Beni comuni. Beni comunali. Beni patrimoniali, beni collettivi
di Maurizio Cerroni – Beni comuni. Beni comunali. Beni patrimoniali, beni collettivi. Una vera risorsa, da preservare, tutelare e valorizzare. Comincio dal patrimonio boschivo montano di monte Siserno, quasi 900 ettari di proprietà comunale. Un’area di riconosciuto valore naturalistico a livello europeo, designata come ZPS- Zona di Protezione Speciale dall’UE in quanto si trova lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, in particolare dei rapaci. Un paesaggio dal panorama meraviglioso e ricco di antiche sorgenti d’acqua, per cui credo si potrebbero mettere in campo investimenti, al fine di ripristinare vecchi sentieri di montagna. Si potrebbe rendere usufruibile a tutti la montagna, facendo tornare nuovamente percorribile la strada pedemontana tracciata tanti anni fa grazie ai cantieri scuola, permettendo il trekking in tale area. Stiamo parlando di un bellissimo percorso, che si estende dai confini di Giuliano di Roma arrivando fino al Comune di Castro. Inoltre, si potrebbe dare la possibilità di conoscere la grotta dell’arcaro, conosciuta a livello nazionale e visitata ogni anno da numerosi speleologi. Quindi, in questa area del nostro Comune ma non solo, si potrebbe agevolare la costituzione di una cooperativa di giovani, attraverso una convenzione, per sviluppare l’attività di apicoltura, di prodotti del sottobosco e di produzione locali, agro pastorali.
Non si possono dimenticare, tra i beni comunali di Ceccano, la Villa Comunale, il Castello dei Conti de’Ceccano, Castel Sindici con annesso parco, l’antico edificio dell’anagrafe comunale, gli uffici comunali del palazzo delle Giuseppine, ex Pretura di piazzale Bachelet, il Cinema Teatro Antares, l’ex Cinema Italia, il Palazzo Comunale, con relativi spazi, biblioteca, archivio storico, Sala degli archi, Sala di rappresentanza, auditorium. Poi, il campo di baseball, la pista di atletica con palestra attigua, il campo sportivo comunale; in questo settore, credo che si potrebbe pensare alla costituzione di una polisportiva comunale, soprattutto per promuovere attività ludico sportiva tra i giovani e pure per la terza età. A questo importante patrimonio vanno aggiunti quegli edifici scolastici rimasti chiusi per il calo della natalità, che ha avuto come conseguenza la riduzione del numero degli studenti anche nella nostro città. È veramente vasto il patrimonio del Comune di Ceccano, ma questo non deve essere visto come una sorta di problema benché, purtroppo, si sente dire da più parti l’idea di disfarsi tutto; simili ragionamenti sono semplicemente privi di senso. Il patrimonio del nostro Comune è stato accumulato nel corso di tanti anni e in molti casi si tratta di un patrimonio storico artistico di grande valore, che deve essere preservato per le future generazioni. Infatti, esistono norme che permettono il mantenimento della proprietà comunale con possibilità di iniziativa privata: attraverso una convenzione, con un bando pubblico, nulla vieta l’affidamento della custodia di alcuni dei beni del nostro Comune, rendendoli delle concrete occasioni di impresa e lavoro per i giovani, oltre che permettendo il soddisfacimento di nuovi servizi per la collettività. Quindi, questi beni comunali non rappresentano un problema ma una grande occasione, sono un possibile volano di sviluppo socio-economico e culturale che potrebbe dare prestigio a tutta la città.
La villa comunale, i giardinetti e il parco di Castel Sindici, il parco astronomico di via Morolense, sono un grande spazio verde nel cuore della città. Il Castello dei Conti, che nel corso degli anni è stato valorizzato, è conosciuto e spesso viene visitato, ma si potrebbe fare molto di più per la sua valorizzazione e fruibilità. Presso il Castel Sindici si potrebbe aprire un museo archeologico, grazie agli importanti reperti archeologici, ritrovati durante i lavori dell’alta velocità, che sono inventariati e in custodia negli scantinati del Comune. Invece, i locali dell’ex cartiera Savoni – inseriti dal MIBACT nel catalogo italiano delle opere notevoli in architettura, e il cui progetto si è classificato secondo al premio Romarchitettura In/arch 2006 – che non sono stati mai utilizzati bene, potrebbero essere messi a disposizione della creatività, facendoli diventare uno spazio per l’idea ma anche un luogo per lo smart working oppure una scuola comunale per insegnare i mestieri. Per quanto riguarda il Cinema Teatro Antares, è sempre attuale la convinzione di istituire in quel luogo il teatro comunale, con una scuola, un laboratorio teatrale intercomunale. Ancora, le innumerevoli bellezze paesaggistiche, boschive, fluviali, dovrebbero essere rese disponibili a tutti i cittadini, così come i notevoli percorsi e sentieri naturalistici, all’interno dei 336 ettari del Bosco di Faito – riconosciuto dalla Regione Lazio come oasi naturalistica di interesse nazionale e denominato “Monumento Naturale Bosco Faito”. Utilizzando una segnaletica moderna, con l’utilizzo di App, si potrà dare la possibilità a tutti di visitare il Bosco di Faito guidati da una informazione dettagliata, implementando l’uso di immagini e con riferimenti storici della città di Ceccano e della Ciociaria. Quindi, si dovrebbe dare maggiore attenzione alle nuove tecnologie, in modo da promuovere gli eventi e gli splendori della nostra terra, mettendo in rete il nostro patrimonio storico artistico, dalle chiese alle bellezze delle colline ceccanesi. Infine, non scarterei a priori l’idea di dare vita a un parco fluviale, con piste ciclabili.
Il piano regolatore del nostra città, con i suoi vincoli, ha tutelato veramente bene il nostro territorio. Adesso, però, il territorio deve essere ricucito, attraverso il recupero di un enorme patrimonio edilizio che versa in stato di abbandono, dalla zona industriale alle zone rurali, fino al centro storico. Ecco, questo si potrebbe fare. Impegnarsi nel campo della rigenerazione urbana. Il piano
regolatore è ben fatto e va custodito e quando – nell’approssimarsi della campagna elettorale- sento dire, pronunciare, parole in cui si chiede di cambiare il piano regolatore generale del nostro Comune, mi viene la pelle d’oca… veramente è il caso di dire “parlate d’altro!”
Il 14 di giugno abbiamo assistito alla prima fermata della Frecciarossa a Frosinone. Fin da subito, è possibile andare in 40 minuti da Roma a Frosinone, in 1 ora e 7 minuti da Frosinone a Napoli; il prossimo anno ci sarà la nuova stazione dell’alta velocità in provincia. Una vera rivoluzione. Una grande opportunità per tutto il nostro territorio perché, grazie alla riduzione dei tempi di percorrenza in direzione di Roma e di Napoli, si apre il collegamento della provincia di Frosinone per la rete veloce con tutta Europa. La facilitazione dei collegamenti ferroviari apre nuovi scenari per la provincia, per tutte le attività imprenditoriale, industriali, artigianali, ed è anche l’occasione per valorizzare le bellezze della Terra di Ciociaria. Di fatto, molte persone investiranno sul nostro territorio, e il mercato immobiliare vedrà crescere il suo valore. Una vera occasione per tutti. Può essere un vero rinascimento per i nostri centri storici, ricchi di storia millenaria, per farli conoscere e visitare, ma potrà essere anche un’opportunità di residenza abitativa per il territorio, intesa come un possibile ritorno a popolare i nostri centri storici. Tante opportunità si aprono per costruire percorsi per l’agroalimentare, per l’enogastronomia, per il turismo. La nostra città può avere un nuovo futuro, con un forte sviluppo economico e sociale assieme alla valorizzazione e tutela dei territorio. Questo sarà possibile farlo solo attraverso una forte programmazione tecnico-scientifica, accompagnata da scelte politiche chiare, forti e autorevoli, perché una città come la nostra si governa con linee di programmazione e lavorando nella direzione di concrete possibilità di finanziamento in tal senso, a livello regionale, nazionale, europeo.
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