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Bonomi il gaglioffo

CarloBonomi mindi Aldo Pirone – Il Presidente della Confindustria ormai sembra il Bartali del “l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”. Solo che il grande “Ginaccio”, da campione qual era, se lo poteva permettere. Ieri, intervistato dal direttore della Stampa Massimo Giannini, ha fatto la sua rentrée agostana. La musica di Bonomi è sempre quella da quando è stato eletto: tutto fermo, nessuna risposta, niente di niente da parte del governo. “Questa politica – ci tiene a ripeterlo – fa più male del Covid 19”. Naturalmente per politica s’intende il governo che non gli ha permesso, almeno finora, di immergere le mani nella marmellata dei soldi stanziati per l’emergenza pandemia. Anche se qualche sbavatura non è mancata (cancellazione di saldo 2019 e acconto 2020 dell’Irap indiscriminata e altre cosucce minori).

L’intervista è lunga e spazia su tante cose economiche e no. Esilarante la risposta sui mancati rinnovi dei Contratti per 10 milioni di lavoratori. “Noi vogliamo rinnovi contrattuali agganciati agli aumenti di produttività”, dice. Chissà quanta produttività hanno da farsi riconoscere i lavoratori della sanità privata che aspettano da 14 anni il rinnovo del contratto. In sostanza il Presidente di Confindustria, come un Salvini qualsiasi, vuole dare del governo un’immagine di gente che ad agosto è stata in panciolle mentre lui, uomo del fare per eccellenza, è già al lavoro nel caldo agostano in maniche di camicia dietro la scrivania “Eccoci qua – esordisce -, come promesso, Confindustria è aperta dalla scorsa settimana. Non è come la politica che se n’è andata in ferie”. Bonomi non perde neanche l’occasione per ripetere la scempiaggine sugli aiuti a pioggia, le cui gocce sono cadute abbondanti anche sulle imprese. Evidentemente non legge le dichiarazioni dei suoi innumerevoli vicepresidenti. Uno di loro, Emanuele Orsini, con delega al credito, alla finanza e al fisco nella gerarchia direttiva confindustriale, ha commentato tre giorni fa la richiesta di domande registrate per accedere al Fondo Garanzia varato da Conte con il Decreto liquidità di aprile convertito in legge il 5 giugno. “Il traguardo di un milione di domande al Fondo di Garanzia – ha detto Orsini – conferma la grande utilità di uno strumento che in questi mesi ha rappresentato una risposta concreta ed efficace per le imprese che si sono trovate a fronteggiare un’emergenza di liquidità senza precedenti”. Evidentemente in Confindustria non tutti la pensano come il salviniano Presidente. E meno male!

Bonomi ripete un giudizio assai negativo sul governo Conte. “Non è in grado di ristabilire la fiducia”, dice, “Chiediamo di smetterla con il cinema degli ultimi mesi”. Però, ai cinematografari Carlo il gaglioffo chiede di fare un “Grande Patto per l’Italia”, “dimostriamo che ci sentiamo tutti sulla stessa barca”. Poi l’immancabile chiusura sentimentale: “L’industria italiana è invidiata e ammirata in tutto il mondo. E’ paradossale che questo sentimento non si coltivi in Italia. Noi imprenditori amiamo profondamente il nostro Paese: vorremmo solo essere ricambiati con lo stesso amore”. Ovvero, dateci i soldi senza tanti controlli e tante storie.

Noi al timone e voi ai remi della barca. Come sempre. E zitti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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