Amazon ambienti lavoro 6 con logo 370 min

 Amazon Colleferro con i nostri occhi

Work hard. Have fun. Make history: Lavora duro. Divertiti. Fai la storia.

di Ina Camilli
Amazon ambienti lavoro 6 con logo 370 minLunedì 5 ottobre 2020 Amazon ha inaugurato il suo Centro di stoccaggio a Colleferro e ha invitato la stampa a visitare il Polo logistico. Ovvi i motivi di questa apertura verso l’esterno da parte di una importante multinazionale del profitto, in contrasto con la chiusura ermetica del Comune ospitante, dove il dibattito pubblico, in aula consigliare e nelle piazze, non è mai cominciato.

Dalla primavera dello scorso anno, da Contrada Fontana degli Angeli, a pochi passi da colle Rampo, abbiamo seguito dall’esterno quello che avveniva: abbiamo visto arrivare la prima ruspa e uscire, oggi, l’ultima macchina di rappresentanza delle Istituzioni nazionali, regionali e locali.

Lunedì è stata la nostra prima volta dall’interno: non potevamo mancare e vogliamo raccontarla con l’intento di fornire su questa operazione “trasparenza” un punto di vista non solo su Amazon ma sul tormentato contesto sociopolitico.

Perché aprire a Colleferro, a fianco della discarica di colle Fagiolara, che era ed è aperta? Uno dei motivi è il casello autostradale Roma-Napoli – sicuramente da ampliare a breve – che dista dal Polo logistico circa 2 km e dall’aeroporto internazionale di Fiumicino poco più di mezz’ora.

L’ingresso in Amazon avviene percorrendo la via Palianese, dove è aperto un cantiere per la realizzazione di una nuova rotonda dedicata al traffico dell’hub. Una infrastruttura pubblica, un costo per la collettività, un “regalo” della politica per incoraggiare gli imprenditori ad investire.

Qui, in viale Perfumo si fronteggiano quattro realtà molto diversificate: la comunità scolastica dell’IPIA, con un piazzale eAmazon ambienti lavoro 5 360 min recinzioni che mostrano i segni del tempo, la discarica, dove si stanno eseguendo lavori per una possibile e probabile prosecuzione dell’attività, gli operatori economici dello SLOI-SLIM, che vivono di discrezione, e poi Amazon, l’eccesso, la vistosità, l’insegna gigantesca, i grandi spazi, tutto finalizzato al controllo minuto e al ritorno economico di ogni singoli movimento. Esattamente il contrario dell’estro, dell’improvvisazione, dell’ingegno e dell’arte di arrangiarsi tutta italiana.

L’inaugurazione del colosso non ha modificato i costumi e il livello di decoro locale: la strada si presenta indecorosa, un po’ ovunque si vedono rifiuti e sporcizia. La strada non è stata pulita neanche per far bella figura con Jeff Bezos e con le Autorità presenti: un rappresentante del Governo, il Vicepresidente della Regione Lazio, Leodori, e il Sindaco di Colleferro Sanna, ognuno munito di forbici per il taglio del tricolore.

Alla rotonda in costruzione imbocchiamo viale Perfumo, che conduce ad Amazon: ampia, appena asfaltata, con una nuova segnaletica, perfetta. Possiamo immaginare di trovarci a Seattle. Poi un momento di esitazione quando entriamo nella prima curva, la traiettoria cambia in modo inaspettato, non è perfetta. L’azienda americana si trova pur sempre in Italia e ci sentiamo subito a casa.

L’attenzione vira sulla seconda rotatoria, con tanti addetti a dirigere il traffico, e sull’imponenza dei lunghi e degli alti capannoni costruiti dal cantiere Vailog su 51 ettari: l’espansione edilizia è stata di 115mila metri quadri coperti. Forse l’unico hub che ha portato a spianare un rilievo: colle Quartaccio da 269 metri slm è stato portato a zero.

Al suo posto c’è un enorme parcheggio di asfalto e decine di lamiere di macchine: a regime i posti auto sono 781, 14 per bus, 143 per camion e un’area per la sosta contemporanea di 26 Tir. Svettano due enormi cisterne, ben visibili, rifornite dal Comune di Colleferro e in parte riempite con acqua piovana.

Lasciamo il parcheggio e veniamo accolti con puntualità e professionalità. Poi, come di rito, seguono i controlli per il rilascio del badge, mascherina, gel, documenti di identità. Distanziamento, breve presentazione e inizio del tour.

In Amazon, ci dicono, non ci sono gerarchie tra lavoratori e dirigenti, non ci sono trattamenti diversi tra i vari livelli professionali. Tutto il contrario del tradizionale modello burocratico aziendale italiano, ma quello americano non è automaticamente sinonimo di rispetto e di uguaglianza tra lavoratori. Può anche essere un mezzo per rendere più accettabili i comandi e i controlli del supervisore.

Attualmente vi lavorano 200 addetti per diventare 500 entro tre anni, l’80% sarà selezionato, anche con il supporto di agenzie del lavoro, tra i residenti entro 20 km dall’hinterland, con contratto a tempo indeterminato.

Nessuna possibilità dunque per i lavoratori di vertenza Frusinate o comunque per la ciociaria, troppo lontane, occhio alle false promesse.

Qualche dubbio sorge per il fatto che la piattaforma vive di stagionalità, come il periodo natalizio, e questo potrebbeAmazon mensa 360 min incrementare il precariato a danno del lavoro indeterminato.

La sicurezza dei lavoratori è una priorità per Amazon: i vertici sanno che il “sistema” è molto criticato e non gode sempre di buona stampa, motivo per cui i giornalistici oggi si trovano qui.

Il primo locale che attraversiamo è la mensa aziendale (sembra piuttosto una mensa scolastica) e il costo rientra tra i benefit previsti dall’azienda.

Siamo accompagnati dal Direttore del sito, affabile e cordiale. Intorno c’è molto rumore, ovviamente non ci sono finestre, tutto è illuminato a giorno. Ci mostra i carrelli, i muletti, gli enormi scaffali ancora vuoti, dimensionati in base alla grandezza della merce; oggi ci sono solo confezioni di capsule per il caffè.

Vuole farci comprendere il funzionamento del magazzino e lo fa con precisione e puntualità. Ci tiene a sottolineare che la società ha investito 140 milioni di euro in un’ottica di sostenibilità ambientale. Probabilmente il concetto è tutto americano, perché la realizzazione di Amazon condiziona la biodiversità del vicino Parco naturale La Selva di Paliano. Per costruire l’hub è stato eliminato il rilievo tra colle Quartaccio e colle Rampo, sono scomparsi sotto il cemento il pozzo e la sorgente perenne. E’ stato ricoperto anche il laghetto artificiale, dove ora c’è un enorme piazzale, con un sottosuolo ricco di acqua.

Ci dicono che l’energia fotovoltaica contribuisce per il 20 per cento, non molto per una struttura che viene presentata come un esempio virtuoso di sostenibilità ambientale.

Sotto il profilo urbanistico lo sbancamento è avvenuto senza passare per la valutazione di impatto ambientale e la valutazione strategica ambientale ma con una semplice licenza edilizia comunale.

C’è un’enfasi non suffragata dai fatti sull’efficienza energetica, sulla sostenibilità ambientale, sulle prospettive occupazionali, sulla qualità dell’investimento e sul rilancio del territorio.

A Colleferro siamo passati dalla “combinata”, la tuta blu che negli anni ’60 indossavano gli operai della Snia-BPD, ai gilet gialli di Amazon, con una operazione spregiudicata e non ancorata a fattori storici ma dettata dallo spirito paternalistico e padronale (un esempio sono le donazioni, le giornate di volontariato, ecc.) con cui viene gestito il rapporto di lavoro e di sfruttamento delle risorse e del territorio.

Del nostro passato e della identità operaia si è impossessato, con una retorica puerile, la politica locale per restituire dignità aAmazon gilet gialli 2 380 min buon mercato ad una città che molto ha dato e molto ha pagato, senza una vera e approfondita analisi sociale di quel passato storico. La stessa Amministrazione comunale di Colleferro che con disinvoltura decreta la fine del parco La Selva di Paliano e contemporaneamente si erge a difesa del Castello vecchio cerca di nascondere il prezzo che la comunità paga – in termini ambientali, sanitari, di qualità della vita, di sostenibilità, di dignità del lavoro, di ricadute negative sul commercio e sul tessuto economico locale – con Amazon e con il potenziamento del Polo logistico.

L’unico suo vero obiettivo è evitare di dare spazio al conflitto ambientale e sfidare l’ultimo pilatro di resistenza di un comitato locale.

Il bisogno di lavoro di giovani e meno giovani viene politicamente utilizzato per rendere accettabile un sistema economico e un modello produttivo che spoglia il tessuto sociale: qui arriva l’eco di un colosso che paga l’Iva in misura ridotta, gode di benefici fiscali, sopporta minori oneri di urbanizzazione e si fa portatore, tramite le Amministrazioni comunali, di un falso progetto di valorizzazione del territorio. Quando avrà azzerato concorrenti e fornitori potrà decidere il prezzo di milioni di prodotti e scompariranno tanti posti di lavoro.

Un’ultima nota di stile e di etica professionale, che non è stata rispettata. L’Ufficio stampa di Amazon da Milano, di concerto con le Segreterie politiche da Roma, hanno gestito la visita istituzionale delle Autorità, escludendo proprio i giornalisti che quotidianamente sono nel territorio, riservando loro solo la visita del Centro, da decantare in versi lirici.

Di Ina Camilli

Mi sono laureata in scienze politiche con 110 e ho sempre avuto un interesse speciale per il sociale, ma ho lavorato molto dentro e fuori casa e non ho potuto finora dedicarmi ad altro.Da poco più di un anno sono in pensione, dopo 45 anni di servizio alla Camera dei deputati. Come consigliere parlamentare ultimamente mi ero occupata di progetti di formazione per studenti ed esterni.Tuttavia sono riuscita da più di 10 anni a dedicarmi al volontariato, partecipando attivamente ad aggregazioni civiche di cui curo le pagine fb, i comunicati, la documentazione, ecc.Ho anche partecipato da candidata consigliera e sindaca alle ultime due elezioni comunali di Colleferro, dove risiedo, con liste civiche non apparentate, senza risultare eletta.La mia passione è la natura dove mi piace fare sport. Questa attività richiede disciplina e costanza e praticarla mi impone un po’ di sacrificio per mancanza di tempo.Questo in breve il mio percorso di vita fin qui. Il seguito sarà meglio.

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