PierPaoloPasolini 350 min

Tempo di crisi 

 “Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia…”

di Tania Castelli
PierPaoloPasolini 350 min“Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come.” Pier Paolo Pasolini.

È sconfortante vedere quanto facilmente e velocemente si sia avverata la previsione di Pasolini. Decenni di scandali e collusioni, esagerati privilegi mentre si pretendono enormi sacrifici alla popolazione, leggi ad personam e personalismi narcisistici hanno portato dalla “paura della politica” innescata dalla strategia della tensione tra gli anni ’70 e ’80 fino “all’antipolitica” degli ultimi tempi.

Il motivo di tanta distanza tra Paese reale e Politica va ricercato in alcuni fattori socioeconomici come l’appiattimento economico e culturale delle classi economicamente meno agiate che hanno nuovamente difficoltà ad accedere ai cosiddetti “ascensori sociali”. Ma anche la qualità dell’attuale classe politica e della comunicazione da essa praticata genera disinteresse e diserzione delle urne elettorali. Osservando ad esempio la semplificazione mediatica di problemi complessi per nascondere l’incapacità di esprimere concetti politici ed azioni programmatiche e di governo efficaci, si ha un’idea delle caratteristiche qualitative di alcuni schieramenti, in particolare quelli populisti e sovranisti. Vero è che la legge elettorale in vigore e il sistema delle liste elettorali bloccate portano alla composizione del parterre parlamentare attuale in cui le alleanze programmatiche, lo vediamo proprio nell’attuale crisi di governo, sono talmente difficili da non assicurare stabilità e governabilità al Paese. L’ultima crisi di governo, poi, risulta poco comprensibile ai più sia per una (voluta?) comunicazione poco chiara sia per quel tanto trascurato buonsenso popolare che, in piena pandemia, si aspetterebbe invece stabilità ed efficacia di azione governativa per risolvere le gravi emergenze immediate.

Quali forze è possibile mettere in campo per evitare tutto ciò? Come riavvicinare gli elettori al dibattito politico perché ne sianoCambiamosistema 390 min nuovamente arbitri e protagonisti attivi? Fortissimi segnali arrivano dai giovani, categoria da sempre inascoltata in Italia e invece fondamentale nella società in quanto ne rappresenta la continuità e l’evoluzione futura. I vari movimenti sociali nati proprio tra i giovanissimi e gli studenti danno il polso delle istanze della società che si evolve a cui la classe politica deve porgere ascolto e saper rispondere adeguatamente. Un esempio ne è il movimento ecologista Fryday for Future ispirato da Greta Thunberg, che chiede una controtendenza nei processi produttivi inquinanti, più consapevolezza nei consumi e l’utilizzo di energie a basso impatto ambientale per creare un nuovo sistema sociale più sano e anche più etico. Oppure le proteste studentesche volte al miglioramento del sistema scolastico, universitario e di ricerca al fine di esercitare il diritto allo studio mediante il quale creare una società futura migliore. O ancora la difesa dei luoghi deputati all’arte ed alla cultura che da decenni vengono trascurati e non valorizzati, fino a subire il completo fermo da circa un anno a causa della pandemia. Segnali che la classe politica non sembra cogliere, forse nella errata convinzione di non dover ascoltare chi al momento “non produce” o (peggio) non può ancora votare.

Bene farebbe la nostra classe politica a riscoprire la vocazione di servizio alla popolazione e le forze democratiche e progressiste in particolare dovrebbero ritrovare al più presto unitarietà e forza propulsiva per opporsi al rigurgito destrorso che invece si presenta all’elettorato come la risposta efficace ai problemi nazionali pur essendo strumento degli interessi oligarchici delle lobby che lo sostiene. Per fare ciò è necessario rimettere le persone al centro del dibattito politico, sociale, sindacale e culturale ponendosi innanzitutto in ascolto delle istanze e delle necessità del Paese. Un Paese chiamato presto ad affrontare sfide difficilissime quali ad esempio i rischi dello sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, il risanamento del SSN, la crescita del tasso di inoccupazione e disoccupazione, l’aumento dei “nuovi poveri” o il potenziale calo del gettito fiscale dovuto alla chiusura delle attività produttive ed alla delocalizzazione all’estero.

 

 

 

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Di Tania Castelli

Tania Castelli, 52 anni. Vive e lavora a Roma dove è nata. Lavora presso la Software House SoGeI. È attivista nel banco delle Sardine - in particolare delle Sardine Creative - nel movimento Stati Popolari e nella campagna di sensibilizzazione Italy Must Act per la liberazione dei campi profughi in Grecia e Turchia. Collabora anche con CiesseMagazine.wordpress.com

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