mattarella con mascherina 380 min

La grande sfida del 2020 per la dignita’ del lavoro

mattarella con mascherina 380 minDonato Galeone* – La Festa della Repubblica – a 74 anni dal 1946 – con i messaggi e gli appelli del nostro Presidente Sergio Mattarella, sia dai Giardini del Quirinale che dalla Piazza di Codogno in Lombardia, ha richiamato la “unità nazionale che viene prima della politica”. Affermazione di “altissimo valore” per noi italiani ed europei – lavoratori e cittadini – perché solo in noi tutti la “coscienza morale è sempre presente nell’intimo della persona e ci dice di compiere il bene ed evitare i male”.
Il Presidente ha aggiunto – testualmente – che “occorre pianificare investimenti e interventi di medio e lungo periodo, che consentano di dare prospettiva alla ripresa del Paese”.

Un segnale, anzi un sollecito, responsabile e concreto a fronte di una grave crisi in corso – di salute umana ed economica – consapevoli ragionevolmente che non potrà risolversi a breve scadenza conoscendo, non da oggi, le contraddizioni e le precarietà delle strutture pubbliche locali oltre la fatica costante verso quel cambio di passo sulle scelte politiche e sociali di Bruxelles, peraltro, pur essendo tra i Paesi fondatori dell’Unione Europea.

Non dobbiamo dimenticare – lo sappiamo tutti – che già in ottobre 2019 la previsione del nostro PIL (Prodotto Interno Lordo) veniva stimato verso una “crescita zero” nonostante la modestissima ripresa italiana iniziata soltanto nel 2014 con un tasso di crescita medio/anno del PIL tanto nell’aera settentrionale dello 1,2% quanto nell’area meridionale di appena lo 0,80% medio/anno, differenziato marcatamente tra le stesse regioni del Mezzogiorno. Da aggiungere la emigrazione giovanile dal sud verso il nord e l’estero che – secondo i dati Swimez – negli ultimi sedici anni è stata di oltre un milione di residenti di cui un quinto di giovani laureati.

Questa realtà sociale disagiata ed economica nazionale di scarsa crescita che ha preceduto la epidemia o pandemia da noi conosciuta e diffusasi nel primo trimestre 2020 – penso e ne siamo certi – doveva essere anche conosciuta dal neo Presidente della Confindustria Carlo Bonomi che dovrebbe dirci “cosa deve fare, subito, la industria italiana sia come riprendere territorialmente, ristrutturandosi, per riaffrontare la concorrenza internazionale e sia come contribuire nella costruzione di una politica industriale italiana e del lavoro contrattato e partecipato”.

Osservo e in tanti consideriamo che non può essere gradita una “faccia feroce confindustriale” – come dice Prodi – denigrando la politica che, con il Governo “rischia di fare più danni della epidemia“ pur precisando che “parlava di ceto politico molto concentrato sull’emergenza, giustamente, ma con zero visione e zero strategie su dove dobbiamo andare”.

Ma il Presidente Mattarella ci aveva detto il 2 giugno di “andare avanti uniti” per battere ogni logica distruttiva e di morte – non solo – per ciò che riguarda il nostro Paese, ma nella dimensione europea e mondiale, consapevoli che il 2020 ci ha obbligati con la “serratura e confinamento in casa” di pensare – insieme e consapevolmente – “dove dobbiamo andare” sia verso doveri e diritti di tutte le persone che di tutti i popoli, considerando la “strutturale precarietà umana che dell’uomo stesso, costretto a procurarsi e produrre tutto” ( Kant nell’opuscolo “Idee per una una storia universale”). E Tommaso d’Aquino, santo, scriveva nella “Summa Teologica” e con chiarezza quali sono le risorse fondamentali umane e che “l’uomo possiede la ragione e la mano che è l’organo degli organi, e mediante questi due mezzi può proporre strumenti in infiniti modi e per infiniti scopi”.
Queste citazioni, per me e non solo nel 2020, conducono a riflettere sul “valore del lavoro per ogni persona e per tutti i popoli” osservando, sempre, che il corso della storia è contrassegnato da trasformazioni e da esaltanti conquiste del lavoro ma, anche, dallo sfruttamento di tanti lavoratori e da tante offese alla loro dignità.

E il 2020 – a mio avviso – lancia a tutti noi una “nuova grande sfida in campo sociale e del lavoro” che presenta una duplice dimensione: oggettiva e soggettiva.
Il lavoro, in senso oggettivo, comprenderà l’insieme delle necessarie risorse e degli strumenti di cui l’uomo si serve per riprendere o intraprendere nuove attività mentre il “lavoro soggetto è l’agire dell’uomo” e, conseguentemente, è la persona il metro della dignità del lavoro.

Ecco perché il lavoro non può essere ridotto a “merce” – secondo una logica materialistica della vita – oppure a semplice “forza lavoro”.
La dimensione “soggettiva del lavoro” deve essere, sempre, preminente su squella oggettiva dell’intraprendere o del riprendere le attività produttive di beni e servizi.
E’ questa la grande sfida del 2020 – da dopo il 3 giugno – che non potrà non mirare verso “il lavoro che è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro” (Laborem Exercens).

Nella crisi che il mondo vive e la nuova sfida che lo attenderà in questi prossimi anni non può non mettere al “centro il lavoro con le future occupazioni” valorizzando aggiornate relazioni e rapporti digitali e tecnologiche di un nuovo “capitalismo informazionale” così come lo descrive il sociologo spagnolo Manuel Castells.

Si tratterebbe di nuove forme di organizzazione economica che irradia potere e genera nuove relazioni di “organizzazione delle relazioni sociali” e notevoli riflessi sui livelli qualificati professionalmente considerando, peraltro, che già nel nostro Paese – a fine anno 2019 – si indicavano in più di un milione i posti di lavoro scoperti in mancanza di persone adatte a coprirli.
Si prevede, in tempi non lontani, che le imprese innovative – intendendo cogliere i benefici della flessibilità contrattata e non la precarietà e vogliono praticare l’idea di nuova occupazione – devono considerare, essenzialmente, che la tipologia di quel lavoro può essere misurata non più in ore e né con l’orario d’ufficio o con il tempo trascorso sul posto di lavoro. Deve essere definito, sostanzialmente, quello che fai (mansione professionale) e in quali condizioni operative e contrattuali si può fare, tanto in sicurezza ambientale quanto da compensare in partecipazione equa integrata e collegata ai risultati produttivi.

Ad oggi siamo, ancora, ad un “livello di difesa del lavoro con la ripresa delle attività produttive” (Decreto Rilancio in discussione parlamentare con i 266 articoli distribuiti in oltre 300 pagine) al quale dovrebbe seguire l’annunciato Decreto Rinascita o la Proposta Programmata Economica di Crescita e Lavoro entro cui il Governo e il Parlamento dovrebbero accogliere l’appello di Mattarella del 2 giugno, volutamente da me richiamato: “pianificare interventi di medio e lungo periodo” così come il Governo dovrà – in questi giorni – accogliere la richiesta della CGIL,CISL,UIL verso la condivisione di un “protocollo d’intesa con la partecipazione di tutte le forze sociali e produttive per la crescita e un nuovo sviluppo del Paese”.

E tra le sei priorità indicate dai sindacati dei lavoratori con la lettera al Governo – di ieri 5 giugno – per sollecitare il dove “dobbiamo andare” che Confindustria con Carlo Bonomi chiedeva alla politica e al Governo, ecco la testuale proposta responsabile di CGIL,CISL,UIL: “definire una politica industriale e di sviluppo eco sostenibile, anche con l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dell’Unione Europea per un nuovo modello di sviluppo che individui i settori e le attività strategiche per la crescita del Mezzogiorno e del Paese e per una occupazione stabilile e di qualità”.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 6 giugno 2020

 

 

 

 

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