CRONACHE&COMMENTI
…E da tale nostalgica condizione non riesce a uscire.
di Aldo Pirone
Report ha riesumato un video in cui si vede nel 2008 Giorgia Meloni, allora ministra della gioventù nel governo Berlusconi, andare alla commemorazione dei ragazzi di estrema destra caduti ad Acca Larentia il 7 gennaio 1977. Fin qui nulla da eccepire. Ma la ministra della Repubblica antifascista si accompagna con quell’energumeno squadrista esponente di Forza Nuova Giuliano Castellino protagonista dell’assalto alla sede della Cgil. La coreografia è nera come la pece: croci celtiche, simboli runici, saluti romani ecc..
Era il 2008, un tempo non lontano, e Giorgia aveva già 31 anni ed era più che cresciutella per sapere chi erano quelli con cui si accompagnava. Gianfranco Fini aveva già fatto la svolta di Fiuggi e stigmatizzato, nella visita allo Yad Vashem in Israele, il fascismo male assoluto.
Evidentemente quella svolta fu accettata dai camerati della fiamma tricolore come un puro atto tattico pur di poter essere legittimati, sdoganati dal “liberale” Berlusconi, al governo del Paese. In fondo la Parigi del potere valeva bene una messa antifascista. Ma il cuore dei La Russa – quello che vorrebbe sostituire “Bella ciao” con la canzone del Piave e per il quale il 25 aprile è un giorno di lutto – dei Lollobrigida, dei Rampelli e dei quadri dirigenti apicali e intermedi era ed è rimasto nero e i legami di Fd’I con quel mondo non sono stati e non possono essere recisi perché il partito si spaccherebbe con una parte maggioritaria che darebbe vita a una sorta di rifondazione fascista, più o meno ambigua. Com’è successo dopo Fini.
Ma Giorgia Meloni non può dire, dopo averci marciato insieme, di non conoscere Castellino e camerati al seguito. Non può dire, dapprima, di non sapere se la matrice della devastazione della Cgil sia o meno fascista e poi, vista l’enormità del suo dire, riconoscere sì che era fascista ma che a Milano c’era pure quella anarchica e di sinistra tanto per bilanciare il suo imbarazzato riconoscimento.
Il fatto è che “donna” Meloni quando si accompagnava con quei ceffi neri pensava non di essere il ministro della gioventù della Repubblica antifascista ma quello della “giovinezza” di infausta memoria.
E da tale nostalgica condizione non riesce a uscire.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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