CRONACHE&COMMENTI
La scelta è: atlantismo Nato o europeismo? E Mieli, sta sempre con il primo
di Aldo Pirone
Paolo Mieli non è contento di come si sta comportando l’Europa nella guerra di aggressione di Putin all’Ucraina. Ieri lo ha scritto, esacerbato, sul suo giornale, il “Corriere della sera”. Oddio, non è che sia scontento di tutta l’Europa perché in questo frangente condivide le angosce, comprensibili per carità, di Norvegia, repubbliche baltiche, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia – esclusa la prima le altre o ex sovietiche o ex Patto di Varsavia – ma è scontento solo di Francia, Germania, parecchio dell’Italia, un po’ della Spagna. È contento, invece, che Svezia e Finlandia chiedano di entrare nella Nato, forse un po’ avventatamente, dice, ma è meglio che “mettersi nelle mani dell’Europa” che si sta dimostrando così imbelle. Peccato perché, continua, gli “Era parso agli inizi che i Paesi dell’Europa unita tenessero a mostrarsi all’altezza della situazione. Ora che non c’era da fare i conti con soldati inviati dall’America”. Dimentica di dire, naturalmente, che quei soldati sono in buon numero già presenti con la Nato fra noi.
Insomma, anche se non lo mostra chiaramente perché, come cantava Guccini degli opportunisti, “non si sa mai”, è infuriato con tutti quei paesi che non ballano al suono del corno di guerra americano e inglese. Sperava, finalmente, che l’Ue avrebbe approfittato “dell’occasione per accelerare i tempi di costituzione degli Stati Uniti d’Europa. E per dar vita ad un piccolo ma efficiente esercito europeo. Quantomeno un embrione”, invece “si ha persino la percezione – costata affranto – che il sostegno alla causa di Zelensky non sia più quello dell’inizio”.
Questo cupo inverno del proprio scontento che avvolge Mieli è solo perché qualcuno – Macron, Sholz – si dimostra restio a seguire la linea di Biden che non è quella della ricerca del compromesso e dell’accordo con la Russia per far finire al più presto la guerra e l’aggressione con la salvaguardia dell’indipendenza e della sovranità dell’Ucraina, ma del logoramento di Putin che significa far cuocere l’orso russo nel brodo della propria avventura. Forse anche Zelensky dovrebbe rendersene conto ed essere più lucido e sobrio nonostante l’aggressione di Putin e le armi americane e inglesi di cui ha bisogno per respingerla.
Gli Stati uniti d’Europa, con una sua Difesa e tanto altro, che Mieli sperava di veder nascere, dovrebbero servire a rendere la Ue autonoma, amica dell’America e anche di una Russia deprivata del nazionalismo “grande russo”, fattore di pace su scala mondiale, non sottomessa agli interessi strategici statunitensi che già tanti danni hanno fatto in Medio Oriente e in giro per il mondo.
La scelta è sempre quella: atlantismo Nato o europeismo. E Mieli, ça va sans dire, sta sempre con il primo.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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