IncontroGoverno Sindacati 390 min

CRONACHE&COMMENTI

Proviamo a riflettere su tre segnali che tutti abbiamo visto

di Donato Galeone
IncontroGoverno Sindacati 390 minNei primi quindici giorni di questo mese sono stati lanciati tre importanti segnali che richiamo con brevissime citazioni, fermo restando i nostri comportamenti giornalieri da orientare a ridurre a zero i contagi pandemici del virus sia con una difesa continua personale che verso gli altri – persone vicine – nell’attesa programmata delle vaccinazioni.

Il primo segnale di questo mese è stato quello del 4 marzo di Papa Francesco che, con il suo viaggio in IRAQ, ha voluto sottolineare solennemente di “riprendere il cammino di Abramo, per continuarlo con lo stesso spirito e percorrendo, insieme, le vie della pace”.

Il giorno successivo – 5 marzo – un secondo segnale è venuto dalla Regione Lazio con la sottoscrizione di un “Protocollo d’intesa sulle politiche attive del lavoro” tra il Presidente Nicola Zingaretti, i Segretari Regionali della CGIL-CISL-UIL per i Sindacati dei lavoratori e i Presidenti della Associazioni dei datori di lavoro.

Si è trattato di una specifica intesa tra parti sociali che seguiva altra intesa sottoscritta – da Regione Lazio e CGIL,CISL,UIL nel novembre 2020 – su come “ricostruire il futuro per uno sviluppo del Lazio che non lasci indietro nessuno” – ovvero – intendersi e condividere i primi e decisivi passi “dall’emergenza alla necessità di un nuovo modello di sviluppo” per superare gli effetti sociali ed economici causati anche del Covid 19.

E il 10 marzo sia il Presidente del Consiglio che il Ministro per la Pubblica Amministrazione – con i Segretari della CGIL,CISL,UIL – hanno convenuto e sottoscritto un “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” con l’obbiettivo di elaborare una efficace riforma della pubblica amministrazione orientata verso la ricostruzione economica e sociale del nostro Paese nella dimensione europea.

Riprendo i tre giorni di Papa Francesco in Iraq che sono stati al centro dei commenti non solo tra le religioni in dialogo tra loro – dopo anni molto difficili – ma anche su una complessa questione politica, economica e sociale di un Paese distrutto e in crisi che richiede urgenti interventi solidali altrimenti tutto quel popolo, compresi i cristiani, continuerà ad abbandonare il proprio territorio.

Tutti abbiamo letto e visto i luoghi ascoltando le dichiarazioni di Papa Francesco in Iraq e se non ci fosse stato il Covid, probabilmente, quel popolo in miseria sarebbe sceso manifestante nel centro di Bagdad per protestare contro l’assenza di prospettive politiche economiche e sociali come già avvenuto alla fine del 2019, in tutto il mondo arabo, prima dell’inizio della pandemia.

Quel rischioso viaggio voluto da Papa Francesco è stato definito spirituale e pacifico ma anche lungimirante scegliendo proprio l’Iraq del mondo arabo.

Un luogo in cui il rapporto tra cristiani e mussulmani è considerato nella maniera peggiore sul fronte del dialogo tra religioni, al solo pensare che nel 2014 – il sedicente Stato Islamico – aveva proclamato la nascita del “califfato” con l’esodo forzato dei cristiani.

E la scelta del Vescovo di Roma di andare proprio in IRAQ fa pensare che il richiamo di una tragica esperienza sofferta, in quella terra, avrebbe potuto lasciare una traccia nei cuori della gente rispetto ai pericoli del fondamentalismo e dell’estremismo nel mondo.

Una visione del mondo che – dal 25 settembre 2015 con Agenda 2030 lanciata anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e condivisa da Papa Francesco – dovrebbe essere ricostruito economicamente diverso e immaginato libero dalla paura e dalla violenza, dalla fame, dalla malattia e dalla povertà.

Un mondo in cui ogni Paese dovrebbe godere di una crescita economica duratura, aperta a tutti e sostenibile con un lavoro dignitoso equamente contrattato e partecipato.

Un mondo il cui sviluppo, con l’impiego delle tecnologie sia sensibile al clima, rispetti la biodiversità vivendo in sintonia con l’uomo e la natura.

Un mondo dove la democrazia e il buon governo ad ogni livello dovrebbe favorire, nella legalità e il diritto al lavoro, una crescita economica e ambientale salvaguardata nelle sue dimensioni territoriali locali, con sostegno programmato e condiviso anche delle risorse europee.

Questo immaginario e visionario mondo appare possibile ricostruirlo se riusciamo a comprendere e mettere insieme – “interessi e valori” – sia in continua difesa e salvaguardia della salute e sia esercitando il diritto di accesso alla istruzione primaria e professionale continua mirata verso la ricomposizione e riqualificazione del lavoro nei territori con le “politiche attive in ogni comparto produttivo privato” congiunte alle “innovazioni del lavoro pubblico”.

In sintonia alle indicazioni lanciate dal comunicato sindacale sulla intesa del 5 marzo nel merito della gestione delle politiche attive con Regione Lazio per – CGIL,CISL,UIL – è l’inizio di un percorso formativo, estensivo e generalizzato, verso una “buona occupazione di giovani, donne e persone con disabilità” compresi i disoccupati e i percettori di ammortizzatori sociali.

Un percorso di una intesa sindacale che, oggettivamente, andrebbe “filtrata mediante verifiche puntuali e monitoraggio” sia in fasi operative ex ante emergenza che ex post sui risultati ottenuti per proseguire, coerentemente e congiuntamente, oltre l’emergenza mediante la definizione concertata – delibera DGR di ottobre 2028 – del “patto per il lavoro o piano di sviluppo strategico del Lazio”.

Così come il nazionale “patto per l’innovazione del lavoro pubblico” può essere una esemplare tappa di un nuovo mondo vitale generazionale di rapporto di lavoro anche in forma di lavoro agile (smartworking) sia nei servizi verso i cittadini che diretti alle attività produttive per uno “straordinario rilancio della Pubblica Amministrazione per supportare la creazione di un nuovo modello di viluppo nazionale e laziale”.

Certamente, nei prossimi mesi, saranno concretamente misurati tra Governo e Sindacati dei lavoratori pubblici i livelli di un lavoro professionale necessario per competenze verso alte produttività, equamente regolate e retribuite, per la erogazione di servizi pubblici nella dimensione locale e nazionale oltre che si sarà obbligati anche dai nuovi traguardi europei nel contesto programmatico del Next Generation EU – propriamente – nella specifica gestione condivisa del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR) da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.

Roma, 16 marzo 2021

 

 

 

 

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