ALLUMIERE: le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici

di Ina Camilli*
Consiglio reg.le LazioL’Amministrazione comunale di Allumiere potrebbe annullare in autotutela il concorso pubblico per l’assunzione di 5 istruttori amministrativi a tempo pieno e indeterminato, concorso che dal mese di aprile scuote le segreterie della politica regionale (una ricostruzione al link https://www.unoetre.it/informazione/cronache-italiane/item/9692-da-grazioso-comune-tutristico-a-centro-della-regione-lazio.html).

La vicenda del concorso ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica l’esistenza di un sistema strutturato di clientele e di regole di gestione del potere partitico, mai veramente scardinato, e che, dopo la lunga stagione di moralizzazione tentata da “Mani pulite”, si è riposizionato con pochi cambiamenti reali.

La Magistratura sta indagando sulla procedura concorsuale di Allumiere, su eventuali vizi e attività illecite, dalla prova preselettiva, dai punteggi, alla firma dei verbali, ai criteri di formazione delle liste di scorrimento degli idonei, arrivati a ben 107 unità.
La scelta dei candidati appare compiuta presumibilmente per logiche di appartenenza partitica e non per merito, considerato il coinvolgimento diretto di alcuni Comuni laziali con una precisa connotazione politica (Ladispoli, Guidonia Montecelio, Monterotondo, Tivoli, Bracciano, Labico), altri indiretto (come Colleferro che ha visto la partecipazione al concorso e alla preselezione della moglie del Sindaco e di un assessore), nonché la stessa Regione.

Tutta la vicenda ha inferto un colpo fortissimo alla già minata credibilità della burocrazia e delle Istituzioni pubbliche. Va ribadito che la rappresentanza ha una legittimazione democratica e va preservata sempre, anche quando si reclama chiarezza.
Il caso Allumiere scoppia nel momento in cui il protrarsi della pandemia ha acuito il problema occupazionale e accresciuto la separazione fra comuni mortali e faccendieri.

Tra il primo sciopero nazionale dei lavoratori Amazon, a marzo, che interessa nel Lazio i magazzini di Passo Corese e Colleferro, lo stallo della ricollocazione di alcuni dipendenti della società regionale Lazio Ambiente spa, il congelamento eterno della vertenza dei disoccupati del frusinate, e l’erogazione delle limitate risorse del decreto Ristori e Sostegni, in questo quadro, la vicenda di Allumiere ha messo in luce che il Consiglio regionale non è estraneo a fenomeni che vìolano il rispetto scrupoloso del principio costituzionale dell’accesso al pubblico impiego tramite concorso pubblico.

Quel concorso, come altri in questo momento all’attenzione della stampa e delle Autorità di controllo (sembrerebbe che nelle ASL RM3, Frosinone e Viterbo sia riscontrabile un sistema parallelo e del tutto simile a quello in atto negli enti locali), è stato interpretato nel senso di conferire agli idonei un accesso privilegiato o indiretto.
Il caso giudiziario di Allumiere e la mancata autoassunzione di responsabilità politica da parte di tutti i soggetti eletti e i dirigenti amministrativi coinvolti ha provocato nell’opinione pubblica un misto di sdegno generale, che non è cessato.
La politica regionale ha tentato di arginare le conseguenze provocate dalla risonanza mediatica del caso e per ridimensionare la penosa vicenda è ricorsa ad alcuni provvedimenti “classici”, peraltro di dubbia efficacia, pur di non affrontare alla radice le cause che hanno generato l’inchiesta.

Il primo provvedimento per fermare l’onda e l’onta dell’imbarazzo sono state le dimissioni spontanee o coatte del Presidente del Consiglio regionale. Buschini non le considera “una resa”, ma possono essere interpretate come una mera ammissione di responsabilità personale.
L’imbarazzo nasce dalla lettera autoassolutoria di Buschini, lettera con la quale si dimette senza chiarire i motivi della decisione e che si possono ricostruire sulla base dello Statuto regionale e di alcuni fatti qualificanti.
Buschini infatti non è solo il Presidente del Consiglio regionale, ma è anche il Presidente dell’Ufficio di Presidenza (un organismo interno equivalente grosso modo al consiglio di amministrazione di una società privata), che ha il compito di assicurare il buon funzionamento dell’Amministrazione interna.

A dicembre 2020 Buschini ha portato in Ufficio di Presidenza la proposta di approvare l’accordo tra il Consiglio regionale e il Comune di Allumiere per l’utilizzo degli idonei delle graduatorie di concorso pubblico.
La decisione – verranno poi assunte 24 unità in Consiglio regionale e in altri enti pubblici – viene adottata all’unanimità e interesserebbe collaboratori di fiducia del Partito democratico, del Movimento 5 stelle e della Lega, i cui componenti in Ufficio di Presidenza, in rappresentanza dei suddetti partiti, non cedono alle pressioni e non rassegnano le dimissioni.

Se si dimettessero perderebbero i vantaggi che derivano dall’essere membri dell’organo economico che esercita i poteri di spesa. E’ infatti l’Ufficio di Presidenza a garantire l’autonomia organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile del Consiglio e ad rassicurare ai gruppi consiliari le risorse necessarie.

Il secondo provvedimento riguarda l’iniziativa di istituire una Commissione Trasparenza e Pubblicità avanzata da Buschini nello stesso momento in cui ha dovuto abbandonare lo scranno presidenziale. Proposta apparsa non solo tardiva ma anche inopportuna, se si considera che proviene da colui che con le sue dismissioni e per Statuto può considerarsi il maggior responsabile dell’inchiesta in corso, in quanto addebitabile al suo operato istituzionale.
La Commissione è stata istituita il 26 aprile 2021 ed ha competenze referenti per assicurare la “trasparenza delle procedure amministrative selettive a rilevanza esterna, quali affidamenti di lavori, servizi e forniture, bandi di gara, di concorso e avvisi relativi all’erogazione di risorse pubbliche”. Per Statuto gli organismi di vigilanza spettano all’opposizione e alla Presidenza è stata eletta Chiara Colosimo.

Il terzo provvedimento è stato assunto dal Sindaco di Allumiere che ha congedato prima della scadenza del termine il Presidente della Commissione di concorso.
I provvedimenti elencati sono obbligati, nel senso attesi dall’opinione pubblica, ma non hanno una forza oggettiva e non modificano lo stato delle cose.

Un altro problema diverso da quello degli idonei di cui si è occupata la stampa e su cui indagherà la Magistratura riguarda il rapporto fiduciario tra il Consiglio regionale, quale organo politico, e il personale di staff esterno, assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.
Gli assunti collaborano direttamente con il vertice istituzionale e non hanno compiti di amministrazione o attività gestionali, bensì sono di supporto per l’esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo, secondo le norme del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali).

Data la natura del rapporto fiduciario, che non esclude l’affinità politica, l’ordinamento regionale non prevede particolari procedure di selezione, richiedendo però al collaboratore il possesso di una adeguata esperienza e formazione professionale.
Il trattamento economico è quello previsto dai contratti collettivi di lavoro e dunque l’ammontare degli oneri delle “chiamate” dirette devono restare nei limiti degli stanziamenti. Il contenimento dei costi del personale è uno dei principi cardine di una sana gestione finanziaria, su cui si è pronunciata anche la Magistratura contabile.

Sebbene sia legale reclutare collaboratori senza particolari formalità procedurali per supportare l’organo politico, il legislatore dovrebbe intervenire al più presto per evitare distorsioni e il ricorso al rinnovo plurimo dei contratti.
Ciò non solo per quel principio di trasparenza cui deve sottostare l’attività della Pubblica Amministrazione ma anche al fine di garantire condizioni di uguaglianza tra candidati, evitare la formazione di precariato istituzionale e impedire che artatamente venga violato il principio costituzionale dell’accesso al pubblico impiego tramite concorso pubblico.

Allumiere non è un caso archiviato e si attendono sviluppi importanti sia sul piano dell’inchiesta sia dal fronte dei candidati, qualora il concorso venisse annullato.

*Ina Camilli, Redazione UNOeTRE.it

 

 

 

 

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Di Ina Camilli

Mi sono laureata in scienze politiche con 110 e ho sempre avuto un interesse speciale per il sociale, ma ho lavorato molto dentro e fuori casa e non ho potuto finora dedicarmi ad altro.Da poco più di un anno sono in pensione, dopo 45 anni di servizio alla Camera dei deputati. Come consigliere parlamentare ultimamente mi ero occupata di progetti di formazione per studenti ed esterni.Tuttavia sono riuscita da più di 10 anni a dedicarmi al volontariato, partecipando attivamente ad aggregazioni civiche di cui curo le pagine fb, i comunicati, la documentazione, ecc.Ho anche partecipato da candidata consigliera e sindaca alle ultime due elezioni comunali di Colleferro, dove risiedo, con liste civiche non apparentate, senza risultare eletta.La mia passione è la natura dove mi piace fare sport. Questa attività richiede disciplina e costanza e praticarla mi impone un po’ di sacrificio per mancanza di tempo.Questo in breve il mio percorso di vita fin qui. Il seguito sarà meglio.

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