Storie del Frusinate
Antesignani del “Compromesso storico” dal basso
di Roberto Salvatori
Nel giugno del 1944 a Paliano i vecchi partiti riprendono slancio partecipando attivamente alla vita democratica e amministrativa: Enrico Giannetti fonda la sezione del PCI; la DC, erede del Partito popolare, è guidata da Augusto D’Ottavi; il PRI da Bruno Middei e il PSIUP da Luigi Damiani.
Le amministrative del 1952 il PCI le affronta non con il vecchio simbolo, ma nella lista civica denominata Unione democratica palianese-Rinascita, mentre la DC entra in coalizione con elementi monarchici e missini. Anche alle amministrative del 1956 la DC si presenta in una lista civica, nonostante ciò, il cartello delle sinistre vince le elezioni. Nel giugno del 1959, la segreteria della DC viene affidata al dr. Augusto Pede, giunto a Paliano due anni prima per assumere una delle condotte mediche.
Negli anni ‘60 l’amministrazione di Telesforo Marielli, che non naviga in acque tranquille, si dibatte tra magri bilanci e ristrettezze economico-finanziarie. In quanto comune «rosso», Paliano viene tagliato fuori dai fondi statali che passano per le amministrazioni regionali e provinciali, largamente dominate dalla DC e dai suoi alleati. Il dibattito che si apre all’interno del PCI sulla possibilità di mutare il quadro politico con un’apertura ad altri soggetti fino a ieri ideologicamente distanti, è un un salto in avanti che potrebbe portare ad una crescita a livello amministrativo.
Nel 1964 Marielli scrive al segretario DC: «Egregio dr. Pede, in una riunione comune del gruppo consiliare comunista e del Direttivo […] si è deciso di allargare […] la collaborazione fra i vari gruppi concretizzandola nella partecipazione diretta alla Giunta Comunale. Sulla base di questa decisione pertanto la invito a voler accettare la responsabilità in Giunta come assessore effettivo. Questo nostro invito è diretto a lei personalmente che ha dimostrato di saper lavorare nell’interesse di tutta la popolazione […]».
Pede risponde: «[…] innanzi tutto tengo a ringraziarLa per l’invito […] a voler assumere la responsabilità in Giunta […] Tengo a far rilevare, però, che l’offerta […] è rivolta a me personalmente e non come responsabile politico di un partito che deve assolvere i suoi doveri verso un elettorato. Pertanto, data la mia veste nettamente qualificata, sono costretto a declinare l’offerta pur assicurando che seguiterò a dare, insieme a tutto il gruppo consiliare democratico cristiano, tutta la collaborazione in seno all’Amministrazione Comunale nell’interesse supremo di tutta la popolazione […]».
Questa apertura del PCI non lascia del tutto indifferente la DC, tant’è che Pede si adopera presso il vicesegretario nazionale Giovanni Galloni affinché venisse concesso un contributo al Comune di Paliano. Un secondo tentativo di «compromesso storico» tra PCI e DC viene riproposto prima e dopo le amministrative del 7 giugno 1970. In quella tornata elettorale i comunisti annunciano che il partito «[…] si batterà per un Comune “aperto” alla collaborazione delle forze della sinistra socialista e di tutte le forze democratiche disposte a lottare per una politica popolare […] Ciò noi faremo nonostante che la D.C. invitata prima del voto ad esaminare con noi le possibilità di una collaborazione, abbia declinato l’invito avanzando la ridicola proposta di allargare la collaborazione alle forze di destra […] E ciò faremo soprattutto nei confronti dei compagni del P.S.I. ai quali rinnoveremo l’invito (mai accolto nel passato) di entrare a far parte dell’Amministrazione attiva anche dopo il loro rifiuto a compilare una lista unica di sinistra per queste elezioni […]».
Il consigliere comunista Antonio Suppi propone un incontro tra i due partiti per trovare un accordo per risolvere lo stallo politico-amministrativo. Però, nella lettera che invia al segretario del PCI, il dottor Pede esprime il timore che «[…] portare la crisi comunale sui binari politici di Partito potrebbe complicare, anziché facilitare, una soluzione che porti ad un programma di rinnovamento appoggiato da tutti i cittadini. Ciò nonostante, non ho nessuna difficoltà ad incontrarti per uno scambio di idee […]».
Nella questione si inserisce anche il PSI per bocca del suo segretario Silvio Albanesi, il quale scrive a Pede: «Abbiamo […] esaminato il problema relativo alla costituzione […] di una Giunta […] rispondente alle esigenze di rinnovamento riaffermate con il risultato elettorale del 7 giugno e le varie difficoltà che fino ad oggi hanno impedito una sua positiva soluzione. Consideriamo che uno dei passi più importanti per sbloccare la situazione sia quello di sviluppare un aperto confronto tra le varie forze politiche nella sede più opportuna […] Vi sottoponiamo pertanto questa nostra proposta […]».
Dopo due mesi dalle elezioni non si trova l’accordo sul nome del sindaco, come dimostra la lettera che il segretario socialista Silvio Albanesi scrive al suo omologo democristiano: «[…] in merito alla risoluzione della crisi […] il comitato direttivo del mio partito, investito del caso, ha deciso in data odierna di convergere i voti dei rappresentanti socialisti al consiglio comunale sulla persona del ns. capogruppo On/le Querci invitando pertanto la Democrazia Cristiana a voler, nella seduta consiliare di sabato p.v., dare l’appoggio dei propri rappresentanti, per la nomina a Sindaco nella persona del compagno Querci […]». La battaglia solitaria di Antonio Suppi, che propone un avvicinamento alla DC e l’elezione a sindaco del dr. Augusto Pede non è appoggiata dal partito, anzi. Tuttavia, i comunisti trovano un (mezzo) accordo con i socialisti, dopo che l’on. Querci ha dichiarato di voler rinunciare. Nel consiglio comunale convocato per l’8 agosto 1970, con l’astensione di Querci, i comunisti riescono ad eleggere sindaco Adriano Coccarelli, Pede raccoglie otto voti (sette dai suoi e uno da Suppi) e la Lista civica uno.