CRONACHE &COMMENTI
Da un’interessante intervista del Corsera a cura di Paolo Valentino a Dimitrij Suslov
di Aldo Pirone
Venerdì sul “Corriere della sera” interessante intervista a cura di Paolo Valentino a Dimitrij Suslov che dirige il Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia russa, uno dei pensatoi del Cremlino. Il suo cognome fa un certo effetto a uno della mia età. Non so se ci sia una parentela con un altro Suslov che ai tempi dell’Urss e del Pcus era il sacerdote dell’ortodossia sovietica nel politburò e a noi italiani del Pci di Berlinguer ci considerava non meno che eretici.
Perché è interessante l’intervista del prof. Suslov? Perché rivela cose che prima erano solo intuibili, la presenza di falchi e colombe al Cremlino, e fornisce gli estremi per una possibile trattativa per porre fine alla guerra in Ucraina. “Al Cremlino ci sono attualmente due scuole di pensiero – dice – e il presidente non ha ancora scelto. La prima, che definirei massimalista, dice che occorre infliggere una sconfitta pesante all’Ucraina nel Donbass e poi occupare la restante parte meridionale del Paese, incluse Odessa e Nicolaev, tagliandone l’accesso al mare e stabilendo una connessione diretta con la Transnistria, dove c’è anche un’altra popolazione russofona oppressa. La seconda scuola, alla quale appartengo, obietta che questo richiederebbe molte più risorse, prolungherebbe la guerra e renderebbe più difficile per l’Ucraina e l’Occidente accettare l’occupazione russa del Sud”.
Secondo Suslov e la “scuola moderata” del Cremlino, dopo la vittoria nel Donbass l’accordo dovrebbe basarsi “sui termini della nostra offerta originaria: neutralità, cioè rinuncia alla Nato; demilitarizzazione inclusi limiti alla cooperazione strategica con l’Occidente e al tipo e quantità di armamenti in possesso dell’esercito ucraino; status della lingua russa; bando dei partiti di estrema destra nazionalista; riconoscimento ufficiale dell’annessione della Crimea e dell’indipendenza del Donbass. Odessa e Nikolaev rimarrebbero ucraine e i russi si ritirerebbero dal territorio di Kherson, attualmente occupato”. Quindi prosegue: “Noi pensiamo che sia interesse della Russia finire questa guerra vittoriosamente ma anche il più rapidamente possibile. La scuola massimalista invece non ha paura di una guerra protratta, non cerca alcun riconoscimento dall’Occidente”.
Secondo Suslov non erano questi i piani iniziali di Putin. Che lui stesso del resto aveva descritto con un certo entusiasmo, sempre al “Corrierone“, il giorno dopo l’aggressione. “Non c’è dubbio – dice – che il cambio di regime fosse nei piani originali dell’invasione. Non ha funzionato. E oggi non è più considerato perseguibile dalla Russia. L’assunzione iniziale, che l’Ucraina sarebbe crollata come un castello di carte senza opporre resistenza, si è rivelata errata. L’esercito ucraino ha opposto una resistenza impressionante, aiutato massicciamente dall’Occidente. Direi che questa è la ragione principale della capacità di resistere così a lungo. L’esercito russo non sta combattendo contro l’Ucraina ma contro la Nato, che non solo consegna armi e munizioni, ma fornisce informazioni preziose di intelligence”.
E come la prenderebbe il Cremlino l’ulteriore fornitura occidentale di armi pesanti agli ucraini? “Ci sarebbe – dice Suslov – un cambiamento sostanziale nell’ atteggiamento della Russia. All’inizio era un conflitto per Ucraina. Ma ora è una guerra per la Russia. In ballo è la sopravvivenza della Russia come grande potenza e il suo status negli affari internazionali. Tutti in Russia sono convinti che stiamo combattendo una guerra contro l’Occidente. Non c’è altra opzione che la vittoria. Se perdessimo, sarebbe peggio della fine dell’Urss nel 1991. Ecco perché l’impatto delle armi fornite a Kiev e della retorica occidentale è già stato di alzare la posta in gioco, trasformando la natura della guerra. Ora non possiamo perdere”.
A parte alcune cose che dice il professore molto discutibili e inaccettabili, le altre andrebbero prese sul serio. Tanto sul serio che c’è da interrogarsi sulla natura stessa dell’intervista; sulla libertà e lo scopo di certe affermazioni soprattutto in riferimento al fallimento dei piani iniziali del Cremlino e di un Putin che deve decidere fra “falchi” e “colombe”. Sono un messaggio da parte delle “colombe” russe a quelle occidentali? Perché anche in quest’altra parte del campo c’è chi, come inglesi e americani, hanno gli stessi intenti della scuola massimalista russa: prolungare la guerra. Con obiettivi diversi e opposti ma al momento convergenti.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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