Per la rinascita del Frusinate
Partecipazione e movimenti, quel qualcosa che non ci fa tornare alla “normalità” di prima.
di Alessandro Mazzoli
L’appello promosso da Alteri, Galeone, Notarcola e Pellecchia, cui ha aderito anche UnoeTre.it, e che in questi giorni sta raccogliendo molte sottoscrizioni, ha il merito di aprire una discussione non più rinviabile e di richiamare forze politiche, sociali e sindacati ad assumersi le proprie responsabilità per il bene di tutti.
La pandemia da coronavirus ha devastato e sta devastando il mondo intero e, contemporaneamente però, ha acuito e ingigantito tutte le contraddizioni che già esistevano prima. Prima, si. In quel periodo che ormai chiamiamo tutti “normalità” ma che tanti problemi conteneva dentro di se. Tre fra tutti: la crescita delle disuguaglianze sociali, la perdita di potere contrattuale del lavoro e dei lavoratori e il cambiamento climatico. Ecco ora queste contraddizioni sono diventate più grandi e più insostenibili anche perché gravate da una crisi sanitaria senza precedenti.
È chiaro, quindi, che soltanto un intervento pubblico di grandi dimensioni, e su scala sovranazionale, può consentire di affrontare i problemi aperti e riaffermare una nuova e più giusta gerarchia di valori. Naturalmente sempre a patto che si sappia cosa fare con queste risorse.
Sicuramente uno degli esempi più significativi di intervento delle istituzioni pubbliche per fronteggiare gli effetti della pandemia è quello dell’Unione Europea che è stata capace di reagire mettendo in campo un ventaglio di misure a protezione del tessuto sociale, economico e produttivo europeo ma anche individuando alcuni filoni strategici per investimenti a medio e lungo termine.
Il più innovativo intervento dell’Unione Europea è senz’altro il programma europeo Next Generation EU, comunemente detto Recovery Fund, che è uno strumento per sostenere l’economia del Vecchio Continente e quella dei singoli Paesi più colpiti dalla crisi del coronavirus.
E’ un piano da 750 miliardi di Euro così suddivisi: 390 mld di sovvenzioni, 360 mld di prestiti.
L’insieme di queste risorse potranno essere utilizzate sulla base di tre filoni principali: sostenibilità ambientale; digitalizzazione, innovazione, produttività; equità, inclusione sociale. Ferma restando l’attenzione dei singoli stati alla stabilità macroeconomica.
All’Italia spettano 209 miliardi di Euro così ripartiti: 81,4 mld di sovvenzioni, 127,4 mld di prestiti.
Aver ottenuto questa grande mole di risorse (siamo il primo paese beneficiario) è senz’altro un successo della diplomazia italiana che ora, però, impone all’intero paese di essere all’altezza di quanto ottenuto. Bisognerà utilizzare al meglio le risorse del programma.
Il Governo italiano ha già stilato alcune linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza necessarie per l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. Gli obiettivi salienti sono: Digitalizzazione, innovazione; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per la mobilità; Istruzione e formazione; Equità, di genere e territoriale; Salute.
Nelle prossime settimane il Governo presenterà progetti specifici coerenti con le line guida e con le indicazioni europee.
È fondamentale che i territori si preparino per cogliere queste opportunità. Per farlo bisogna favorire un’informazione diffusa su cos’è il Next Generation EU; attivare un dibattito pubblico per sensibilizzare e costruire consapevolezza sugli scenari futuri; sollecitare la costruzione di reti di interesse, innanzitutto le principali: reti istituzionali (Enti Locali, Università, ASL, Direzione scolastica), reti imprenditoriali, reti politiche e sociali (partiti, sindacati, associazioni, ecc.). Si tratta cioè di costruire una vera e propria mobilitazione che sappia guardare ai prossimi venti o trent’anni ragionando e pensando ad un vero e proprio sistema territoriale per esaltare le vocazioni esistenti e immaginare vie di sviluppo rafforzando i livelli di cooperazione e condivisione.
Nei mesi scorsi in provincia di Viterbo è stato avviato un percorso del genere. Nel mese di luglio CGIL, CISL e UIL hanno promosso una iniziativa unitaria presentando una vera e propria piattaforma per lo sviluppo locale e, nei mesi successivi altre organizzazioni come Unindustria, Federlazio, LegaCoop e ANCE hanno proposto i loro punti di vista consentendo di rendere pubblica una elaborazione molto interessante e utile alla individuazione delle priorità per il futuro. E’ soltanto un esempio, e ce ne potrebbero essere altri, di come, pur dentro una fase difficilissima, è possibile, anzi, è necessario recuperare un protagonismo dal basso che è una delle chiavi fondamentali per reagire e per cambiare.
Tutto questo perché il fatto che arriveranno molte risorse non significa che automaticamente ci saranno benefici diffusi in grado di rilanciare una crescita equilibrata e favorire nuova occupazione. Sarà indispensabile che i territori condividano al loro interno le scelte veramente qualificanti e innovative capaci di generare l’apertura di cicli virtuosi per riqualificare le aree urbane, per rendere più efficienti e meno impattanti le attività produttive, per diversificare ed incrementare le opportunità di lavoro, per migliorare i servizi pubblici e di protezione delle persone e per valorizzare le vocazioni territoriali.
È una sfida impegnativa che vale la pena di essere affrontata chiamando le comunità locali a dare il loro contributo. La partecipazione potrebbe essere quel qualcosa che non ci fa tornare alla “normalità” di prima.
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