Tabacchine essiccatoi 350 min

 

 

di Maurizio Cerroni
Tabacchine essiccatoi 350 minCampi coltivati e terreni arati, le piante del tabacco in fiore caratterizzavano la valle del Sacco. Erano molte le donne impegnate nella coltivazione del tabacco; alcune si muovevano con i bus che collegavano i diversi comprensori. La libertà femminile passava anche attraverso la bicicletta, pedalavano da sole e molte la usavano come mezzo di locomozione per arrivare sul posto di lavoro. Quindi, la bici, il lavoro, il fatto di spostarsi autonomamente, per le donne è un segno di emancipazione e libertà. Poi il duro lavoro, le fatiche, con il volto delle donne solcato dalla stanchezza e bruciato dal sole. Con l’istituto di una concessione, lo Stato autorizzava il privato, sotto rigido controllo della Guardia di Finanza, alle operazioni di semina in semenzaio, essiccazione delle foglie, cernita, classificazione e imballaggio. Il Monopolio di Stato acquistava dagli agricoltori l’intero raccolto annuo e lo smistava alle diverse Manifatture Tabacchi dislocate sul territorio nazionale, preposte alle lavorazioni successive fino al confezionamento della sigaretta finita. Questo per capire le norme giuridiche che regolavano l’attività del tabacco in Italia subito dopo la guerra. I lavori più duri avvenivano nei campi, dove si coltivava e raccoglieva il tabacco e venivano perpetrate condizioni lavorative di sfruttamento, salari bassi verso una occupazione prevalentemente femminile; ma a queste condizioni le donne si ribellarono. Venne organizzato lo sciopero delle tabacchine, con alla testa il giovane Angelo Compagnoni, da poco nominato segretario della Cgil di Frosinone. Ricorda A. Loffredi: “Sempre nel febbraio del 1949 qui a Ceccano ci fu lo sciopero delle tabacchine.Tabacco Essiccatoi Ceccano 350 min Chiedevano 315 lire di aumento al giorno. Come al solito, ci furono da parte della polizia interventi e provocazioni. Sei operaie vennero arrestate,ma successivamente rilasciate. Il fatto veramente importante fu che le richieste rivendicative vennero tutte accolte dalla direzione aziendale”.

Ancora oggi ci sono segni evidenti di manufatti per la lavorazione del tabacco nel territorio tra Ceccano, Frosinone e Patrica, Supino, Via Tamocella, Patrica. Sempre nel territorio di Patrica c’è un grande pozzo con motore idraulico e grandi pale che sviluppa energia eolica, molto interessante, affiancato da un fabbricato del 1800: la signora Pelosi conferma che dal pozzo veniva tirata fuori l’acqua per irrigare parte dei campi coltivato a tabacco in quella fattoria. La zona di Ceccano, ai confini con Castro, era interessata alla coltivazione di tabacco, dove l’attività era portata avanti dalle famiglie Pizzuti, Compagnoni, Masi, Bragaglia, Colapietro. Era presente un opificio, caratterizzato dal tetto con tanti comignoli per la fuoriuscita dei fumi dei forni, nella zona della Maiura località ponte S.Marco (costruito dalla Federconsorzi sotto il rigido controllo del monopolio, subito dopo la seconda guerra mondiale). Qui veniva stoccato, lavorato, essiccato il tabacco, di specie Erzigovina e Burley, ottimo per le sigarette. L’opificio venne abbattuto negli anni ‘70. Un altro deposito tutt’oggi visibile, uno stabile a tre livelli con forni per essiccare. Altri terreni interessati alla costruzione del tabacco sempre nel Comune di Ceccano nella zona della Botte, terreni del Conte Gizzi e di Lallo Sindici. Ancora, si coltivava per conto del consorzio nella proprietà di Bovieri “Sor Nino”, lungo il corso dei fiumi Sacco e Cosa. A Frosinone, un impianto per l’essiccamento era ubicato nella parte bassa, della ditta Gotti; uno in via Casilina nord, un altro manufatto del Monopolio dello Stato nel quartiere Giardino.

Voglio ricordare Rina Faraone, moglie di mio zio Salvatore, che per prima mi parlò dell’attività del tabacco, del lavoro stagionale che la impegnava durante il periodo estivo all’interno dello stabilimento. Ci sono tante testimonianze viventi sul territorio, come Marianna Ciotoli che a 14 anni iniziò a lavorare al tabacchificio della Famiglia Rossi; dalla contrada Pantano ogni mattina si recava nello stabilimento di Faito percorrendo una strada nel bosco e attraversando un torrente. La sua famiglia piantava il tabacco, Giovanna e Vincenzo Ciotoli rifornivano il tabacchificio. Marianna era addetta alla cernita dei colori delle foglie rosse /bianca/nera/, seduta su una sediola con una tavoletta di legno, prima di dividere per foglie rotte e foglie intere, fino a fare gli imballaggi. Oggi Marianna Ciotoli ha 84 anni. Poi, ho avuto un incontro molto interessante in casa di Maura Angelina. La sua attività con il tabacco, con la sorella Maura Palma, era iniziata a 13/15 anni. Dice che numerose donne ceccanesi lavoravano il tabacco. Facevano il ciclo completo, dalla semina al raccolto, all’essiccamento. Una attività di cui è orgogliosa ma che era molto dura per il caldo emanato dai forni e perché nella stagione estiva si arrivava fino a 12 ore lavorative. Lavoravano per conto del Consorzio, dagli anni ‘50 agli anni ‘70, con un regolare contratto di lavoro. C’erano maestranze qualificate per la cernita e per le caldaie. Angelina mi ha parlato di due figure importanti. Luigi di Pofi detto Gigetto, facente funzioni di ragioniere, cognato di Don Antonio Piroli, che ha continuato l’attività lavorativa con la Coldiretti. E il capo squadra Rocco Compagnoni, fratello del senatore A. Compagnoni, che ha proseguito l’attività nella Confcoltivatori con attività di patronato a favore dei contadini. Altri ricordi: Ricci Filomena e Domenica, Villani Cristina che veniva da Lecce, la madre del ex Sindaco di Ceccano Antonio Ciotoli, Rosa Bruni – madre dell’assessore del Comune di Ceccano Stefano Gizzi, con una esperienza lavorativa nel tabacchificio Rossi. Molte erano le donne che lavoravano il tabacco a Ceccano, tante di loro abitavano nella dorsale lungo i fiumi Sacco e Cosa nelle località della Maura, Cantinella, Colle S.Paolo, valle Fioretta, Pantano, nella zona della Botte.

La produzione di tabacco nella valle del Sacco nel passato è stata una attività importante nel sud della provincia di Frosinone, a Pontecorvo, a partire dal 1930 e ancora presente (da segnalare, il Museo del tabacco S. Oliva). Nella provincia di Latina, a Cori, già nello stato del Vaticano, era cominciata la coltivazione di tabacco nel 1800, con la specie Moro – tabacco pregiato, portato a Lucca per la produzione limitata del sigaro Moro. In Europa il tabacco arriva dalle americhe nel 1518 dai coloni Spagnoli. In Italia nel XVI secolo, coltivato dai monaciTabacchine Centridiavorazione min Cistercensi e Benedettini nel Lazio. Non è casuale l’attività del tabacco nelle due enclave, nel territorio Borbonico ma sotto il controllo della chiesa, a Pontecorvo e Benevento. Le prime coltivazione in Toscana da parte della famiglia Medici, poi in Umbria e Veneto. Nel XVIII secolo, sul tabacco c’era un regime fiscale di monopolio, per la coltivazione, per la trasformazione e la vendita. Nel territorio di Ceccano si coltivava l’Erzegovina e il Brayt. In un documento consultato, viene riportato della coltivazione di tabacco da fiuto, e che nella provincia di Frosinone si produceva il Kantuchy, richiesto dalla manifatture per la produzione dei sigari; infatti, buona parte di quella produzione veniva venduta alla manifattura del sigaro Toscano. C’era una buona produzione della specie Burley, tabacco per sigarette. A Ceccano la coltivazione del Virginia Bright e di piccole quantità di Dark Virginia. Piante alte fino a 2 metri, con 30/35 foglie. L’incrocio del Virginia Bright americano con l’Erzegovina Stolak aveva dato origine al Bright Italia, un tabacco adatto alle diverse zone di coltivazione (dalle nostre ricerche si evidenzia che era questa la coltivazione più importante nella valle del Sacco).

Nel 1970 entrò in vigore il Regolamento CEE che rendeva libera la coltivazione del tabacco, non più sottoposta alla regolamentazione del regime di monopolio. Si entra nel mercato libero con concorrenza nella produzione e nella vendita. Cambiano i costumi e consumi, e si registra una grave crisi del settore del tabacco in Italia. Già negli anni ‘50 il mercato del tabacco era cambiato radicalmente: dal sigaro a favore delle sigarette, e tabacchi dolci e raffinati (90% sigarette, 5% sigari). Poi, giustamente sono intervenute leggi e spot contro il tabagismo; col mercato libero in Italia ci sono stati ingenti investimenti delle multinazionale del tabacco, come la Philip Morris. Ancora oggi l’Italia è il principale produttore europeo di tabacco nell’Unione europea. E fa da padrone la Campania che da sola produce il 50% della produzione nazionale. A Caserta si si coltiva il Burley che è apprezzato per le sue caratteristiche aromatiche.

Il viaggio è finito. Spero che l’attività di ricerca continui, che si possono realizzare progetti di recupero di vecchi manufatti e memorie di lavoro della nostra terra. Parlo di progetti attivi predisposti da parte degli Enti Locali. A proposito di tabacco e fumo, la Signora Rossi ha vissuto fino a 103 anni. Ho chiesto e ho avuto la conferma che non ha mai fumato.

Chiudo questa ricerca con un invito: Not Smoking!

 

 

 

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