Già sulla nascita del fascismo commette un errore storico
di Ermisio Mazzocchi – Claudio Martelli non mi ha convinto e non condivido alcune affermazioni fatte da lui in occasioni del convegno “Crisi della politica” svoltosi a Veroli mercoledì 22 luglio.
Sostenere che il fascismo, costituito subito dopo la prima guerra mondiale, sarebbe sorto per responsabilità dei socialisti massimalisti Gramsci, Bordiga, Mussolini, è un errore storico e accomuna personaggi che hanno avuto storie e fatto scelte diverse.
Gli avvenimenti che portarono al potere il fascismo ebbero tutt’altra origine.
Alcuni partiti, tra i quali il PSI, fecero un’analisi errata di quanto avveniva negli anni successivi alla Prima guerra mondiale.
Quegli eventi richiederebbero una più profonda trattazione benché già abbondantemente esaminati nella storiografia, in particolare da De Felice, Martelli, Spriano e da altri autorevoli studiosi, che molti farebbero bene a studiare.
Qui basta dire che proprio sulla prospettiva del movimento operaio vi fu la rottura al Congresso di Livorno nel 1921 tra le diverse aree del PSI, tra cui quella guidata da Gramsci, che in seguito fondò il PCd’Italia.
Per comprendere questi avvenimenti si deve tenere conto che l’ala sinistra del PSI si era consolidata in una struttura che poteva essere considerata di fatto già un partito.
La frazione comunista si era costituita a Milano il 15 ottobre con la pubblicazione di un manifesto-programma che si poneva in contrasto sia con i riformisti che con i massimalisti.
Il documento era stato sottoscritto da Bordiga, Gramsci, Misiano e Terracini.
Le due principali anime della componente comunista erano il gruppo torinese legato al periodico Ordine Nuovo guidato da Gramsci e quello legato al settimanale Il Soviet di Napoli, guidato da Bordiga.
In quanto a Mussolini egli era stato già espulso dal PSI dal 1914 perché sostenitore dell’intervento in guerra e successivamente fondò il Partito nazionale fascista nel 1921. Nulla, pertanto, ebbe a che vedere con il PSI post-guerra.
Come si può constatare le affermazioni di Martelli sono prive di fondamento storico.
Stupisce ancora di più la sua ricostruzione politica degli anni successivi alla costituzione del centro-sinistra, quando il PSI elesse come segretario Craxi.
Nel suo intervento Martelli afferma che il progresso di quegli anni fu merito dei partiti di governo DC-PSI-PSDI-PRI-PLI, dimenticando di citare il PCI che ebbe un ruolo fondamentale nella ricostruzione del Paese e nella conquista dei diritti dei lavoratori e di quelli sociali.
Gli anni ’70, come anche quelli precedenti – basti pensare alla riforma della scuola media unificata (1963), alla costituzione dell’Enel (1962) – furono forieri di significative conquiste sociali, Statuto dei lavoratori, legge sul divorzio, legge sull’aborto, Servizio sanitario nazionale (1978), cui contribuì in modo determinante il PCI, proteso sempre a ricostruire un’alleanza della sinistra.
Martelli non fa nessun riferimento a questo periodo storico del paese e al ruolo del PCI, condividendo il pensiero politico di oggi, che vuole cancellare il PCI, da cui hanno tratto vita in questi ultimi anni gran parte dei partiti e la cultura di sinistra, dalla storia del Paese.
Non riconoscendo queste origini e rimuovendole dalla memoria storica si commette oggi un errore con conseguenze dannose, perché si priva la politica di riferimenti essenziali che fanno parte della tradizione culturale del nostro Paese.
Senza di essi e senza un loro riconoscimento non sarebbe possibile concepire l’esistenza di quei partiti che si richiamano ai valori cattolici, comunisti e laici.
E tutto questo lo si deve a uomini come Gramsci e Don Sturzo, certo lontani nel tempo, ma attuali per il loro pensiero culturale – politico, a Nenni, a Saragat, a Spadolini, per giungere a Berlinguer e a Moro.
Oggi abbiamo bisogno – si dovrebbe dire a Martelli – di rinsaldare sempre più i contenuti di una politica che deve superare la crisi di identità dei suoi partiti. Quella crisi ebbe un inizio ben preciso quando si giunse al dissolvimento dei partiti di governo a causa di tangentopoli, che investì inesorabilmente la DC e il PSI.
Il PCI uscì immune da quella tempesta e fece altre ben note scelte.
Quelle ferite non sono ancora sanate.
Si potrà ridare vigore a quei valori di solidarietà, di giustizia sociale e ai diritti solo se ci sarà la definizione di una chiara identità dei partiti e il riconoscimento delle proprie origini senza le quali essi appaiono figli di ignoti.
I partiti della sinistra dovranno perseguire questa via e conseguire tale obiettivo.
Martelli non può ignorare che quella identità non può non passare per tutta la storia della sinistra e che dovrà tenere conto di quelle forze come il PD, da lui mai citato, che oggi sono gli eredi di quella storia.
Pertanto è importante che lo stesso PD non disconosca le proprie origini e rinneghi quei principi e quegli ideali per i quali uomini come Gramsci e Moro hanno combattuto e perso la vita.
24 luglio 2020 Ermisio Mazzocchi
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