 1973 a Milano – ha subito ricordato alla Segre che suo marito, Luciano Belli Pace, “che ho personalmente conosciuto e apprezzato, si candidò con Almirante sotto il simbolo della fiamma con la scritta Msi senza ovviamente rinunciare alla sua lontananza dal fascismo”.

Per quella scelta Liliana Segre arrivò a metter in discussione il suo matrimonio. Lo aveva già raccontato lei stessa in Tv due anni fa. “Mio marito, che era stato uno che aveva scelto due anni di internamento pur di non stare nella Repubblica sociale – aveva raccontato – vedendo molto disordine, per un certo periodo aderì a una destra in cui c’era anche Almirante. Io ho molto sofferto e ci fu una grande crisi. A un certo punto misi mio marito e me sullo stesso piano e dovevamo sceglierci di nuovo. O separarci”. “Per fortuna lui rinunciò per amore nei miei confronti a una eventuale carriera politica. E io aprii le braccia a un amore ritrovato e fummo insieme per altri 25 anni”.

Evidentemente il marito della senatrice Liliana Segre, uomo d’ordine e di destra ma antifascista, ebbe le sue pulsioni che lo portarono a fare quella scelta sbagliata che contraddiceva radicalmente quella fatta all’indomani dell’otto settembre ’43. Ma la Segre non l’accettò, fino a mettere in gioco il suo matrimonio.

La Russa sarebbe disposto, invece, a rinnegare pubblicamente anche il padre e la madre in questo momento in cui fiuta il vento favorevole nelle urne per la sua FdI. Come fece a Fiuggi nel 1995 davanti alla svolta di Fini in cui fintamente condivise perfino che “È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato”.

Ma senza crederci nemmeno un po’ come tanti altri missini con lui. Tant’è che, per nostra disgrazia, divenuto ministro della Difesa nel 2008 nel governo Berlusconi, tentò subito, rinfrancato dal berlusconismo sdoganatore tornato in auge, di riabilitare i “ragazzi” di Salò alla commemorazione dell’8 settembre a Roma. “Farei un torto alla mia coscienza – disse – se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

Di quell’esercito fascista, di quei credenti “nella difesa della patria”, facevano parte anche quelli che collaborarono attivamente con i tedeschi trucidando il 12 agosto ’44 a San’Anna di Stazzema 560 civili italiani fra cui vecchi donne e bambini di cui due giorni fa è stata ricordata l’orribile strage nazifascista.

La differenza fra La Russa e la Senatrice Segre è tutta qui. È la differenza che passa fra l’opportunismo di chi è disposto a tutto pur di tornare al potere e chi non è disposto a barattare i propri princìpi nati dalla sofferenza causata proprio da quei camerati tanto ammirati da Ignazio.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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