La lunga notte di Beirut, in una ricosruzione di Tania Castelli
<< Soccorsi tra le macerie dopo l’esplosione del 4 agosto
La notizia
“Beirut, 4 agosto 2020 ora locale 17,00 circa – due esplosioni, di cui la seconda potentissima, si sono verificate nel porto cittadino ed hanno devastato la città. La deflagrazione, udita fino a Cipro, ha fatto registrare dai sismografi locali una vibrazione sulla crosta terrestre la cui intensità è stata paragonata ad un terremoto di medio-alta magnitudo. Il porto, tutta l’area, circostante, il centro della città città e molti quartieri circostanti rasi al suolo. Altissimo il bilancio delle vittime e dei feriti destinato a crescere di ora in ora.”
È questa la scioccante notizia che alcuni giorni fa ha sconvolto e tenuto col fiato sospeso il mondo intero.
I fatti
Il governo libanese ha diffuso in pochissimo tempo una versione ufficiale con cui dichiara la natura accidentale dell’esplosione, causata dall’incendio non doloso di un deposito di nitrato di ammonio. Contemporaneamente ha preso anche una serie di provvedimenti: convocazione del Consiglio Militare di Sicurezza Nazionale Dichiarazione dello stato di emergenza nazionale Richiesta alla Francia, o in alternativa ad altre Nazioni, le immagini satellitari per verificare la presenza di caccia militari e/o missili nei cieli di Beirut al momento della tragedia.
La denuncia della possibile presenza di un deposito missilistico Hezbollah nel porto di Beirut, denunciata da Israele nel 2014, ha fatto pensare, inizialmente, ad un attacco israeliano. Il governo israeliano ha immediatamente proclamando la propria estraneità all’accaduto mentre il partito Hezbollah ha fermamente negato l’esistenza della Santa Barbara missilistica.
Le autorità governative libanesi hanno nominato una commissione governativa d’inchiesta che, in meno di 24 ore, ha incriminato e posto agli arresti domiciliari 16 funzionari portuali. I responsabili doganali, per contro, hanno affermato di aver denunciato la presenza e la pericolosità di quel deposito in tempi non sospetti.
Sabato 8 agosto, giorno scelto per la commemorazione delle vittime, si è trasformato nel “sabato della rabbia” mediante una violenta protesta popolare con lancio di pietre e molotov verso la polizia in assetto antisommossa, che ha risposto con “cariche di alleggerimento”, fumogeni e molti arresti.
Il bilancio: un poliziotto morto e centinaia di feriti.
Durante i disordini alcuni cittadini hanno sfilato con bandiere libanesi, un patibolo posticcio ed alcuni fantocci rappresentanti il Presidente della Repubblica, il Premier, il leader di Hezbollah al grido di “tutti da impiccare” e dato alle fiamme i ritratti del Presidente. I manifestanti hanno preso d’assalto varie sedi istituzionali e ministeri e per impedire di comunicare tra loro è stato disposto un black-out della rete internet e delle comunicazioni telefoniche cellulari in tutto il centro città. Questo ha reso impossibile, però, l’individuazione delle persone sotto le macerie mediante i sistemi gps dei loro cellulari, provocando anche la reazione dei parenti di chi era ancora sotto le macerie.
Lunedì 10, al termine di una riunione di gabinetto, il Ministro della Sanità, Hamad Hassan ha annunciato le dimissioni dell’intero governo. Poche ore dopo si è dimesso anche il Primo Ministro, Hassan Diab, chiedendo elezioni anticipate. Dimissioni accettate dal Presidente Aoun.
<< La protesta e gli scontri con la polizia libanese
Le tensioni
Fino ad oggi destavano preoccupazione vari fattori come:
– la grave crisi economica aggravata dalla pandemia in corso;
– il sistema politico di tipo confessionale (basata sulla antitesica interpretazione sciiti e sunniti) che adesso mostra ogni sua falla;
– le possibili reazioni alla sentenza attesa dalla Corte dei L’Aja del processo a 4 sciiti Hezbollah per l’attentato dinamitardo del 2005 in cui morirono l’ex premier sunnita Rafīq al-Ḥarīrī insieme ad altre 21 persone;
– i continui scontri armati al confine con Israele;
– i controversi rapporti con l’Iran.
Ma ora che il Libano sembra essere sprofondato nel caos, la situazione desta ulteriore allarme per le possibili evoluzioni nei delicatissimi equilibri del Medioriente. Il nuovo accordo di normalizzazione dei rapporti tra Israele e i Paesi arabi assesta una ulteriore spallata alla fazione sunnita in Iran e riduce ulteriormente la possibilità della nascita di uno Stato indipendente Palestinese. Così come le dichiarazioni di Israele circa un semplice “congelamento” dei progetti di espansione e annessione territoriale non aiutano il processo di pace in quel tormentato quadrante geopolitico. Difficile effettuare una proiezione politica in un contesto così instabile. Di sicuro c’è solamente che il Paese dei cedri, ora più che mai, necessita del sostegno della comunità internazionale.
<< Il grano fuoriuscito dal silo distrutto nell’esplosione
Per chi volesse contribuire agli aiuti umanitari è possibile effettuare donazioni, oltre alle molte iniziative di sostegno, anche tramite la Croce Rossa Internazionale e l’UNHCR.
Appresso i link da utilizzare
Link CRI per donare https://www.gofundme.com/f/23grykfi00
Link UNHCR per donare https://news.unhcr.it/nl/link?c=1e40o&d=5nc&h=161shtl2no97o8hasmd4jlo26&i=2ag&iw=1&n=23l&p=H805177344&s=wv&sn=23l
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