elezioni amministrative 2022 400 min

CRONACHE&COMMENTI

Il risorgimento della sinistra dovrebbe mostrarsi con reali intenti ideali e strategici.

di Aldo Pirone
elezioni amministrative 2022 400 minIn primo piano c’è un ulteriore calo della partecipazione elettorale che conferma, aggravandolo di parecchio, meno 12%, il trend del primo turno. In secondo luogo c’è la vittoria del centrosinistra a geometria variabile presidiato principalmente dal Pd. La destra sovranista e nazionalista si fa male da sola in parecchi comuni fra i quali spicca Verona città di destra espugnata dalla bella figura di Tommasi. Sentire cantare “Bella ciao” dai suoi sostenitori in festa fa un certo effetto e provoca una certa emozione. Ma di belle facce vincitrici per conto del composito fronte antifascista ce ne sono state anche altre come il sindaco di Parma, Michele Guerra, di Catanzaro, Nicola Fiorita, di Cuneo, Patrizia Monassero, di Piacenza, Katia Tarasconi, di Monza, Giorgio Angelo Abonante ecc. Particolarmente gradite quelle delle donne. Non avendo una conoscenza diretta delle situazioni nei vari comuni, del peso degli interessi locali, dei processi trasformistici e localistici è difficile dire di più. Certo il proliferare delle liste civiche non è riconducibile solo alla spinta rinnovatrice che nasce dalla società civile, molto più spesso sono di copertura a un trasformismo endemico una volta venuti meno i grandi partiti popolari e di massa che in qualche modo li contrastavano, soprattutto a sinistra.

Perciò ogni comune fa storia a sè, anche quelli in cui il centrosinistra antifascista perde, come Lucca, Frosinone, Gorizia e altri minori contro un centrodestra che aveva conquistato di balzo al primo turno Palermo, Genova, l’Aquila. Sarebbe dunque sbagliato trasferire automaticamente una tendenza locale, di resistenza e contrattacco, a livello nazionale. Se non altro perché è auspicabile che alle prossime elezioni politiche vada a votare ben più del 54 o 42% di ieri.

É comprensibile che il segretario del Pd Enrico Letta rivendichi la vittoria in questi ballottaggi, anche per animare le truppe e mettere a tacere i critici interni facendo osservare, giustamente, che il centrodestra non è imbattibile, come lo hanno cominciato ad annunciare troppi commentatori interessati. Vuoi per la solita voglia di salire in anticipo sul carro dell’annunciato o auspicato vincitore, vuoi, più sottilmente, per aprire la porta al ritorno di Draghi, ove la destra vincesse ma non riuscisse a governare per le proprie beghe di potere interne, come si è evidenziato non solo a Verona ma anche in altri comuni meno noti. O, anche, per diffidenze provenienti dall’Europa.

Nelle sue prime dichiarazioni Letta ha ribadito di voler far vincere il centrosinistra nell’ambito della strategia del “campo largo”. La domenica mattina, intervistato da Daniela Preziosi per “Domani”, aveva detto: “Campo largo è un’espressione geografica, ma quello che conta è il contenuto”. Sui contenuti aveva fatto qualche passo avanti. Sul lavoro aveva rifiutato la strategia dei “bonus”. “Servono grandi azioni strutturali, – aveva detto – non una somma di fuochi di artificio ma interventi mirati e duraturi nel tempo”, riproponendo il salario minimo, il contratto agevolato per l’assunzione dei più giovani, gli stage pagati ecc.. Soprattutto ha riproposto un intervento massiccio e immediato sul costo del lavoro a favore dei lavoratori per aumentarne le buste paga. Insomma era uscito dal general generico “progressista” di ambiente, sviluppo sostenibile, diritti civili, modernizzazione, lavoro ecc. che sembra dire tutto e, invece, lascia tutto nel vago se non accompagnato da proposte concrete sul lavoro. Il tutto in funzione dell’inseguimento di Calenda, e ora Di Maio, i vari cespugli centristi e perfino Renzi.

Che per mettere insieme un’alleanza per governare ed eventualmente fare anche opposizione sia necessario essere d’ccordo sui contenuti, è, quanto meno, lapalissiano. Ma l’impressione è che si stia girando intorno, tirando fuori o riesumando varie definizioni: Ulivo, centrosinistra, campo largo ecc. Oggi Letta dice (intervista su Secolo XIX) che saranno i contraenti dell’alleanza a scegliere il nome. I nomi, si sa, sono consequentia rerum (conseguenza delle cose) e dovrebbero rispecchiare anche intenti strategici e contenuti programmatici. Se sono solo un’ “espressione geografica”, come ebbe a dire Metternich dell’Italia al Congresso di Vienna, sono una negazione di contenuti progressisti. Infatti l’Italia per smentire l’ “espressione” di Metternich fece il Risorgimento.

Il risorgimento della sinistra dovrebbe mostrarsi cominciando a mettere da parte le espressioni gegrafiche, dandosi nomi che indichino i suoi intenti ideali e strategici.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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