Die Linke 390 min

 CRONACHE&COMMENTI

Il referendum per il diritto alla casa

di Aldo Pirone
Die Linke 390 minGiovedì scorso l’ufficio elettorale del Land berlinese ha certificato il numero di 259.000 firme raccolte, ben oltre le 175.000 necessarie, per indire il referendum che chiede allo Stato di riacquistare a un prezzo non di mercato le abitazioni dei grandi gruppi privati come Deutsche Wohnen, Ado, Vonovia e Akelius.

La raccolta era stata promossa dall’Associazione Deutsche Wohnen & Co. enteignen per il diritto alla casa e aveva raggiunto il numero record di 350.000 firme, a testimonianza del fatto che il problema degli affitti, in crescita enorme negli ultimi anni (da 5,27 euro a 9,87 euro al mq. escluse le spese), è molto sentito nella capitale della Germania. Una lievitazione dovuta ai grandi gruppi immobiliari che hanno gestito il patrimonio edilizio per arricchire i loro azionisti.

Anni addietro lo Stato-Land aveva svenduto ai privati l’intero patrimonio pubblico abitativo per far fronte ai buchi di bilancio manifestatisi con la riunificazione di Berlino dopo la caduta del muro; un caso classico non di liberalizzazione ma di privatizzazione, nell’era neoliberista, di un bene pubblico costruito con i soldi dei cittadini berlinesi. Secondo gli intenti dei referendari, gli appartamenti, ridivenuti pubblici, sarebbero di nuovo immessi sul mercato immobiliare ad affitti contenuti. A gestirli sarebbe un’istituzione di diritto pubblico amministrata con la partecipazione democratica di cittadini e affittuari il cui statuto contemplerà il divieto di privatizzare gli appartamenti. Il condizionale è d’obbligo perché il referendum non è vincolante amministrativamente né politicamente, anche se fa riferimento a due articoli della Costituzione tedesca. Il 14: “l’espropriazione della proprietà privata può avvenire per il bene comune, se viene pagato un adeguato risarcimento”; e il 15: “la terra, le risorse naturali e i mezzi di produzione possono essere trasferiti alla proprietà comune o ad altre forme di economia pubblica ai fini della socializzazione”.

Nonostante il carattere consultivo del referendum, la sua certificazione da parte dell’ufficio elettorale berlinese è una mezza doccia fredda per il centro e la destra tedesca – dai democristiani della Cdu, ai liberali di Fp fino ai nazional-sovranisti dell’Afdp, – che avevano esultato nell’aprile scorso per la sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe che giudicava “incostituzionale” il Mietendeckel (affitto copertura) varato dal governo Spd-Linke-verdi di Berlino che metteva un tetto agli affitti. Ovviamente il centro e la destra tedeschi hanno osteggiato l’iniziativa referendaria. E il fronte progressista si è diviso: la maggioranza della Spd ha deciso di non sostenerla, i verdi ne hanno condiviso l’obiettivo ma non si sono impegnati. Solo la Linke si è mobilitata a favore. Sta di fatto che i berlinesi saranno chiamati a dire la loro sul problema, ed è sempre bene sentire il popolo anche se a carattere consultivo. Il responso delle urne, previsto per il 20 settembre quando in Germania si voterà anche per le politiche, non potrà non influire politicamente sulla futura amministrazione del Land di Berlino che i cittadini saranno chiamati a rinnovare quest’anno.

Giacché la cosa accade nella patria di Karl Marx, è il caso di dire che se il referendum sarà approvato dai cittadini della rossa Berlino, gli “espropriati potrebbero espropriare gli espropriatori”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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