uccide sorella 380 min

Donne, storie e futuro, di Fiorenza Taricone

Due vicende gravissime, a nord come a sud

di Fiorenza Taricone
Maria PaolaDue vicende gravissime, a nord come a sud, si sono susseguite in questo mese di settembre: a Caivano (Napoli), l’inseguimento da parte di Michele Antonio Gaglione della sorella Maria Paola a bordo di uno scooter insieme al suo fidanzato, originariamente donna e futuro convivente Ciro Migliore, finito tragicamente con la morte di Maria Paola, ventenne, speronata dal fratello; a Padova il pestaggio in pieno centro di una coppia di gay. La morte di una ventenne è talmente tragica che nulla si può dire se non essere addolorati, ma sul linguaggio e l’ignoranza certamente sì, un linguaggio offensivo che di solito, anche nelle violenze domestiche e nei femminicidi, precede spesso l’atto violento. Il fratello omicida, anche senza intenzionalità, voleva salvarla da chi l’aveva “infettata”; gli aggressori padovani, ragazzi e ragazze, hanno esibito il solito repertorio omofobo, e poteva finire molto peggio. Marlon Landolfo, 21 anni, e Mattias Zouta, 26, camminavano mano nella mano e quando si sono avvicinati per scambiarsi un bacio un gruppo formato da quattro ragazzi e due ragazze si è avvicinato alla coppia e ha cominciato a picchiare. Un amico che ha tentato di difenderli ha dovuto suturare una ferita sulla testa. Quello che c’è di nuovo rispetto al silenzio conformista che ha contrassegnato la storia di questo Paese per decenni, è che sia il giovane ferito che la coppia hanno denunciato l’accaduto e grazie al web hanno raccontato in un video diffuso sui social.

La cronaca, benemerita dell’informazione, ha purtroppo per chi scrive l’evidente limite di non indugiare in successivi approfondimenti, e questo sarebbe poco male se non fosse spesso considerata esaustiva; abbiamo avuto notizie aggiornate eMarlonLandolfo MattiasZouta vittime di aggressione omofoba370 min basta così. Riflessioni e conoscenza del passato forse rappresentano una deviazione professionale per chi come me fa questo lavoro, ma restano al di là di tutto una necessità per chi non vuole restare troppo in superficie. L’omosessualità, il diverso sessualmente, non solo hanno una storia basata sul disconoscimento e sulla repressione, ma profondamente diversa rispetto ai due sessi e mai uguale attraverso i secoli; attualmente vedo minacciata un’auspicata modifica di mentalità da un trionfo più che ventennale della violenza sessista e del machismo, condiviso anche da un certo numero di donne; si veda la mancata indignazione collettiva rispetto alle affermazioni salviniane, “omo de panza omo de sostanza”, che forse neanche un gerarca fascista avrebbe pronunciato. Purtroppo gli uomini di potere possono ancora decidere delle carriere femminili e le critiche femministe ai modelli patriarcali non sono entrati sufficientemente nelle mentalità e culture collettive.

In genere faccio una differenza fra pregiudizio e stereotipo, termini spesso usati come sinonimi nella lotta italiana ed europea a forme antiquate di mentalità. Mentre il primo si riferisce alla consapevolezza razionale di dover controllare un giudizio non mediato dalla ragione, il secondo affonda le radici nelle profondità degli esseri umani, attiene all’inconscio e agli archetipi millenari. Ergo, è molto più difficile rimuoverlo, e la conoscenza dell’eredità della storia è indispensabile. Poiché, almeno fino all’Illuminismo, la morale personale e collettiva s’identificava con le norme religiose, e non con una morale laica, la Chiesa ha dettato leggi e regole comportamentali. Già dalla Controriforma Benedetto XIII aveva aggiunto alle decisioni del Concilio di Trento altri capi d’imputazione per precisare il confine fra eresia e ortodossia; adulterio, incesto e concubinaggio. Nicola V, bestemmia, sacrilegio e sodomia; Bonifacio VIII negromanzia, stregoneria, bestemmia, insulto e resistenza al Sant’Ufficio. E’ già evidente che il peccato da inquisire si riferisse agli uomini, perché di omosessualità femminile si tarderà a parlare, peccato minore per la superflua dimensione del piacere della sessualità femminile, unicamente destinata alla procreazione. Ancora nel dizionario della lingua italiana Palazzi, negli anni Sessanta, su cui si sono formate tante generazioni, non compariva omosessualità femminile, ma tribadismo inteso come forma di perversione femminile che induceva all’accoppiamento fra due donne, naturalmente patologico; convinzione che evidentemente ha resistito benissimo se si pensa all’aggettivo “infettata” usato dal fratello di Maria Paola Gaglione. Anzi, infettata doppiamente perché in questo caso la persona amata da Maria Paola era in via di cambiamento di sesso.

Certamente a una parte del neofemminismo degli anni Settanta in Italia spetta il merito di aver sollevato con una certa forza il problema di un’eterosessualità normativa riservata alle donne. La sola sessualità accettata era quella all’interno del sacramento matrimoniale, destinata alla riproduzione, protetta dalle leggi, basata sulla trasmissione educativa e socialmente premiata, a discapito della maternità illegittima e di altre scelte, anche del nubilato che rappresentava il rifiuto della sessualità tradizionale. L’eterosessualità normativa era finalizzata chiaramente alla conservazione del potere maschile nelle famiglie, con l’esclusivo cognome paterno ai figli e la patria potestas, cessata solo nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia, nonché alla divisione delle donne fra loro, obbedendo ognuna separatamente ai ruoli di figlia, moglie, madre.

Il fatto che il lesbismo venisse raramente chiamato con il suo nome non significa che l’omosessualità femminile non fosse esistita, ma solo variamente sanzionata. Non lo era, sembra, presso i babilonesi nel IV secolo avanti Cristo, perché si parla dell’esistenza dell’amore di una donna verso un’altra donna come di un comportamento amoroso non soggetto a sanzioni.
I greci e i romani, come ha scritto Eva Cantarella, al di là delle profonde differenze fra le due culture, vivevano i rapporti fra uomini in modo molto diverso da quello in cui li vivono coloro che fanno oggi una scelta di tipo omosessuale: per i greci e per i romani infatti, sempre salvo eccezioni, l’omosessualità non era una scelta esclusiva. Amare un altro uomo non era un’opzione fuori della norma, diversa, in qualche modo deviante. Era solo una parte dell’esperienza di vita: era la manifestazione di una pulsione vuoi sentimentale vuoi sessuale che nell’arco dell’esistenza s’alternava e si affiancava talvolta nello stesso momento all’amore per una donna. Saffo Francis Coates Jones 1857 1932 Saffo 1895 min

Ad Atene, l’omosessualità che era in realtà pederastia, vale a dire l’amore fra un adulto e un ragazzo, occupava un posto di rilievo nella formazione morale e politica dei giovani, che apprendevano dall’amante adulto le virtù del cittadino. Nessuna condanna dell’omosessualità in sé emerge dai passaggi delle Leggi e della Repubblica di Platone. Nel primo libro delle Leggi, contrappone i rapporti uomo donna, definiti kata physin (secondo natura) a quelli omosessuali, definiti para physin (contro natura). Ma una lettura più attenta rivela subito che, per lui, «secondo natura» e «contro natura» sono espressioni il cui significato è molto diverso da quello che oggi attribuiamo loro. Quel che infatti, Platone dice testualmente, è che «quando un uomo si unisce a una donna “per procreare”, il piacere che ne prova è “secondo natura”». In altre parole, non sempre il piacere che si prova con le persone dell’altro sesso è tale: «contro natura», per Platone, è qualunque rapporto (omosessuale o eterosessuale che sia) non finalizzato alla procreazione.

L’affermazione di Platone che l’omosessualità è “contro natura” ha come obiettivo di dare alla sua utopica Repubblica le leggi più adatte a bandire la mollezza e l’abbandono alle pulsioni, autorizzando solo la sessualità riproduttiva. In questa chiave, dovrebbe esistere una legge che vieta l’omosessualità, per evitare che “il seme sia gettato su pietre e macigni, dove esso non potrà trovare luogo adatto alle sue radici e mai potrà assumere la propria natura capace di generare”. I rapporti sessuali leciti, insomma, dovrebbero essere solo rapporti eterosessuali destinati alla procreazione, e la legge che dovrebbe imporre questa regola -dice Platone- avrebbe, tra l’altro, il vantaggio di insegnare ai mariti ad amare di più le mogli.

L’amore fra donne, non essendo strumento di formazione del cittadino, non interessa la città e non compare quindi nelle riflessioni dei filosofi. Oppure è stato minimizzato, quasi si trattasse di un gioco, perché sostanzialmente non portava alla procreazione, che rimaneva l’unica finalità del corpo femminile, con o senza amore. Gli aspetti positivi dell’amore fra donne, ma anche in questo caso intrecciati alla pedagogia, si devono essenzialmente all’arte poetica, e quindi a Saffo, nata a Mitilene nell’isola di Lesbo, nel 612 a.C. da famiglia aristocratica. Si sposò ed ebbe una figlia di nome Cleis e a Mitilene fu a capo di un’associazione di giovani donne, i thiasoi. L’esistenza di queste comunità femminili è documentata, oltre che a Lesbo (ove, accanto a quello di Saffo, esistevano i thiasoi delle sue rivali Gorgo e Andromeda), anche in altre zone della Grecia, e in particolare a Sparta. Anche se talvolta così definite, non erano semplicemente “collegi per ragazze di buona famiglia”, dove fiorivano, fra le ragazze, amori solo spirituali. I thiasoi erano qualcosa di diverso e di più complesso. Erano gruppi che avevano divinità e cerimonie proprie, nei quali le ragazze, prima del matrimonio, vivevano in comunità un’esperienza globale di vita che era in qualche modo analoga all’esperienza di vita che gli uomini facevano in corrispondenti gruppi maschili. Ed è all’interno di questa comunanza di vita che le fanciulle ricevevano un’educazione. Cosa insegnava Saffo alle sue allieve? In primo luogo musica, canto e danza: gli strumenti che, da giovinette incolte (quali erano, quando si recavano da lei), le trasformavano in donne. Ma Saffo non era solo maestra dell’intelletto: da lei le fanciulle apprendevano anche le armi della bellezza, della seduzione e del fascino: imparavano la grazia (charis) che faceva di loro delle donne desiderabili. Nei circoli le fanciulle di Lesbo e di altre città, facevano un’esperienza che, ai nostri occhi, come scrive Eva Cantarella, é tutt’altro che per “fanciulle bene”, vale a dire amavano altre donne. E le amavano di un amore appassionato, vissuto con eccezionale sensibilità e trasporto, come mostrano, senza lasciare alcuna possibilità di dubbio, le poesie che Saffo, nel corso degli anni, dedicò alle amiche di volta in volta predilette.

Fra i romani, la regola fondamentale del codice sessuale, sul finire della repubblica e agli inizi dell’età augustea, continuava adRomeinse school 390 min essere quella secondo la quale, per gli uomini, donne e pueri potevano essere indifferentemente oggetto di desiderio. Con una novità, peraltro, rispetto ai secoli più antichi: i pueri non servivano più a soddisfare solo esigenze di tipo puramente fisico. Erano diventati oggetto d’amore. Per Orazio, che gli uomini suscitassero desideri maschili, esattamente come per Lucrezio, era una legge di natura; prima di diventare adulto, e di essere desiderato dalle donne, un uomo è desiderato dagli altri uomini. Ma solo fino al momento in cui spunta la barba; un argomento che è un topos della letteratura ellenistica: dinanzi ai ragazzi che resistono e si fanno troppo pregare, gli innamorati sventolano lo spauracchio dell’età. Quando saranno meno dolci, meno belli, quando avranno assunto inesorabilmente un aspetto virile, non saranno più corteggiati. La repressione dell’omosessualità nell’antica Grecia ha un esempio con la legge Scantinia del 149 a.C., che tutelava il cittadino maschio dall’essere sodomizzato contro la sua volontà, come avveniva invece di regola per gli schiavi.

La tradizione religiosa sia ebraica che cristiana osteggia in modo violento ogni deviazione dalla norma, stigmatizzando l’omosessualità per la quale nel Levitico è prevista la morte. Il lesbismo invece viene menzionato solo nel Talmud babilonese che vieta al sacerdote di sposare donne che commettono lascivia una con l’altra. Il cattolicesimo con San Paolo (Romani, 1,2) condanna le donne che “hanno mutato l’uso naturale in quello contro natura”. Tuttavia, con i primi imperatori cristiani si minacciano di morte solo gli uomini, fino al Medioevo. Il cattolicesimo rende peccato, con la Bibbia, molte manifestazioni sessuali: incesto, sodomia, nudità, coito durante le mestruazioni, con l’assioma iniziale che il peccato originale aveva avuto inizio dalla donna e a causa sua tutti sarebbero morti. La donna è considerata pericolosa come essere solo carnale, contemporaneamente spogliata di ogni dignità. Nei secoli la Chiesa diventa una società mono genere, di soli maschi, e dopo il XII secolo, la sodomia viene paragonata all’eresia, perseguitata e punita comparendo anche nel Purgatorio dantesco con i dannati sessuali; nel 1277 come ricorda Rosanna Fiocchetto ne L’amante celeste la distruzione scientifica della lesbica, viene eseguita la prima esecuzione capitale per sodomia in Europa, in Italia nel 1293, mentre nel 1270 compare in un codice francese la legge secolare contro il lesbismo secondo cui la donna deve ciascuna volta perdere un membro, e la terza deve essere arsa.

La Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino condanna definitivamente il lesbismo insieme all’omosessualità. Le condanne contro le lesbiche si susseguono dal ‘400 al ‘600 attraverso varie punizioni: essere esposte nude, legate a un palo, punite con la morte. Parallelamente, la masturbazione viene definita crimine e gesto suicida. Nel linguaggio settecentesco, il lesbismo viene definito con il termine tribadismo che abbiamo già detto essere in uso ancora nel Novecento, in un Dizionario ufficiale. Nell’Ottocento, parallelamente all’emancipazione femminile, con i timori che suscita, avanza la patologizzazione del lesbismo. La parola omosessualità compare in questo secolo coniata da un tedesco di origine ungherese Karol Maria Benkert, senza intenzione di condanna; anzi, aveva chiesto al ministro della Giustizia di eliminare dalla legislazione penale il divieto delle relazioni fra uomini. Via via la psichiatria considera l’omosessualità follia morale, psicopatia perversa, insanità morale, indagando le cause: cromosomiche, o turbe psichiche di vario genere, o disturbi endocrini. Le cure per le inversioni sessuali sono spesso sperimentali, anche l’ipnosi o l’elettromagnetismo.

Per l’italiano Cesare Lombroso, criminalità e deviazione sessuale sono strettamente legate, avendo studiato il lesbismo fra donne internate nei manicomi criminali. Per le donne non mancano le soluzioni chirurgiche basate sulla clitoridectomia. Nel Novecento, un Manuale di malattie mentali faceva notare che c’era un’enorme differenza fra la virago che sdegna gli uomini dilettandosi di propaganda omosessuale fra le amiche più femminili, e l’amica compiacente che si lasciava sedurre da pratiche o infatuazioni omosessuali. Durante il fascismo, Nicola Pende teorizzava gl’indici biometrici della femminilità, non usando il termine lesbismo, ma mascolinismo o virilismo. Neanche l’onore della citazione.

platone di deville 400 minPerché l’omosessualità non sia più una malattia, bisogna aspettare il 1974, quando viene cancellata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, mutamento cui evidentemente non è stato estraneo l’impegno femminista; purtroppo, come dicevo all’inizio, gli stereotipi sono molto più resistenti di una riabilitazione o di una legge; magari saperne di più, approfondire la storia degli stereotipi sulle diversità porterebbe a non dire “è sempre andata così” e magari a frenare la violenza, anche restando sulle proprie posizioni.

 

 

 

 

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Di Fiorenza Taricone

Fiorenza Taricone. Docente universitaria di Storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Presidente per le Pari Opportunità, Presidente CUDARI (Centri Universitari Diversamente Abili Ricerca e Innovazione), Presidente del CUG (Comitrato Unico di Garanzia). Ha ricoperto incarichi nella Commissione Nazionale Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, in questa veste ha curato le iniziative delle Donne per il 70° della Repubblica italiana e della Costituzione. E' Consigliera di Parità per la Provincia di Frosinone. Intenso impegno e iniziative significative hanno caratterizzato l'attività di Fiorenza Taricone in modo particolare nel 2016 a 70 anni dalla nascita della Repubblica italiana. Proprio questa ricorrenza è stata l'occasione per richiamare all'attenzione sul ruolo delle donne in quella stagione di grandi cambiamenti e il significato della Costituzione. La Taricone non ha lasciato spazio a incerte interpretazioni del contributo determinante e di valore dato dalle donne in tutti i campi della vita sociale e culturale in Europa e in altre parti del mondo, come dimostra nelle sue numerose pubblicazioni. Ha fatto riemergere dall'oblio donne combattive, determinate, colte, che hanno reso grandi servigi alla loro terra di origine. Se ha riscritto la storia, ampliandola, del protagonismo delle donne, altrettanto ha denunciato la violenza subita dalle donne. Una denuncia che va oltre la semplice testimonianza e si trasforma in una battaglia culturale e rivendicativa per strutture pubbliche a sostegno di donne colpite dalla malvagità dell'uomo e di ferma condanna senza equivoci di sorta.Sembrerebbe, leggendo i suoi libri e le sue pubblicazioni, ascoltandola in pubblici confronti, che nella sua missione culturale si sommano una valorizzazione e una protezione delle donne. Significativo il suo ruolo di femminista in Europa esaltato di recente, nel 2018, quando ha presentarto in francese il suo libro "Romain Rolland, pacifista libertario e pensatore globale". Un'opera di notevole significato storico culturale nel panorama della pubblicistica di storia contemporanea. E' la prima opera biografica di un personaggio di notevole spessore culturale, pubblicata in Italia, dove Rolland è praticamente sconosciuto. Si colma con l'opera della Taricone una lacuna storica e letteraria che consente di ampliare un orizzonte di conoscenze su i protagonisti del XX secolo per un Europa unita e per una pace universale.

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