CRONACHE&COMMENTI

Il perno della soluzione politica è la neutralità del paese degli ucraini

di Aldo Pirone
come si vorrebbe la russia 390 minL’aggressione di Putin all’Ucraina ha tante conseguenze non solo in Europa ma nel mondo. È una guerra in cui s’intrecciano una legittima resistenza all’aggressore e il confronto fra grandi potenze e anche interessi diversi fra chi, vedi gli Usa e l’Unione europea, sostiene gli ucraini e chi sta, pochissimi in verità, con la Russia. Si pensi alla posizione della Cina. Le sfumature sono molteplici e orientarsi non è facile.

Tra le tante disgrazie provocate da questa guerra, una delle più gravi è la carestia che si abbatterà su tanti paesi dell’Africa, provocando la morte per fame di tante persone e di tanti bambini. Altro che i “condizionatori” di Draghi e l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari che tanto preoccupa la grassa Europa.

Ma c’è di più per quanto riguarda il futuro di uno dei protagonisti della guerra: la Russia.
Il paese di Putin è un colosso di 17864345 km². Un quarto in Europa e tre quarti in Asia. Conta circa 144 milioni di abitanti. È un mosaico di popoli e di religioni. L’80% della popolazione è composta da russi etnici, poi ci sono Baschiri, Ceceni, Ciuvasci, Cosacchi, Evenchi, Tedeschi, Ingusci, Yupik, Calmucchi, Careliani, Coreani, Mordvini, Osseti, Taimyri, Tatari, Tuvani, Jakuti, Ucraini e molti altri. Le religioni: cristianesimo ortodosso, Islam, ebraismo, buddismo e perfino, in minima parte, il paganesimo.
Questo paese così composito e scarsamente popolato ha le armi nucleari: poco meno di seimila e vettori di tutti i tipi, a lungo e medio raggio, per lanciarle in ogni parte del globo.

Qualcuno ipotizza, e qualcuno fortemente spera (Biden), che in caso di una sconfitta rovinosa in Ucraina non solo si avranno conseguenze sull’attuale leadership di Putin ma sull’esistenza stessa dello Stato russo. Quanto alla prima ipotesi, che cosa potrà accadere è difficile prevederlo, dato che si tratta di una dittatura autocratica con una classe dirigente che però opera in un parlamento, la Duma, non proprio eletto liberamente rispettando tutti i requisiti dello stato di diritto, ma comunque rappresentativo. Lenin definirebbe l’attuale Duma “la stalla del parlamentarismo borghese”, pur dicendo che bisogna starci per utilizzarla. Si presume, inoltre, che il consenso popolare a Putin, almeno per ora, non sia scemato, anzi. E non è detto che chi gli dovesse succedere sarebbe meglio di lui che pure è orribile.

La seconda congettura è inquietante. Uno smembramento della Russia creerebbe un terremoto in Europa e in Asia al cui confronto l’attuale guerra in Ucraina, con tutto il suo orrore, diventa una bazzecola.
E come si metterebbe con le armi nucleari? La Russia di Putin non è l’America di Ford che seppe incassare la débâcle del Vietnam, anche se non ne ha mai imparato la lezione.

Anche partendo dalle ipotesi più inquietanti, come quella di chi l’ipotizzata e qui riportata, oltre che da tante altre ragioni contingenti a breve e medio termine fra cui, prima di tutto la fine del conflitto, si arriva a una conclusione obbligata: che si giunga al più presto a un accordo che da una parte salvaguardi l’indipendenza dell’Ucraina e dall’altra non umili la Russia. Il perno della soluzione politica è la neutralità del paese degli ucraini.

Questa sarebbe l’effettiva vittoria per la resistenza ucraina. E, insieme, quella della pace, del buon senso e della lungimiranza.

 

 

 

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Di Valentino Bettinelli

Valentino Bettinelli, nasce a Frosinone il 19/12/1992. Dottore in Scienze politiche. Vive a Ceccano dove ha svolto il servizio civile presso la Biblioteca comunale di questa città. E' anche responsabile dell'Ufficio stampa Ceccano Calcio

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