RIPRESA E LAVORO
Con il lavoro dignitoso non solo ripresa fisiologica
di Donato Galeone
Lo scenario socio economico produttivo e del lavoro laziale richiamato e analizzato dal Segretario Generale della CISL Lazio, Enrico Coppotelli – reso pubblico nelle ultime settimane di agosto 2021 – dovrebbe condurci verso attente verifiche e puntuali riflessioni “sulla ripresa fisiologica ma non strutturale regionale” sia per conoscere che per capire se le tante diversificate notizie stimate sulla previsione delle assunzioni in posti di lavoro tra settori produttivi nelle province nel Lazio – indicata dalla Unione delle Camere di Commercio – con la occupazione tra agosto e ottobre 2021 che dovrebbe stimarsi in 123.000 assunzioni circa: con 8.000 assunzioni su Frosinone, 10.000 su Latina, 3.000 su Viterbo, 2.000 su Rieti e 100.000 su Roma.
Mi permetto osservare che l’ultimo Bollettino – Fonte Unioncamere, ANPAL Sistema Informativo Excelsior luglio 2021 – indica che le domande di lavoro delle imprese per la Regione Lazio sulle entrate programmate nelle tendenze occupazionali tra luglio-settembre 2021 per aree funzionali di inserimento lavorativo sono stimate il 51.380 assunzioni per aree funzionali:
Area produttiva erogazione servizi 43,33% assunzioni 22.260
Area commercio e vendite 21,99% “ 11.300
Area tecnica e progettazioni 12,98% “ 6.670
Area logistica 11,54% “ 5.930
Area direzione servizi generali 5,52% “ 2.840
Area amministrativa 4,64% “ 2.380
100,00 51.380
Oltre ad osservare che le due stime a confronto tra agosto-ottobre: 123.000 assunzioni e tra luglio e settembre: 51.380 di ben circa la metà di domande delle imprese in entrata, assume importanza essenziale anche il sottolineare e il condividere con CISL Lazio che la “ripresa è fisiologica” – prevalentemente alta – nelle aree produttive dei sevizi e del commercio e bassa nell’area tecnica e delle progettazioni infrastrutturali e strutturali promozionali, tecnologicamente innovative, indispensabili verso le tipologie produttive settoriali future.
Certamente positiva le opportunità e i segnali richiamati da Coppotelli verso il polo farmaceutico laziale che ha registrato un incremento delle esportazioni del 19,7 % confermando ”le capacità di recupero delle eccellenze industriali nel Lazio” già sottolineate dal Segretario della CISL del Lazio.
Va rilevato, anche, che nel polo laziale dell’automotive FCA già FIAT – inesorabilmente in cambiamento – si lavora a singhiozzo viene detto e ripetuto tanto nel suo processo produttivo interno quanto nell’ambito dell’indotto metalmeccanico e la componentistica settoriale, già in profonda crisi, con aziende che chiudono e precari che non sono stati stabilizzati, mentre cessano le casse integrazioni per le piccole imprese e si continua con gli ammortizzatori sociali in FCA. Aumenta l’incertezza di migliaia di lavoratori per il futuro; incertezza profonda, nel basso Lazio, che viene confermata e rafforzata, peraltro, dal fermo produttivo del 3 settembre prossimo, scuotendo azioni sindacali nell’intero gruppo dei lavoratori FCA sia per il mancato pieno impiego che per la previsione futura ridotta di posti di lavoro.
Sono, sempre e ancora oggi, i lavoratori che subiscono i contraccolpi di ogni crisi industriale mentre si presenta, comunque, indilazionabile quanto urgente discutere e sostenere nel polo laziale dell’automotive, essenzialmente, l’intera filiera della componentistica strutturata laziale e italiana che è settore fondamentale nel contesto produttivo manifatturiero europeo.
In tale contesto che è il tema e il punto di analisi fondante – per la CISL Lazio – dell’agire con più convinzione ed efficacia verso una ripresa non fisiologica soltanto ma con la programmazione strutturale e infrastrutturale, 2021-2017, dello sviluppo e della occupazione traguardando le frontiere del futuro.
Vale a dire – mi permetto aggiungere – di condividere e concertare il “ come “ affrontare l’occupazione tanto nelle soluzioni delle crisi industriali delle imprese quanto nel difenderci dalle delocalizzazioni che sono due aspetti frapposti alla “ripartenza strutturata” di una politica industriale laziale rilanciata e qualificata che è componente determinante di un nuovo modello di sviluppo nazionale nella dimensione europea.
Per esemplificare si dovrebbe tenere sempre presente che anche le crisi aziendali cumulate e dormienti presso i Ministeri – da anni e mesi – non potranno trovare soluzioni ragionevoli e adeguate in assenza di una “ ripartenza strutturale con il lavoro per settori produttivi” pur rilevando che tutte quelle crisi aziendali coinvolgono non solo i lavoratori e le loro famiglie, per la perdita del lavoro, ma mettono in discussione il destino socio economico di quelle comunità locali territoriali.
Osservo, rilevo e condivido – con le analisi e le conclusioni del Segretario Regionale della CISL Lazio Enrico Coppotelli – che i settori produttivi sono le componenti trainanti delle “filiere manifatturiere” che vanno consolidate strutturalmente mediante partecipazione tra imprese e sindacati, condividendone i contenuti, e tutte mirate a ricostruire – con i presupposti anche delle risorse del PNRR nella dimensione nazionale e la dotazione regionale da 3 a 6 miliardi – una nuova politica industriale italiana e laziale, rafforzata nel secondo posto manifatturiero europeo.
*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Dalla marina di Leporano-Taranto, 1 settembre 2021
In articolo riiflessioni, osservazioni e qualche proposta a CISL LAZIO nel merito dell’articolo di Enrico pubblicato negli ultimi giorni di agosto 2021
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