economy of francesco 390 min

Il Lavoro secondo Papa Francesco

 Assisi. Papa Francesco ha parlato a economisti e imprenditori

di Donato Galeone
economy of francesco 390 minIl primo maggio 2019 il prete gesuita – italo argentino e Vescovo di Roma dal 2013 col nome di Papa Francesco – con una lettera personale indirizzata “ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” chiede di incontrarli in Assisi, stare insieme, conoscerli e dialogare a “fare un patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani: occorre rianimare l’economia. Una economia diversa – sottolinea Papa Francesco nella lettera – quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

L’incontro di Assisi fissato per fine marzo 2020 è stato rinviato più volte, causa forza maggiore pandemia mondiale, si è svolto nei giorni 19-21 novembre 2020 – non in presenza ma con dirette e collegamenti streaming tra 115 Paesi partecipanti e sui grandi temi essenziali dell’economia di oggi e di domani quali, essenzialmente, il lavoro e l’impresa in trasformazione, la finanza e la giustizia, le disuguaglianze sociali e le povertà.

Numerose le adesioni, oltre 2000, tra giovani ricercatori e dottorandi di ricerca, di imprenditori e imprenditrici e dirigenti di azienda che si confrontano e si domandano, con le loro idee sul mondo del XXI secolo, “cosa significa costruire una economia nuova a misura dell’uomo e per l’uomo” per condividere un “patto” con Papa Francesco che è “impegno solenne mirato a cambiare l’attuale economia e dare un’anima alla economia di do-mani”.

In questi giorni l’evento di Assisi, con i giovani economisti di cinque continenti del mondo di età non oltre 35 anni, è stato definito storico in quanto quell’incontro e quelle tematiche – dal lavoro alle disuguaglianze sociali – hanno inteso e intendono parlare a tutti e penso che tutti devono sentirsi coinvolti e partecipi di un “cambiamento” che passi dalle parole alle azioni “incidendo concretamente nelle città e università, nel lavoro e nel sindacato, nelle imprese e nei movimenti, negli uffici pubblici e privati” ha esortato Papa Francesco con il suo telemessaggio del 21 novembre 2020.

A mio avviso alla esortazione di Papa Francesco sia la politica nazionale che locale non dovrebbe rispondere al “cambiamento” soltanto con gli annunci ed i ristori necessari all’emergenza sociale, considerando l’attesa del mutamento non con un volto noto e arretrato della politica, ma sulle reali condizioni economiche e del lavoro nell’orizzonte temporale. Un volto che appare restringersi pur affermando di volere “progettare il futuro”.

Di fatto ogni sforzo decisionale della politica e del governo nazionale e locale sembra servire – al più ed oggi – per scombinare e ricomporre equilibri e qualcosa del presente e nulla del futuro prossimo.

Ma i giovani, non solo economisti e persone provenienti da 115 Paesi dei cinque continenti propongono – responsabilmente e fattivamente con la loro vita quotidiana – di volere cambiare l’economia interagendo nel sistema economico con altre persone in modo più inclusivo, sia “per coniugare il lavoro con la cura degli affetti, individuali e famigliari ma anche per l’ambiente e la natura da salvaguardare”.

Cambiamento dell’economia, quindi, che riguardi le persone con forme di “inclusione universali” mediante possibilità estesa di lavoro che – pur flessibile ma non precario e con orario ridotto a parità di salario contrattato e partecipato – “ricostruisca un mondo dell’economia dove le risorse possano essere utilizzate per il bene dei tanti e non dei pochi”. Viene rilevato, tuttora, che l’1% della popolazione mondiale possiede due volte quello che possiede il 92% dell’umanità e che si lascia morire un bambino ogni sei secondi per fame e mancanza di cure ( dal documento redatto per Assisi del 21 febbraio 2020 coordinato da Jean Fabre, francese e svizzero, membro della Task Force dell’ONU per l’economia sociale e solidale).

Proprio in quel documento riemerge che “l’economia non è una cosa astratta, al di sopra di noi e al di fuori della nostra portata. Essa è costituita da tutte le attività di produzione e degli scambi di beni e servizi che possono essere negoziati, ceduti o comprati. Noi, tutti, siamo attori economici attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente ed a volte spinti dalle necessità”.

Viene indicato anche in quel documento orientativo delle conclusioni di Assisi – quale inizio di un processo da verificare puntualmente in autunno 2021 – entro cui tutti noi abbiamo un ruolo attivo da svolgere a qualunque livello nel “riprogettare” ogni modalità in cui viviamo, produciamo, scambiamo e consumiamo nei territori sia come persone che quali imprenditori, amministratori privati e pubblici, responsabili politici e sindacali di parti sociali per condividere e sfide dell’economia, partendo con il “pensiero e l’agire economico” basato sul principio della sostenibilità integrale del  “lavoro, salute a ambiente”.

Sono i tre nodi resi più gravi dalla pandemia Covid-19 che tende ad aumentare le disuguaglianze sociali e che richiede necessarie volontà politiche ed immediate buone idee progettuali, mediante risorse disponibili e condivise, comunicando il “come e quando renderle esecutive realizzandole nei territori e in tempi certi programmati”.

Roma, 30 novembre 2020

 

 

 

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