Daniele Franco 390 min

 BILANCIO E PNRR

L’incontro Cgil-Cisl-Uil e il ministro Franco sulla riforma fiscale è stato negativo

di Aldo Pirone
Daniele Franco 390 minL’incontro di ieri sera fra i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil e il ministro Franco sulla riforma fiscale è stato negativo. C’era da aspettarselo perché quella proposta era stata già benedetta dalla maggioranza governativa. Landini ha detto che il governo gli ha proposto “il contrario della progressività” mentre il sindacato aveva chiesto di destinare tutti gli 8 miliardi ai redditi da lavoro più bassi e ai pensionati. Stessa insoddisfazione l’hanno espressa sia il segretario della Cisl Sbarra che quello della Uil Bombardieri. La velocità dell’incontro durato appena un’ora e mezzo sta a testimoniare che il governo voleva essenzialmente comunicare quanto già stabilito più che aprire una trattativa vera e propria con i sindacati confederali.

Cosa c’è di sbagliato nella proposta della maggioranza e del governo?
Intanto il fatto che degli 8 miliardi in ballo non tutti vanno ai lavoratori e ai pensionati dei redditi bassi e medio bassi, come rilevato da Landini. E questo in barba a chi lavora e produce che dovrebbe essere al centro dei pensieri di coloro che non fanno altro che predicare e pregare per la ripresa duratura dell’economia dopo la notte dei lockdown.

In Italia è aperta da tempo una drammatica questione salariale. L’Ocse, il mese scorso, ha calcolato che il potere d’acquisto del salario medio di un lavoratore italiano dal 1990 al 2020 è sceso del 2,9%. Siamo ultimi in Europa. Nello stesso periodo in Francia e Germania, per esempio, i salari medi sono cresciuti più del 30% e negli Stati Uniti quasi del 50. Giustizia vorrebbe che la leva principale da muovere fosse il cuneo fiscale riducendo drasticamente la contribuzione dei lavoratori e alzando i salari e gli stipendi. Anche il Presidente della Confindustria furbamente sostiene questa strada. Ma lo fa proponendo di dividere l’intervento sul cuneo fra lavoratori, 2/3, e imprese 1/3. In tal modo il miliardo degli otto previsti per la riduzione dell’Irap per le imprese diventerebbe 2,4. Carlo “il gaglioffo” è scontento, anche lui, della proposta governativa, ma per motivi opposti a quelli di Landini, vorrebbe arraffare il più possibile, non pago di quanto già le imprese hanno ottenuto direttamente e indirettamente dallo Stato.

Dunque, la riforma non prende in considerazione il lavoro ma solo i redditi. Anche qui però riduce le aliquote da cinque a quattro a vantaggio dei redditi medio alti. La progressività del fisco – tralasciando ogni altra considerazione sul tasso di evasione fiscale in Italia – ha come presupposto non la diminuzione delle aliquote ma il loro aumento. Non a caso dal 1974 a oggi le aliquote sono passate regressivamente da 32 a 5 (4 con la proposta in corso) facendo sparire l’aliquota massima del 72%. Evasione, elusione e riduzione delle aliquote hanno segnato, tra tutte le altre cose, lo spostamento dei rapporti di forza nella società fra ricchi e poveri, fra lavoratori e datori di lavoro, a favore dei primi nei trent’anni e più trascorsi, sia con i governi di centrosinistra che con quelli berlusconiani.

Ora, che esultino FI e Lega per questa proposta governativa regressiva ed elusiva degli impegni sul tema della progressività fiscale enunciati da Draghi all’atto dell’insediamento, è più che comprensibile. Ma che lo facciano il Pd e il M5s nel silenzio assordante della sinistra di Mdp Art.1, proprio non si capisce. Per la sinistra e i progressisti non è certamente questa la strada per tornare a non essere irrilevanti fra gli operai e i lavoratori. Si dice che, vista la composizione della maggioranza, questo risultato sia un compromesso. Sicuro, ma è un compromesso scadente che favorisce il ceto medio alto e non la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti. Ed è scadente anche perché su questo come su altre grandi questioni non solo economico-sociali, il potenziale fronte progressista si è mosso in modo scoordinato, dispersivo e corporativo. I singoli partiti hanno pensato più al proprio orticello elettorale che agli interessi generali del mondo del lavoro e della lotta alle disuguaglianze sociali. Per tacere, poi, della mancanza di ogni proposta per un contributo di solidarietà a carico dei 3000 grandi ricchi esistenti nel nostro paese o di qualcosa di equipollente che sarebbe assai gradita alla grande maggioranza degli italiani come certificò un sondaggio Swg nel giugno scorso.
Draghi ha detto più volte che in questo momento i soldi agli italiani si danno non si prendono; ed era già sbagliato perché appioppava un segno uguale a chi eguale non è, dimenticando che la pandemia ha allargato ulteriormente le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale prodotte dalle politiche neoliberiste precedenti al Covid 19.

Sta di fatto che per essere sicuro di non uscire troppo dal vecchio solco classista del “trentennio inglorioso”, i soldi propone di continuare a darli agli italiani sbagliati.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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