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Far prevalere in fatto di governance il principio federalista e democratico

di Aldo Pirone
ECB bankUE 390 minIn questa situazione non facile per la pandemia, l’Italia ha la fortuna, tra tanti nani politici, di avere una grande statista: Giorgia Meloni, anche se disgraziatamente all’opposizione. Giacché si discute della riforma del Mes non ha mancato ieri di far sentire la sua voce cristallina su “Il Messaggero”. “Dire di sì alla riforma del Mes – ha sentenziato – significherebbe consegnare definitivamente la sovranità italiana ai diktat europei e utilizzare i soldi degli italiani per salvare le banche tedesche”. Ovviamente la sua è la solita bufala. Mercoledì prossimo, infatti, il governo, se ce la farà, deve solo chiedere al Parlamento di non mettere il veto alla riforma del Mes che i 19 paesi che lo gestiscono (area euro) con un principio di governance intergovernativa stanno mettendo a punto da alcuni anni. Anche il governo con Salvini vicepremier non ne bloccò l’iter. L’Italia è l’ultimo paese a dare il via libera alla riforma che il Parlamento sarà poi chiamato a ratificare in via definitiva agli inizi del 2022.

La statista della Garbatella, Giorgia Meloni, ridimentica di dire – lo aveva già fatto ripetutamente e ripetutamente sbugiardata – che chi dette per primo il via libera al Mes primigenio fu il governo Berlusconi nel 2011 di cui lei era ministra della gioventù. Tra parentesi non si ricordano di quel governo particolari leggi, decreti, Dpcm, circolari ministeriali di qualche peso in favore dei giovani, salvo gli interessamenti di Berlusconi per ragazze a pagamento da coinvolgere nelle “cene eleganti”, le compiacenti Olgettine e la nota minorenne nipote di Mubarak. Poi non dice che il Mes non è obbligatorio prenderlo, tanto è vero che l’Italia non l’ha mai richiesto, neanche ai tempi del governo Monti. Men che meno ha intenzione di avvalersene il governo Conte. In Europa solo Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro e Grecia se ne sono avvalsi quando vigeva l’arcigna politica dell’austerity di marca tedesca. La Grecia, com’è noto, fu massacrata dalle regole del Mes, gli altri se la sono cavata a suon di sacrifici imposti ai più deboli. Dire, perciò, come fa la leader di FI, che la sovranità italiana sarà consegnata “ai diktat europei” onde “utilizzare i soldi degli italiani per salvare le banche tedesche” è semplicemente una bugia calunniosa. Serve a premere sul M5s per aumentarne la confusione, sperando che i mal di pancia diventino mal di testa e permettano a lei, al suo sodale Salvini, a qualcuno (Renzi) della maggioranza oltre al vasto mondo di lor signori e dei loro house organ mediatici di avere come dono di Natale la caduta di Conte.

Ciò significa che la riforma del Trattato Mes va bene? Niente affatto. E non certo per le ragioni e le bugie dellameloni salvini 250 min Meloni. Il Mes rimane uno strumento sbagliato e del tutto anacronistico, ancor più oggi in tempi di pandemia. Va semplicemente abolito e il suo capitale, sottoscritto dai paesi dell’eurozona, trasferito, se possibile, nel Bilancio europeo a gestione comunitaria. Ma questo è un processo i cui tempi vanno rapportati alla lotta in corso nella Ue per una nuova politica economica solidaristica, emblematizzata dal Next Generation Eu (Recovery fund) e dalla conseguente battaglia per far prevalere in fatto di governance il principio federalista e democratico su quello intergovernativo e confederale, “estremo rifugio – per parafrasare Samuel Johnson – delle canaglie” sovraniste tipo Orbàn.

Oggi sul “Sole 24 Ore” a tratteggiare oggettivamente i contorni e la sostanza dello scontro in atto è il professore Sergio Fabbrini. “L’Unione europea (Ue), in pochi anni, è passata attraverso due crisi con drammatiche implicazioni finanziarie, la crisi dell’euro (all’inizio dello scorso decennio) e la crisi pandemica (all’inizio dell’attuale decennio). Le due crisi sono state affrontate con due paradigmi diversi. La crisi finanziaria con un paradigma intergovernativo, la crisi pandemica con un paradigma federale. […] Insomma, il Mes riflette la logica intergovernativa, NG-EU quella federale. Le due logiche sono destinate a convivere. Occorre costruire alleanze per rafforzare la seconda e indebolire la prima. Il nostro Parlamento potrebbe approvare la riforma del Mes, accompagnando il voto con una dichiarazione critica nei confronti della sua logica intergovernativa e un impegno a trasformare NG-EU nel precursore dell’unione fiscale. I buoni compromessi aprono generalmente nuove prospettive”.

Ma la Meloni che ne sa. E’ troppo difficile, meglio le bufale.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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