CRONACHE&COMMENTI
Maschilismo femmineo.
di Aldo Pirone
Personalmente penso che al progredire della rivoluzione femminile e femminista sia legata una democrazia piena e matura, laica e socialmente avanzata. Non solo in Italia e in Europa ma nel mondo.
Ma tutto ciò che c’entra con l’elezione nel PD di capigruppo donne al Senato e alla Camera? Proprio niente. Qui s’è trattato e si tratta solo dell’astuzia messa in campo da Letta per liberarsi di due uomini, Delrio e Marcucci a diversa gradazione renziana. Più sfumata nel primo, più evidente e conclamata nel secondo.
Ma il renzismo ha forse un sesso? No perché la senatrice Simona Malpezzi che ha sostituito Marcucci che prendeva ordini dal “Bomba” ha le stesse idee del sostituito. Mentre nell’altro ramo del parlamento il tentativo di Letta sta evidenziando qualcosa che è il contrario della solidarietà femminile e femministica: uno scontro piuttosto degradante fra donne, la Madia e la Serracchiani, che dal punto di vista delle idee e posizioni politiche rappresentano ambedue quanto di più stantio e ancien régime pervade quel partito.
Le due onorevoli signore dovrebbero rappresentare una ventata di rinnovamento e, invece, sono espressione di una lotta fra correnti e cordate dirette da maschi che utilizzano donne politicamente compiacenti per occupare spezzoni di potere. Non è qui che nasce il rinnovamento al femminile del Pd, qui rinascono solo le vecchie contese di corrente per i posti di potere, proprio quelle cose che hanno spinto il pavido Zingaretti a “vergognarsi” del suo partito e a scappare e Letta a essere invocato come il salvatore della patria. Madia e Serracchiani non rappresentano il futuro femminista ma il passato e il presente maschilista e correntizio del Pd. Cioè il peggio del peggio, anche dal punto di vista femminile.
Se questo è il rinnovamento di Letta, stanno freschi.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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