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LA QUESTIONE DEL CLIMA

I “bla, bla bla,” per i giovani non hanno più corso. Per fortuna

di Aldo Pirone
cop 26 390 minDomenica scorsa Draghi in conferenza stampa ci ha tenuto a elencare puntigliosamente i passi avanti compiuti sulla questione del clima alla riunione del G20 rispetto agli appuntamenti precedenti. Non ha usato toni trionfalistici che, di solito, sono i suoi fans della grande stampa borghese a usare verso di lui. Ha ribadito, però, che il mondo si governa con il “multilateralismo”, cioè la cooperazione tra Stati, e non con l’unilateralismo come, per esempio, quello di Trump, tanto ammirato dai sovranisti di tutto il mondo e, in particolare, europei e italiani come Salvini e Meloni.

Il punto, tuttavia, vista l’urgenza di affrontare il peggioramento climatico mondiale, è sapere se i passi avanti “multilaterali”, in termini di risorse da impiegare e impegni cogenti delle nazioni più inquinatrici (Usa, Cina, India) su scala globale per emanciparsi dall’energia fossile, soprattutto il carbone, siano sufficienti e tali da invertire la tendenza negativa fin qui registrata per arrestare il riscaldamento globale entro il 2050. Tendenza già fatta presente da diversi anni con toni allarmati dagli scienziati che studiano la problematica del clima, i quali scienziati chiedono atti ben più efficaci di quelli fin qui adottati e di quelli scaturiti dai “passi avanti” decisi dal G20.

La parola “successo” può essere usata solo in questo caso, e, purtroppo, non è applicabile a quanto scaturito complessivamente dalla riunione internazionale di Roma. Non a caso il segretario generale dell’Onu Antonio Gutierres è stato meno ottimista di Draghi dicendo che le sue erano state “Speranze disattese ma non sepolte” guardando evidentemente alla riunione di Glasgow che si stava per aprire. Non è questione di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, di essere pessimisti o ottimisti, ma solo di essere consapevoli che sulla questione climatica, che è solo una parte della questione ecologica, anche se ne è la più urgente ed emergente, la politica mondiale – e non parliamo dei sovranisti che la negano tout court – sta inseguendo il riscaldamento globale. La questione, lo sappiamo, è complessa perché attiene a interessi nazionali fra paesi usciti dal sottosviluppo, Cina e India, e paesi già sviluppati, tra cui gli Usa che rimangono un grande inquinatore, non facilmente componibili se non con uno sforzo solidale e cooperativo mai prima registrato. Tuttavia hic Rhodus hic salta.

Intervenendo ieri all’apertura del Cop26 delle Nazioni Unite il Presidente del Consiglio ha rilevato che stiamo parlando di una minaccia che è già in atto. “Dai catastrofici incendi e alluvioni che abbiamo visto, – ha detto giustamente – allo sbiancamento delle barriere coralline, alla perdita della biodiversità, l’impatto del cambiamento climatico è già troppo evidente. Il suo prezzo si sta alzando velocemente specialmente per i Paesi poveri. Il cambiamento climatico ha anche serie conseguenze sulla pace del mondo e sulla sua sicurezza. Può depredare le risorse naturali e peggiorare le tensioni sociali. Portare a nuovi flussi migratori e contribuire al terrorismo e alla criminalità organizzata. Il cambiamento climatico può farci a pezzi”. E, sempre Gutierres, ha rincarato la dose avvertendo drammaticamente: “Stiamo ancora andando verso il disastro climatico. I giovani lo sanno. Ogni Paese lo vede”. Per chi proviene da una storia di sinistra e progressista, sono cose già evidenti da molti anni. Così come gliene sono evidenti le cause economiche e sociali per gran parte attinenti alla globalizzazione energivora prodotta dal turbocapitalismo neoliberista.

La Cop 26 dell’Onu che si svolge a Glasgow è più rappresentativa del G20 e quasi ne prende il testimone. Per andare a buon fine deve colmare il gap fra “passi avanti” registrato a Roma e quei “passi lunghi” in grado di fermare entro il 2050 il riscaldamento climatico.

Solo così si potrà parlare di “successo” e corrispondere anche alle richieste di quei giovani – “rendendoli fieri di noi” ha detto Draghi – che in questi anni si sono mobilitati nelle piazze.

I “bla, bla bla,” per loro non hanno più corso. Per fortuna.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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