Per la rinascita del Frusinate
Il territorio e il suo ambiente
di Nadeia De Gasperis
La chiusura dei mesi primaverili ha sottratto a tutti, ma soprattutto ai più giovani, in particolare ai bambini, tempo prezioso per stare all’aperto, con i propri coetanei, il tempo del divertimento e della conoscenza.
Sicuramente la proposta dei temi dell’Educazione ambientale, della sostenibilità, della conoscenza del patrimonio culturale, insiti nella concezione di cittadinanza globale, saranno da stimolo, soprattutto nelle giovani generazioni. Lo stimolo a conoscere il territorio come uno spazio di vita naturale e sociale, vissuto con la consapevolezza del quotidiano esser parte di una comunità, locale e globale.
Abbiamo assistito, prima dell’emergenza sanitaria, proprio da parte dei ragazzi, quasi come una profezia, alla mobilitazione internazionale delle nuove generazioni in difesa dell’ambiente. Uno dei movimenti più interessanti e vivi degli ultimi decenni.
I temi dell’ambiente, come altri temi sociali, hanno bisogno di avere una condivisone e costituiscono oggetto di riflessione collettiva e continuativa.
L’estate, che ci ha dato un po’ di respiro, è stata l’occasione per promuovere iniziative all’aria aperta, di turismo consapevole e sicuro, sia da parte di associazioni che di singole guide ambientali e turistiche. Questo ha portato alla riscoperta delle aree naturali protette. Mai come la scorsa estate, il Parco nazionale d’Abruzzo ,Lazio e Molise, ha ritrovato una fruizione massiva che non conosceva da molti anni. Così è accaduto per le aree naturalistiche di tutto il Paese.
Nella provincia di Frosinone, la Riserva di Posta Fibreno ha registrato visite da record. Famiglie, gruppi organizzati, hanno raggiunto la riserva per trascorrervi la giornata, fare una scampagnata o partecipare da protagonisti a eventi di educazione ambientale.
Anche la Regione Lazio, nell’ambito delle iniziative “Vivi i parchi del Lazio”, promosse “nel rispetto delle regole ma senza privarsi del divertimento e della spensieratezza” (cito testualmente), ha organizzato una serie di iniziative sul posto volte alla educazione e divertimento nella conoscenza dell’ambiente.
Di certo il criterio di attribuzione dei bandi si è svolto con un iter regolare. Eppure nessuna associazione del territorio ha aderito al progetto. Non so se per mancanza di comunicazione, mancanza di requisiti di idoneità, per scarso interesse o per qualsivoglia ragione.
Se è vero che la salute viene prima di ogni interesse economico, è altrettanto vero che la salute dell’ambiente viene prima di ogni necessità di divertimento.
Una conoscenza del territorio, soprattutto se stiamo parlando di delicati ecosistemi, delle loro risorse, delle potenzialità e fragilità, è assolutamente necessaria per garantire una fruizione turistica nel rispetto dei suoi equilibri.
La riserva, manca di una direzione scientifica, ed è gestita dalla stessa amministrazione comunale. Si avvale, però, della competenza dei guardiaparco e della loro profonda conoscenza del luogo. Eppure nel corso delle iniziative promosse da regione Lazio, sembra che neppure questi ultimi siano stati presi in considerazione. A ogni tornata elettorale, la riserva è stata ragione di rilancio dei temi ambientali, con promesse di interventi infrastrutturali, sensibilità naturalistica ecc., insomma la passerella ideale per dirsi “smart e green”, come va di moda da qualche anno per banalizzare concetti importanti. Promesse che sono annegate nelle profondità del lago non appena si sono spenti i riflettori propagandistici.
Ecco dunque che durante le giornate di “vivi i parchi”, in maniera sconsiderata, è stato concesso di fare gite in barca nel delicato periodo della riproduzione. Ricordo che la fauna acquatica migrante e svernante che abita la zona umida nidifica proprio a pelo d’acqua.
Allora per proteggere l’ambiente non dobbiamo frequentarlo? Certo che no, anzi. Dobbiamo semplicemente affidarci a chi ne sa più di noi, oggi come sempre, riempirsi la bocca di green economy, di conservazione dell’ambiente, e di sostenibilità senza conoscere profondamente i meccanismi di un ecosistema, porta solo danni. La pandemia e le tante catastrofi che hanno duramente messo alla prova i nostri territori dovrebbero averci insegnato molto
Se è vero che l’assistenzialismo sganciato da rilancio a lungo termine del lavoro con politiche attive, è solo dannoso, è vero che ogni forma di promozione, sia quella dell’ambiente, della mobilità, ecc., senza seri progetti a lungo termine, che non siano solo volti al rilancio dell’economia che gira intorno allo sviluppo sostenibile, ma che tenga conto delle fragilità del nostro d territorio e dei suoi ecosistemi, non paga.
Ritengo, dunque, che le scelte calate dall’alto, con interventi di corto respiro, che non intercettino sul territorio una sovrastruttura fatta di reti, operatori del settore, associazioni, comunità scientifiche, relazioni, rimangono fini a se stesse e non possono consolidarsi in progetti futuri duraturi nel tempo, oggi come sempre.
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