STORIE DEL FRUSINATE Rubrica
Maria Caniglia. Maria Caniglia importantissima soprano degli anni ’30 e ’40
di Romeo Fraioli
Maria Caniglia è stata una delle più autorevoli interpreti della musica lirica dagli anni trenta agli anni cinquanta. Nacque a Napoli il 3 maggio 1905 da Roberto Caniglia, nativo di Rivisondoli e da Erminia Simonelli di Arce, figlia del notaio Ovidio Simonelli che fu sindaco di Arce in età liberale. Si iscrisse al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli seguendo gli insegnamenti del maestro di canto Agostino Roche diplomandosi nel 1929. Le grandi qualità della sua voce di soprano le consentirono subito di affrontare la carriera teatrale esordendo nel 1930 al teatro Regio di Torino nell’Elektra di Strauss, diretta da Franco Capuana, che intuì subito le grandi possibilità interpretative della sua voce. Da allora fu un susseguirsi di grandi successi che la portarono nei più importanti teatri nazionali tra i quali il teatro dell’Opera di Roma, il teatro alla Scala di Milano, la Fenice di Venezia, il Politeama di Firenze. Nel 1933 si cimentò nel ruolo di Mimì nella Bohème di Puccini al Casinò di Vichy in Francia raggiungendo una maturità vocale che le permise di affermarsi definitivamente alla Scala di Milano dove fino ad allora erano state protagoniste della scena teatrale internazionale le cantanti Giannina Arangi Lombardi, Rosa Ponselle, Claudia Muzio e Bianca Scacciati.
L’avvicendamento fu naturale anche in virtù di una voce che da soprano lirico agli esordi si era andata gradualmente trasformata in soprano drammatico, permettendole di interpretare con grande professionalità le più importanti opere liriche allora rappresentate. L’Andrea Chénier, l’Aida, la Tosca, l’Otello ed altre importantissime opere la videro trionfare raccogliendo i meritati apprezzamenti. Nel marzo 1934 alla Scala si cimentò nel personaggio di Maria nell’opera Maria Egiziaca di Ottorino Respighi suscitando l’entusiasmo dello stesso compositore che era presente in sala.
Ad Arce nel 1934, per opera dell’allora Podestà l’avvocato Virgilio Germani, era stato realizzato il primo piano dell’edificio scolastico con annessa “palestra per la ginnastica”. All’inaugurazione della struttura, proprio per i suoi legami affettivi con la cittadina, presenziò la Caniglia che per l’occasione tenne un concerto.
Si riporta una corrispondenza dell’ottobre 1935 conservata presso l’Archivio storico dell’Accademia Santa Cecilia di Roma da cui si evince la grande considerazione per la presenza della Caniglia nelle manifestazioni canore di musica lirica nazionali dell’epoca:
«Questa Regia Accademia, d’intesa con l’Ufficio Nazionale di Collocamento per gli artisti lirici, si permette rivolgere alla cortesia di codesta Direzione una viva preghiera. La cantante Maria Caniglia già scritturata dal Teatro alla Scala nel mese di dicembre, sarebbe vivamente desiderata da noi per prender parte all’esecuzione della “Passione” di Malipiero e dello “Stabat Mater” di Labroca che avrà luogo il 15 dicembre all’Augusteo. Il maestro Del Campo ha già dichiarato al Maestro Molinari che da parte sua non vi sono ostacoli a permettere che la signorina Canaglia si assenti da Milano nel periodo dall’8 al 15 dicembre, ma naturalmente ha soggiunto che la decisione non riguarda lui ma codesta spett. Direzione. Confidiamo che non vorrete negarci questa prova di cordiale collaborazione fra istituzioni artistiche, tanto più che nessun inconveniente può derivarne alla preparazione delle opere che saranno date alla Scala. In tale fiducia, rimaniamo in attesa di un cortese cenno di assenso, del che porgiamo sin da ora i più vivi ringraziamenti. Con la più alta considerazione il Segretario Generale». (Lettera del segretario generale della Regia Accademia di Santa Cecilia di Roma alla Direzione del Teatro alla Scala di Milano).
Nel 1937 arrivarono le scritturazioni dal Covent Garden di Londra e dal Metropolitan di New York a cui seguirono quelle dei maggiori teatri tedeschi, inglesi e sudamericani. La Traviata, Rigoletto e il Trovatore consacrarono la straordinaria capacità della Caniglia di soggiogare il pubblico anche grazie al suo temperamento impetuoso e convincente.
Nel 1939 sposò il compositore e impresario teatrale Pino Donati, la sua popolarità oramai era giunta ai vertici non solo come artista ma anche come donna. Seguirono le interpretazioni dell’Adriana Lecouvreur, Forza del destino e Manon Lescaut. Nonostante le riserve della critica, volle cimentarsi nel difficilissimo ruolo di Norma di Vincenzo Bellini che interpretò all’Opera di Roma, al Colòn di Buenos Aires, alla Scala e al San Carlo di Napoli. Storica la sua predilezione per Beniamino Gigli, il più popolare tenore dell’epoca con il quale si esibì in circa 500 rappresentazioni in memorabili esecuzioni dei repertori verdiani e pucciniani. Dominò la scena musicale operistica per oltre un decennio come prima donna assoluta, continuando ad esibirsi costantemente alla Scala e all’Opera di Roma che fin dagli anni quaranta era diventato il suo teatro. Oltre a Beniamino Gigli ebbe la fortuna di accompagnare anche un altro tenore allora molto popolare come Giacomo Lauri Volpi. La sua carriera terminò a Il Cairo nel 1959 con un’ultima interpretazione della Tosca. Da quel momento la Caniglia decise di abbandonare le scene e di dedicarsi all’insegnamento. Morì a Roma nel 1979. Nel 2000 le venne intitolato il Teatro Comunale di Sulmona, inaugurato nel 1933, in omaggio alle origini abruzzesi della sua famiglia.
La visita che Hitler operò in Italia nel maggio del 1938, volta al rasserenamento dei rapporti fra Italia e Germania, cadde in un momento storico ben preciso in cui le tensioni fra i due paesi, proprio per l’annessione dell’Austria a quest’ultima, erano ancora piuttosto tese. Il viaggio fu organizzato perfettamente dalla macchina del regime che avrebbe portato il capo del nazismo a visitare Roma, Napoli e Firenze, anche perché pochi mesi prima Mussolini era stato accolto dal dittatore tedesco con tutti gli onori in Germania. Hitler arrivò a Roma la sera del 3 maggio 1938 ripartendo la sera successiva alla volta di Napoli. A Roma fece ritorno il 6 maggio rimanendo nella città Eterna per altri 3 giorni. L’atmosfera di quelle giornate è magistralmente rievocata nel capolavoro cinematografico di Ettore Scola “Una giornata particolare” con Marcello Mastroianni e Sophia Loren.
«L’8 di maggio, dopo un pranzo sul mare presso il parco di Villa Rospigliosi ed una rapida visita al castello di Santa Severa, il corteo rientrò a Roma nel primo pomeriggio per continuare la visita della città in forma privata. Alle 20 Hitler assistette ad una manifestazione della Gioventù Italiana del Littorio che prevedeva anche la rappresentazione di un atto del Lohengrin».
Un’opera il Lohengrin molto bene accetta al Führer che era solito commuoversi fino alle lacrime specialmente in un suo preciso passaggio.
«Il Führer e il Re Imperatore sono giunti in una carrozza reale, sono stati ricevuti ai piedi dello scalone di fronte al clivo dell’Ara littoria dal governatore che li ha quindi accompagnati nel palazzo attraversando il Tabularium. Il loro ingresso nella Sala Giulio Cesare, ove si è svolta la prima parte del ricevimento, è stato annunciato dal suono delle trombe dei corazzieri. (…) E’ iniziato il concerto eseguito dall’orchestra del Teatro Reale dell’Opera. Diretto dal maestro De Fabritiis con il concorso del soprano Maria Caniglia e del tenore Beniamino Gigli. Terminato il trattenimento musicale le personalità sono passate per le varie sale e corridoi e nella sala delle bandiere, dove è stato servito un rinfresco».
Le giornate del maggio 1938 di Hitler in Italia rappresentarono l’ultima tappa di avvicinamento alla futura alleanza che venne firmata esattamente un anno dopo, un’alleanza che si rivelò catastrofe e tragedia per tutto il popolo italiano.