Berlinguer

CRONACHE&COMMENTI

Quello che davvero disse Berlinguer sulla Nato

di Aldo Pirone
BerlinguerA contornare inevitabilmente la guerra in Ucraina ci sono ogni giorno in Tv sui social e su giornali e riviste, commenti, analisi, polemiche, baruffe. In questo mare magnum non è facile separare il grano dall’oglio. Alcuni commentatori, indossanti di solito l’elmetto atlantico, idolatri della Nato forever, usano riportare strumentalmente le affermazioni che su quell’alleanza politica, militarmente incarnata dalla Nato, fece Berlinguer in una famosa intervista a Giampaolo Pansa più di cinquant’anni fa alla vigilia delle elezioni politiche del 1976. Ecco che cosa disse esattamente il segretario del Pci.

“Io penso che, non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi: tanto è vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del Patto Atlantico, patto che pur non mettiamo in discussione, il di¬ritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino”. “Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico ‘anche’ per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia”. “Sì, certo, il sistema occidentale offre meno vincoli. Però stia attento. Di là, all’Est, forse vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro. Ma di qua, all’Ovest, alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a farlo, anche nella libertà. Riconosco che da parte nostra c’è un certo azzardo a perseguire una via che non piace né di qua né di là”.

C’è un modo assai semplice e molto in voga di stravolgere il pensiero e le posizioni politiche di leader di partito o suoi esponenti di rilievo, ed è quello di decontestualizzarle dal contesto storico in cui esse furono pronunciate per trasportarle d’emblée in contesti del tutto diversi.
Le affermazioni di Berlinguer sul Patto Atlantico – il Pci e il Psi, e non solo, furono fieri avversari all’adesione ad esso dell’Italia nel 1949 – avveniva dopo circa un anno dalla Conferenza sulla sicurezza europea di Helsinkj che aveva messo fine a tutte le pendenze rimaste aperte scaturite dalla seconda guerra mondiale incistatesi con la “guerra fredda”. Inoltre, in Europa erano caduti i regimi fascisti in Portogallo (salazarismo) e in Grecia (i colonnelli) che, guarda caso, stava bellamente nella Nato. Quello franchista stava per cadere. La posizione del Pci allora, e saggiamente, non era più l’uscita unilaterale dell’Italia dalla Nato bensì il superamento bilanciato e concordato dei due blocchi politici, ideologici (socialismo realizzato e democrazia occidentale), economici e militari (Patto Atlantico-Nato e Patto di Varsavia) contrapposti. Berlinguer non era un ingenuo, tanto è vero che non si nascondeva le insidie di quel sentiero stretto che i comunisti italiani si proponevano di attraversare per costruire il socialismo nella democrazia e nella libertà: “Riconosco che da parte nostra c’è un certo azzardo a perseguire una via che non piace né di qua né di là”. Che non piacesse lo si scoperse da subito quando contro quel tentativo si scatenò, come disse Natta, il cielo e la terra, a cominciare dal terrorismo e dall’assassinio di Aldo Moro.

Non credo, anzi ne sono certo, che Berlinguer avrebbe apprezzato l’espansione dissennata della Nato a Est dopo l’implosione dell’Urss e del Patto di Varsavia. Sicuramente non l’avrebbe giudicata un “presidio di libertà”. Forse avrebbe visto con favore la creazione di una Difesa comune europea, non, come dice Draghi, “integrativa e rafforzativa della Nato” ma, invece, come suo superamento.
Un’altra cosa di cui sono certo è che non avrebbe giustificato l’aggressione di Putin all’Ucraina né apprezzato quello che oggi è la Russia. Aveva già segnalato a tutti, ai tempi dell’Unione sovietica, che lì si era “esaurita la spinta propulsiva della Rivoluzione d’ottobre”, oggi, forse, avrebbe amaramente constatato che lì ha ripreso quella del nazionalismo retrogrado e oscurantista grande russo.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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