Storie del Frusinate
Perché l’uso delle bandiere rosse nel 1920?
di Lucia Fabi e Angelino Loffredi
L’intervento di Romeo Fraioli pubblicato su UNOeTRE.it di questa settimana https://www.unoetre.it/radici/storie-del-frusinate/item/9159-il-congresso-socialista-di-roccasecca-del-1920.html continua a mantenere un interesse altissimo, sicuramente per le notizie riportate ma anche per le curiosità legate a vicende centenarie (1920) attorno alle quali vedo crescere sempre più una maggiore attenzione. Da questo avvincente articolo riprendiamo una fonte di polizia, che rischia di passare inosservata, e da cui vorremmo avviare alcune considerazioni:
“Il giorno 7 corrente, preceduto da pubblico comizio socialista con intenzione rivoluzionaria, fu iniziato nel Municipio di Roccasecca il congresso socialista. Per l’occasione fu esposta nella Casa Comunale la bandiera rossa. L’elemento locale antisocialista, a grandissima maggioranza, chiese ed ottenne dal Sindaco il ritiro della bandiera rossa e l’esposizione di quella nazionale”.
Il tema che vogliamo sottoporre all’attenzione di chi legge, infatti, riguarda l’uso delle bandiere rosse in sostituzione di quelle tricolori esposte sui palazzi comunali della Ciociaria all’indomani del successo elettorale del Partito socialista in quell’autunno del 1920. Abbiamo individuato alcuni casi che riportiamo:
A Sora, nel corso della prima seduta consiliare, viene approvato un ordine del giorno per adottare la bandiera rossa a simbolo del comune.
Il Messaggero, il 16 novembre 1920 in una breve corrispondenza proveniente da Fiuggi, scrive che la giunta municipale è socialista e che “issano la bandiera dei Soviet al balcone della sede comunale“.
E’ sempre Il Messaggero a riportare che a Ceccano il 4 novembre 1920, l’assessore socialista Leonardo Bucciarelli aveva fatto rimuovere dal balcone del Municipio la bandiera tricolore sostituendola con quella rossa per festeggiare l’anniversario della Rivoluzione d’ottobre. A seguito pero’, di un comizio del conte Domenico Antonelli, dell’avv. Colombo Bonanome, del marchese Adriano Berardi, e del reduce di guerra Michelangelo Buglioni, 20 persone assaltano il comune per ricollocare la bandiera tricolore.
Sono anni in cui nel lessico politico prevale un termine esageratamente utilizzato: rivoluzione. Termine che aveva un riferimento lontano, alla vittoriosa rivoluzione avvenuta nella Russia sovietica, ma che a guardare bene non fu mai ben delineata nella dimensione italiana.
Altre notizie raccolte ci riportano che nel comune di Isola del Liri i consiglieri socialisti rimangono seduti quando il Regio Commissario pronuncia la formula rituale “In nome del Re dichiaro insediato il nuovo Consiglio“.
Da parte delle classi dominanti deve essere ritenuta una situazione estesa e molto pericolosa se per stroncare questi momenti il 2 dicembre 1920 il ministro dell’Interno richiama i prefetti:
”a vigilare e annullare tutte quelle deliberazioni con cui alcuni Consigli Comunali all’atto di costituirsi approvano ordini del giorno inneggianti alla Russia comunista e rivoluzionaria invitando il governo a riconoscere i Soviets.”
L’insieme di tali notizie ci induce a sollevare una necessaria domanda: quale fu l’effetto di quelle Bandiere Rosse fatte sventolare sui palazzi comunali al posto di quelle tricolori? Abbiamo l’impressione che divennero uno strumentale pretesto per nazionalisti e fascisti, per affermare attraverso il tricolore, la loro italianità tentando di far apparire i socialisti un corpo estraneo alla comunità nazionale.
Ceccano 20 Dicembre 2020
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