intenzionidivoto 2022 400 min

CRONACHE&COMMENTI

L’agenda da proporre deve essere progressista, lavorista ed ecologica, europeista e pacifista

di Aldo Pirone
intenzionidivoto 2022 400 minIl vecchio leader socialista Nenni diceva che politica si fa con i sentimenti e non con i risentimenti. Non sembra che questo sentire alberghi, anche comprensibilmente nel momento presente, in Enrico Letta. Ai tempi del Pci si soleva dire che a volte bisognava essere unitari per due anche con chi aveva commesso errori o era refrattario alla necessità dell’unità. Naturalmente i comunisti italiani avevano ben presente il terreno progressista e antifascista su cui l’unità doveva essere conseguita.

Sarebbe del tutto errato per il Pd non essere consapevole degli errori compiuti anche da esso e che, seppure provenendo da lontano, hanno in qualche modo favorito l’iniziativa inconsulta di Conte e del M5s. Ma non è su questo che voglio concentrare l’attenzione.

L’improvvida iniziativa di Conte e il suo epilogo disastroso ha prodotto, trai suoi effetti collaterali negativi, anche il ritorno dentro e fuori del Pd di chi ha sempre avuto come fumo negli occhi il M5s: renziani, calendiani, radical più o meno chic, commentatori politici esponenti del moderatismo nazionale che pensavano, come ebbe a dire il vecchio Eugenio Scalfari, parce sepulto, che era meglio Berlusconi dei “grillini” oggi contiani, ecc.. Tutti a chiedere, come Shylock, la loro libbra di carne pentastellata. Non per ragioni solo di risentimento ma politiche: spostare ancor più su posizioni totalmente centriste il Pd.

Per quel che riguarda l’immediato futuro elettorale, Letta l’altro ieri ha detto: “Io penso che con i tre partiti che hanno fatto cadere Draghi è impossibile fare alleanze elettorali in questa tornata”. Ora va da sè per Lega e FI, quindi la cosa riguardava Conte e il M5s.

Ma Letta ha presente qual è la partita che gli antifascisti hanno di fronte? È forse la responsabilità per la caduta di Draghi? Oppure battere la destra fascistoide all’ombra della Meloni. Prevale in lui il risentimento, anche giusto se si vuole per come Conte ha innescato la caduta di Draghi, o il sentimento antifascista? Certo creare un’alleanza antifascista e progressista oggi non è facile, tuttavia hic Rhodus hic salta se non si vuole donna Meloni presidente del consiglio. Due sono le cose che bisognerebbe porre alla base di tale convergenza: un chiaro programma progressista imperniato sul lavoro (legge sulla rapresentanza sindacale per eliminare i contratti pirata, meccanismo per il recupero di tutta l’inflazione, cuneo fiscale tutto ai lavoratori, eliminazione dei rapporti di lavoro precari, nuovo statuto dei lavoratori), e ampia alleanza senza veti verso chicchessia, compreso il M5s di Conte, nei collegi uninominali (ci saranno il 37% di seggi in palio: 148 alla Camera e 74 al Senato) dove, per vincere, occorrerebbe trovare candidati unitari modello Tommasi.

Se Letta pensa di fare la battaglia sull’agenda Draghi allargandola solo ai diritti civili sbaglia strada. Di quell’agenda bisogna prendere quel che era meglio, almeno nelle proclamazioni: la transizione ecologica e digitale, le provvidenze del Pnrr, una qualche ispirazione anticorporativa (catasto, balneari, taxi), non certo la riforma dell’Irpef, e via enucleando.

L’agenda da proporre al Paese deve essere progressista, lavorista ed ecologica, europeista e pacifista, e su di essa formare l’alleanza più larga anche con i moderati in funzione antinazionalista e antisovranis

Guardare avanti, non indietro.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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