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CRONACHE&COMMENTI

Calenda, borghese benestante con la puzza sotto il naso e assai ignorante

di Aldo Pirone
Marcinelle funeraliL’altro ieri era l’anniversario della tragedia di Marcinelle, la miniera di carbone dove nel 1956 persero la vita 262 minatori di cui la metà italiani. Il Tg3 delle 19 ha intervistato il fratello di una delle vittime, Santino D’Astolfo, abruzzese di Manoppello, salvatosi perché, in quel periodo, chiamato a fare il soldato. Il fatello caduto a Marcinelle si chiamava Donato.

L’intervistatore ha domandato a Santino perché erano emigrati lui e i suoi fratelli. “Perché per i figli dei comunisti non c’era il diritto di lavorare, almeno alcuni lavori, però per il Belgio la via (quella della miniera n.d.r.) era aperta”. Un altro fratello, Raffaele, la miniera se l’è portato via più lentamente con la silicosi.

In poche parole Santino ha accennato al pesante clima di discriminazione clericale contro i cittadini comunisti, ma anche socialisti, di quegli anni. Anni di “guerra fredda” in cui per essere comunisti ci si esponeva a discriminazioni di ogni tipo. A cominciare dal lavoro dove, per trovarlo, bisognava avere i buoni uffici del parroco e dei carabinieri. Anni in cui, il famigerato ministro democristiano dell’Interno Scelba definiva la Costituzione una “trappola”, mentre faceva fucilare sulle piazze dalla sua Celere tanti lavoratori colpevoli di manifestare per il lavoro, per il pane e per i loro diritti. Santino quella sua storia non l’ha dimenticata, non ha dimenticato i valori di solidarietà connessi alla sua condizione di lavoratore emigrante. L’intervistatore gli ha domandato se si rivedeva negli immigrati di oggi che arrivano in Italia. “Certo che mi rivedo – risponde – perché no? Mi rivedo quando avevo bisogno di lavorare ed ero costretto di andare in miniera”.

Di fronte a questa storia semplice ma istruttiva di chi erano e sono stati i comunisti italiani, ho trovato sommamente repellente che un pallone gonfiato come Calenda rinfacciasse a Letta, nel mezzo e contemporaneamente alle nauseanti polemichette elettoralistiche di questi giorni, di essersi “messo con i comunisti”. Esagerando come suo solito e abbandonandosi allo stesso odio di classe di Berlusconi.

Perché Calenda non ha la minima idea di cosa sono stati e hanno rappresentato i comunisti per questo paese. Così come non conosce la storia drammatica e bella del movimento operaio e dei lavoratori italiani e abruzzesi come Santino, Donato e Raffaele. Gente pulita in un paese sporco, come chiosava Pasolini.

Dovrebbe visitare qualche paese dell’Abruzzo e vedere che spesso nei monumenti commemorativi sono accomunati i caduti nella Grande guerra a quelli sul lavoro. Perché per quella gente il lavoro fu come una guerra, che tanti condussero senza piegare il capo di fronte alla discriminazione politica.

Ma per fare ciò il dott. Calenda dovrebbe liberarsi della condizione di borghese benestante con la puzza sotto il naso.

E anche della sua crassa ignoranza.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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