Pellizza da Volpedo Il Quarto Stato 390 min

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

Contadini con tanti avvresari, strapparono un risultato positivo

di Romeo Fraioli
Pellizza da Volpedo Il Quarto Stato 390 minE’ nei primi giorni del 1920 che i contadini di Sant’Apollinare danno vita ad una delle prime leghe contadine per il miglioramento delle condizioni del patto colonico esistente. Preoccupato per la situazione dell’ordine pubblico il sindaco Pardi richiede l’istituzione nell’abitato di un posto fisso di carabinieri. Immediatamente sul posto viene inviato un commissario di P.S. con un ufficiale dei carabinieri, 9 militari e 100 uomini di truppa. Da parte sua, il partito socialista invia immediatamente a Sant’Apollinare il consigliere nazionale di Terra di Lavoro Carlo Millo che, preoccupato a sua volta, il 17 febbraio informa la direzione del partito che oltre mille contadini scioperanti si erano scontrati con la forza pubblica ed erano rimasti feriti un maresciallo e un carabiniere. Promotore dell’agitazione era stato, ancora una volta, l’avvocato socialista di Arce Bernardo Nardone che aveva istituito una Lega a cui avevano aderito 200 contadini.

Il quotidiano socialista «Avanti!» il 19 febbraio pubblica il resoconto sullo sciopero dei contadini di S. Apollinare con il titolo “La follia di un maresciallo”:

«Ieri mattina, dopo la proclamazione dello sciopero, i nostri contadini si disponevano a fare una dimostrazione per le vie della città onde reclamare il diritto alla vita così ostinatamente negato dai signorotti locali i quali, col loro contegno reazionario, hanno determinato l’attuale agitazione di piazza. Mentre le due colonne dei dimostranti, quella proveniente dalla sezione di campagna e quella del paese, si stavano congiungendo per procedere unite per la vie del paese, il maresciallo dei carabinieri, seguito dai suoi militi, si è lanciato in mezzo ai dimostranti intimando lo scioglimento della colonna pena arresti, azione di mitragliatrici, ecc. ecc. Ma la folla operaia, che da tempo è indignata contro coloro che le negano i miglioramenti più elementari e più urgenti per vivere, ha resistito alle intimidazioni del poliziotto asservito alla cricca dei signorotti locali ed ha proseguito il suo cammino. Il maresciallo allora ha esortato i suoi militi a dare l’assalto alla bandiera della Lega. Questo suo proposito inconsulto e l’atto provocatore hanno determinato la esasperazione dei dimostranti che si sono serrati, come un sol uomo, attorno al loro vessillo per difenderlo con le unghie e coi denti. E ci sono riusciti. Il maresciallo e due militi nella mischia hanno avuto la testa rotta e sono stati ridotti nella impossibilità di fare uso delle armi che già avevano spianato contro il petto dei dimostranti inermi. Frattanto i propositi più bellicosi di reazione, la più spietata, sono stati fatti dal signor maresciallo il quale vorrebbe operare arresti su vasta scala prendendo per primi i compagni più noti e più in vista del nostro movimento. E’ necessaria la presenza di un compagno deputato».

I socialisti Eduardo Venditti e Carlo Millo, unitamente al segretario della Camera Confederale del Lavoro Gualberto Salonia, denunciarono le intimidazioni che il Procuratore del Re di Cassino esercitava sui contadini, minacciando di estendere l’agitazione nel resto della provincia di Caserta e a quella di Napoli. Inviato sul posto dal Ministero dell’Interno, l’Ispettore Generale di P.S. Di Domenico, dopo aver incontrato il Procuratore del Re di Cassino ed a Sant’Apollinare l’on. Riboldi, socialista, riassume le modalità della vertenza tra i contadini, conduttori di fondi e proprietari:

«Costituitasi, da poco tempo, in S. Apollinare la Lega tra i contadini, alla dipendenza della Camera Confederale del Lavoro della Provincia di Caserta, si determinò un’agitazione fra i conduttori di fondi per la modifica dei patti colonici. Il 25 gennaio l’avvocato Bernardo Nardone, essendo stato proibito dalla locale autorità di P.S. un comizio in piazza, in forza dell’ordinanza prefettizia, che, per lo sciopero dei ferrovieri, vietava qualsiasi pubblica riunione, tenne una conferenza nei locali della Lega dei contadini; conferenza, che, senza dubbio accese maggiormente gli animi e procedette contemporaneamente alla costituzione di una cooperativa agraria. Fallite le prime trattative tra proprietari e conduttori di fondi, imperocché i proprietari, pronti a concedere le richieste circa la mezzadria, il contributo della semenza e l’abolizione delle prestazioni, mostravano l’impossibilità di addivenire alle altre concessioni, il 16 febbraio fu proclamato lo sciopero dei contadini, i quali, nel giorno istesso, si distribuirono per le campagne, imponendo di smettere il lavoro e trascendendo taluni anche a violenze private. Nello stesso giorno, senza preavviso, fu tenuto dagli scioperanti un pubblico comizio, nel quale l’operaio Costantini Giuseppe, lamentando che gli intervenuti fossero pochi, li invitava a promuovere, per il giorno successivo, una riunione di gran lunga più numerosa, per essere pronti a tutte le evenienze. In vista di questi proclami il maresciallo dei Reali Carabinieri De Luca Giovanni della stazione di San Giorgio a Liri ed il Sindaco del comune di Sant’Apollinare si affrettarono a chiedere rinforzi e, in fatto, nel pomeriggio del dì successivo giunsero il vice Commissario sig. Luigi Carulli dell’ufficio di P.S. di Gaeta, 100 uomini di truppa e nove carabinieri. Senonché, alle ore 9 del mattino di quel giorno, si formò un corteo di circa 150 contadini, il quale mosse dai locali della Lega per andare incontro ad un altro corteo di 200 individui che muoveva dalla frazione «Giunture» preceduto da una bandiera, formata da un panno rosso attaccato ad una canna, ed i cui componenti erano tutti armati di grossi bastoni portati ad armacollo ed avanzavano vociando: «Viva lo sciopero». Il maresciallo dei RR. CC., con 4 militi, si pose a capo del primo corteo per intervenire a tempo, in qualsiasi evento; e, quando i due cortei si riunirono, egli invitò tutti alla calma; ma, nell’atto in cui allontanata con la mano la canna della bandiera, che il portatore di essa gli faceva sventolare sul viso – i contadini vorrebbero far credere che egli avesse tentato di strappare la bandiera stessa – fu colpito di bastone alla testa, riportando lesione, giudicata poi guaribile oltre il 20° giorno; mentre altra lesione anche al capo dichiarata guaribile entro il 10° giorno, fu inferta al carabiniere Ghinelli Alfredo. Procedutosi sollecitamente alle operazioni di polizia giudiziaria dal vice Commissario Carulli furono denunziati 57 individui, 11 dei quali potettero essere assicurati alla giustizia, mentre gli altri, postisi in salvo con la latitanza, sfuggirono alle ricerche».

In particolare la Lega rivendicava l’applicazione della mezzadria ai raccolti delle terre ed alla provvista delle semenze; che fossero abolite tutte le prestazioni in polli ed uova, che la consegna del raccolto fosse fatta sui fondi e non alla cassa dei proprietari; che la restoppia, i pennacchi, le spoglie del granone e la paglia, fossero attribuiti esclusivamente ai coloni; e che a beneficio completo dei coloni stessi restassero i prati seminati ad esclusivo bisogno di concime.

Per l’impossibilità di raggiungere l’accordo a causa dell’attribuzione dei sottoprodotti del suolo, si decise per la continuazione dell’agitazione, che intanto incominciava a diffondersi anche in altri centri della provincia come S. Andrea, Valle Fredda e Rocca d’Evandro (contrade Casamarina e Pesce) con pretese più onerose di quelle accampate da contadini S. Apollinare. Anche nel comune di Rocca d’Evandro si recò Carlo Millo, impiegato postelegrafico membro della Direzione provinciale e consigliere nazionale socialista che in una assemblea contadina citò come esempio il movimento rivoluzionario russo e al desiderato benessere che la rivoluzione d’ottobre aveva apportato ai contadini. Per ottenere la liberazione degli arrestati per il conflitto di S. Apollinare intervenne, presso il Procuratore del Re di Cassino, il dirigente socialista della corrente massimalista Ezio Riboldi minacciando l’estensione dello sciopero agrario a tutta la provincia nel caso ci fossero stati altri mandati di cattura.

La sera del 6 marzo 1920 la commissione arbitrale di Sant’Apollinare, formata da contadini e proprietari di fondi del luogo, riusciva a concretizzare l’accordo per i nuovi patti colonici, nonostante la permanenza nel paese di un fermento relativo agli arresti eseguiti e per la preoccupazione per la notizia diffusasi di imminenti e numerosi mandati di cattura. All’accordo avevano contribuito le presenze del prof. Violini Cesare della Confederazione italiana dei lavoratori, del sig. Francesco Falconio del comitato provinciale del partito popolare di Terra di Lavoro e dell’avv. Raffaele Danese della sezione di Cassino di detto partito.

A comporre il dissidio, erano presenti anche tre contadini della lega di Sant’Apollinare, aderente alla Camera Confederale del Lavoro di Caserta ed alla Federazione nazionale dei lavoratori della terra con sede a Bologna. Al patto concordato, in seguito all’intervento personale dell’on. Lollini, che il 7 marzo si era recato a Sant’Apollinare, furono apportate aggiunte in senso più favorevole ai lavoratori.

 

 

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