Pesa un insopportabile, spesso anche ingiustificato, rincaro dei prodotti energetici e delle materie prime
di Ermisio Mazzocchi
La povertà si diffonde nel Paese, dichiara il rapporto annuale Istat.
Quattro milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 12mila euro l’anno; 5,6 milioni di italiani, tra i quali 1,3 milioni di bambini, sono sotto la soglia di povertà assoluta.
Il 28% dei dipendenti, dice l’Istat, sta sotto i 9 euro lordi l’ora; il 46% delle donne lavora part time; il 38% dei giovani prende meno di 9 euro l’ora.
La Coldiretti denuncia che 2,6 milioni di italiani devono chiedere aiuto per mangiare.
I rincari sono sostanziosi per le bollette, le locazioni, la benzina rispetto ai costi del giugno 2021 con un aumento complessivo del 28%; del 9,1% per gli alimentari.
Il Lazio è a forte rischio secondo il rapporto “L’economia del Lazio” presentato da Bankitalia.
Sull’intero comparto produttivo pesa il massiccio rincaro dei prodotti energetici e delle materie prime, acuito dalla guerra in Ucraina, con un aumento dei costi per le imprese del 4,2%.
Il governo è impegnato a mettere in atto interventi adeguati a cominciare dal rinnovo dei contratti di lavoro, dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale.
Situazioni critiche per l’aumento della precarietà nel lavoro, per il calo del livello salariale e per le disuguaglianze sempre più profonde.
Un paese che cambia in un quadro di incertezze per il futuro.
Il 61,3% degli italiani è pessimista rispetto alle proprie condizioni economiche.
Il balzo in avanti dell’inflazione all’8% in questi giorni colpisce pesantemente le famiglie più disagiate.
Incognite soprattutto legate all’evolversi del conflitto Russo-Ucraino e allo sviluppo dell’inflazione che incutono tra i cittadini paura, preoccupazione e disagio.
L’autunno si presenta carico di difficoltà economiche che imporranno al popolo italiano enormi sacrifici in particolare per la riduzione della fornitura del gas e dell’elettricità.
E’ di questi giorni un taglio delle forniture di gas da Mosca di quasi il 30% che comporterà notevoli sofferenze e un aumento dei costi dei prodotti industriali.
Le forze politiche progressiste e di sinistra devono prendere coscienza dei problemi più di quanto abbiano fatto sin ora perché non si abbiano gravi conseguenze per gli italiani.
E’ necessario che agiscano nell’immediato al fine di impostare una proposta complessiva per il risanamento del Paese.
Gli interventi del governo possono essere considerati una risposta alle situazioni contingenti, ma non rappresentano una soluzione che dia certezza e sicurezza.
Occorre affrontare questa emergenza con modalità diverse e una progettualità che deve essere il risultato della concertazione tra i diversi soggetti interessati a ridare uno sviluppo stabile per il lavoro e l’occupazione.
Le grandi aspettative, la permanente incertezza, la precarietà rappresentano un terreno fertile per le forze populiste e sovraniste le quali costituiscono un grave pericolo per una deriva antidemocratica e anticostituzionale.
Un pericolo reale in considerazione del fatto che se si votasse oggi per il Parlamento, secondo alcuni sondaggi, la maggioranza dei seggi andrebbe al centrodestra.
Il “vento” populista è il risultato di una reazione delle fasce sociali più svantaggiate, indebolite dalla crisi economica e timorose di pagarne il prezzo più alto.
Una condizione di sfiducia che il populismo alimenta, favorendo allo stesso tempo l’astensionismo.
Questo nella città di Frosinone nella recente tornata elettorale amministrativa si è attestato intorno al 40%, mentre in tutta la provincia, considerando le precedenti consultazioni, è costantemente al 30%.
La prospettiva di un Paese in difficoltà con profonde contraddizioni rende più agevole alla destra alimentare una cultura populista, la quale risulta essere la più pericolosa per la democrazia in quanto riduce la partecipazione e sfocia in un leaderismo assoluto.
Tale situazione rafforza la destra che diviene sempre più aggressiva a arrogante.
Comportamenti facilmente riscontrabili in una realtà qual’è quella di Frosinone, dove dietro una facciata di “perbenismo” e di unità si nasconde una conflittualità per la leaderschip e per l’affermazione dell’egemonia politica della destra populista e demagogica.
I flussi elettorali nelle elezioni di Frosinone indicano chiaramente un travaso di voti da FI a FdI e la Lega si dissangua verso la lista di Ottaviani.
Questo non smentisce il fatto che la destra mostri una sua compattezza nettamente più forte rispetto a quella esistente tra PD e 5S e/o altri soggetti della sinistra, come il PSI, con i quali peraltro non si è trovata alcuna intesa di alleanza.
Un fattore che ha inciso sul risultato elettorale aggiudicando la vittoria al centrodestra, il quale ha saputo abilmente fare leva su un malessere diffuso a Frosinone come lo è per altro nel resto del Paese.
La coalizione del centrosinistra e lo stesso PD hanno sottovalutato la forza populista del centrodestra coltivata in dieci anni di governo, che non è stata sufficientemente contrastata dall’opposizione di cittadini organizzati e sollecitati dai partiti progressisti e della sinistra.
Non possiamo nasconderci che abbiamo di fronte forze di centrodestra, come FdI, che hanno avuto un consenso ampio, ma non per questo sono imbattibili, in ragione del fatto che sia il PD che il PSI hanno potuto contare su una buona percentuale di elettori fedeli nel solco delle precedenti consultazioni e che è possibile recuperare l’elettorato che si è astenuto.
Questo permette di affrontare con maggiore determinazione le future competizioni elettorali e allo stesso tempo costruire alleanze e rafforzare il sostegno agli attuali governi regionali e nazionali
La lotta politica, che si profila e che in parte è già in atto, non sarà solo quella di ottenere nelle prossime competizioni elettorali compiti di governo.
Essa assume i connotati per l’affermazione di una egemonia politica-culturale dalle diverse matrici conservatrici, populiste e liberiste oppure di quelle progressiste, democratiche e costituzionali.
L’esito dipenderà da come lo stesso PD riuscirà a presentare la sua proposta innovativa nei contenuti e nei valori sociali in grado di conquistare consensi.
Non ci sono dubbi che il PD dovrà ritrovare una reale sintonia con un’Italia che è cambiata profondamente negli ultimi anni, che si trova di fronte un futuro incerto e oscuro e su cui incombono le situazioni denunciate dall’Istat.
Zingaretti nel suo recente documento fa un costante riferimento all’articolo 3 della Costituzione che per la sua reale applicazione ha bisogno di un ampio schieramento di forze democratiche impegnate a superare la crisi drammatica del paese.
Lo stesso PD deve avere la forza di inserirsi nel nuovo corso della realtà italiana quale soggetto protagonista del cambio delle condizioni dell’intera società con chiare finalità. Deve fornire delle concrete risposte – spiegandolo molte bene e nel dettaglio a chi abbia qualche dubbio – e far fronte alle emergenze del paese con una cultura progressista e solidale.
E’ abbastanza evidente che si profila un confronto aspro tra la sinistra e la destra su come recuperare la fiducia dei cittadini e come affrontare la crisi del paese.
Sarà essenziale che la sinistra e principalmente il PD si facciano protagonisti dell’edificazione di un’alternativa al degrado del paese, al suo isolamento, al suo impoverimento.
Che offrano una piattaforma per una loro nuova collocazione ideale e culturale, capace di sollecitare i tanti cittadini delusi e le migliori forze dell’intera società perché questi si facciano partecipi di un progetto per la ricostruzione democratica del Paese.
13 luglio 2022
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