solo la pace 390 min

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UE, USA, Cina e Russia siedano allo stesso tavolo per parlarsi e parlare con l’Ucraina

di Ermisio Mazzocchi
A giorni ci sarà la ricorrenza de
solo la pace 390 minl 25 aprile, preceduta, oggi, da quella cristiana della Pasqua e a seguire il Primo Maggio.
Appar
entemente ricorrenze indipendenti l’una dall’altra. Ma non è così. Esse cadono nel pieno di una guerra che ha coinvolto il continente europeo. In tutte c’è un comune denominatore quale quello della pace e della felicità.

Il 25 aprile si festeggiano la libertà e la democrazia.
L’ANPI si è fatta promotrice di molte iniziative, conservando tutta la sua funzione di riferimento di tali valori. Ogni considerazione che voglia mettere in discussione la sua autorevolezza finisce per essere un attacco strumentale rivolto a screditare la sua credibilità e la sua storia.
La difesa della democrazia è la grande eredità della Resistenza e vuole essere anche un monito a conservare la pace.
Come nel passato anche oggi abbiamo bisogno di una coscienza comune che ripudi la guerra e sostenga iniziative rivolte a trovare soluzioni al conflitto russo-ucraino. Ognuno dia il suo contributo senza anatemi né pregiudizi e che sia aperto all’ascolto e al dialogo.
Una festa della democrazia che ha un suo significato solo se c’è libertà nella Pace.

Un valore che deve essere difeso e valorizzato oggi più che mai, nel secolo della globalizzazione e dell’ evento più tragico come la guerra che si sta combattendo nel cuore dell’Europa.

Conflitti e disgregazioni, paure e impoverimento, alimentano comportamenti antiliberali e restringono i campi della democrazia, intesa anche come cooperazione e partecipazione dei popoli, e favoriscono l’affermazione di governi che sostengono soltanto politiche di salvaguardia dei propri confini e dei propri interessi.
Il nostro mondo è attraversato da vistose contraddizioni, che esplodono in modo tale da porre in difficoltà una pacifica convivenza tra i popoli e acuiscono i conflitti in modo dirompente nelle diverse realtà nazionali. Allo stesso tempo rafforzano le speculazioni e gli egoismi volti a soffocare qualsiasi tentativo di progresso e a bloccare i processi di pace.

Vogliamo dare valore alla democrazia che percorre inesplorati e pericolosi sentieri disseminati di tentativi di involuzione e ostacolata nella realizzazione dei suoi valori di libertà, di uguaglianza, di giustizia.

La guerra in atto ha accelerato processi di degrado e rotto i già precari equilibri nei rapporti tra le grandi aree del mondo in continua contesa per avere quanto più dominio sul mondo e indifferenti alla pace e alla democrazia.

Il profitto ha prevalso sul diritto. La guerra sulla democrazia. La Pasqua cristiana dovrebbe portare con sé il trionfo del bene sul male, della pace sulla guerra.

Papa Francesco ha detto: “Si ripongano le armi, si inizi una tregua pasquale. Ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere. Una tregua per arrivare alla pace attraverso un vero negoziato disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente”.

Propositi che incoraggiano ma che trovano forti resistenze e scarsa volontà. Siamo consapevoli che a oggi le possibilità di una tregua per un “cessate il fuoco” sono sempre minori.

A maggiore ragione è necessario indirizzare ogni sforzo per raggiungere questo obiettivo. Un compito che spetta chiaramente, nella sua piena autonomia e senza condizionamenti di ogni tipo, all’UE.

Il Parlamento europeo dia pieno mandato al suo presidente Ursola von der Leyen, che si dovrebbe prodigare in questo impegno per la pace al fine di avviare con determinazione soluzioni al conflitto in tempi brevi. Un percorso che potrebbe bloccare quei tentativi di prolungare ad infinitum la guerra ed evitare che essa si trasformi in un conflitto generalizzato con conseguenze disastrose per tutta l’umanità.

Una guerra che rischia di allargarsi oltre l’epicentro ucraino, considerato che Svezia e Finlandia hanno espresso il loro intento di aderire alla Nato per timore di una invasione russa.

Scongiurare un prolungamento del conflitto obbliga l’UE ad assumere una responsabilità rivolta a costruire un fronte di forze a sostegno di iniziative per la pace. UE, USA, Cina e Russia devono sedersi allo stesso tavolo per parlarsi e parlare con l’Ucraina e tenere conto delle sue ragioni. Urge costruire questo appuntamento
Si deve essere consapevoli che gli interessi dei 27 paesi dell’Unione Europea non coincidono con quelli degli Usa né con quelli della Nato.

Non bastono proclami, massicce dosi di sanzioni contro la Russia e le forniture di armi agli ucraini con l’intento di sconfiggere Putin.

Occorre una politica europea di indipendenza, già più volte manifestata da Scholz e Macron, che sia di sicurezza e cooperazione.

Non ci sono alternative se non si vuole l’espansione del conflitto che finirebbe per travolgere tutti e che avrebbe un solo terminale: quello di distruggere l’umanità.

La pace è l’architrave su cui poggia l’esistenza degli uomini e della loro civiltà.

Essa è garanzia di progresso e di felicità.

Gli avvenimenti della guerra hanno riportato in tutto il mondo la paura della miseria, dello sfruttamento, della precarietà del lavoro, della negazione dei diritti e della crescita delle disuguaglianze.

Il prossimo Primo Maggio assume un significato straordinario per la difesa del lavoro sottoposto a profondi sconvolgimenti anche e soprattutto a causala della guerra. Una condizione del lavoro inquietante che pone questioni difficili e complesse. Un mutamento profondo con effetti del tutto ignoti prodotti dalla guerra e dalle sanzioni, e con conseguenze sociali, economiche e produttive imprevedibili.

Lo scontro in atto, non solo bellico, è rivolto ad assicurare alle grandi potenze la gestione delle risorse in una dimensione globale. Le tutele del lavoro e dei diritti passano in secondo piano e finisce con il prevalere di un modello individualista e di logiche di mercato spietate e incontrollate.

La pace e il lavoro possono essere garantiti se si apre una nuova stagione di democrazia e di libertà fondamentali per il futuro dell’umanità.


17 aprile 2022

 

5 marzo 1200 min

 

 

 

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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