Ceccano, anni 2000. Lottare contro le ingiustizie per una società più giusta!
di Maurizio Cerroni – Buon compleanno per i 20 anni unoetre.it!!! Voglio ringraziare unoetre.it per l’ampio spazio che mi ha dato per raccontare una parte della vicenda politica-amministrativa degli ultimi 40 anni a Ceccano.
Negli anni che portano al 2000, eravamo tutti in attesa del nuovo millennio. La chiesa aveva indetto il Giubileo del 2000, un evento che arrivò a coinvolgere decine di milioni di persone e che si rivelò un momento di riflessione non solo da un punto di vista religioso ma venne contraddistinto da un dibattito di alto contenuto civile sulla condizione dei più deboli e degli emarginati, sui problemi dei lavoratori, dei giovani, dei migranti, degli anziani, dei disabili. Il nuovo millennio, purtroppo, si aprì anche con un evento tragico, che rimane indelebile nelle nostre menti: l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York, l’11 settembre 2001. Si entrava nel nuovo secolo. Ci lasciavamo alle spalle il ‘900. A Ceccano fu deciso di convocare un consiglio comunale straordinario a mezzanotte. C’erano davvero tante attese per il secolo nuovo. Io mi avviavo verso la conclusione del secondo mandato da Sindaco, mentre le forze politiche ceccanesi si preparavano già alla nuova campagna elettorale in vista delle amministrative del 2002. Il centrosinistra, almeno in una parte molto significativa , si ritrovava nel sostenere la candidatura di Antonio Ciotoli come Sindaco. Una parte moderata di centrosinistra candidava G. Querqui. La destra si riconosceva nella candidatura di Luca Giovannone. La base elettorale del centrosinistra era talmente forte che, nel 2002, si ritrovarono al ballottaggio due candidati di centrosinistra: Antonio Ciotoli e G. Querqui. Antonio Ciotoli aveva condotto una buona campagna elettorale, con una notevole organizzazione e la capacità di motivare tutta la sua coalizione. Nel 2002 ho l’occasione di intervenire a tante iniziative nel corso della campagna elettorale, avendo la possibilità di raccontare le cose realizzate negli ultimi anni e per ringraziare la mia città. Lo faccio da candidato in consiglio comunale nella lista del mio partito, i DS.
Antonio Ciotoli quell’anno uscirà vincitore delle elezioni, al ballottaggio, venendo eletto come nuovo Sindaco di Ceccano. E quella sarà l’occasione per festeggiare nuovamente in piazza. L’amministrazione di Antonio Ciotoli si caratterizzerà subito per la buona programmazione; in quegli anni verranno realizzate nuove opere e completate quelle avviate negli anni precedenti, verranno fatti interventi pubblici importanti. Grazie ad una buona azione amministrativa nei cinque anni da Sindaco, verrà rieletto anche nelle successive elezioni amministrative del 2007, al primo turno, superando il 60% dei consensi.
Ne approfitto per mettere in luce il fatto che il centrosinistra ha vinto le elezioni amministrative numerose volte nei decenni a cavallo tra il ‘900 e l’inizio degli anni 2000. Voglio qui rilevare, però, un fatto sulla “mitica” unità del centrosinistra ceccanese. In realtà, il centrosinistra si era presentato diviso già nel 1994, poi nel 1998, quindi nel 2002, infine nel 2012 quando, pur diviso, riesce a vincere sempre. Alle elezioni amministrative del 2015, ancora una volta la sinistra ceccanese si presentava divisa. Quella volta però, per la prima volta, perde.
Una vera sconfitta e, dopo tanti anni, a Ceccano vince il centro destra. Infatti, mentre nel passato il centrosinistra, vincendo, si permetteva “il lusso” pure di dividersi, perché aveva una base elettorale che si avvicinava al 60%, nel 2015 si perdono le elezioni a Ceccano. Il centrosinistra perde le elezioni, penso, perché il radicamento politico era cambiato e i rapporti di forza si erano invertiti a favore del centrodestra. Tra l’altro, questo fenomeno si era manifestato in molti comuni rossi della catena appenninica. Le radice storiche della sinistra si erano disperse. Il mondo del lavoro era cambiato. La sinistra non era riuscita ad entrare in sintonia nuovamente con il suo popolo. La base elettorale si andava riducendo di molto.
Una crisi economica che perdura ormai da un ventennio, la nascita di nuove paure, il fatto che comincino ad alzarsi steccati, il crescere di forme di odio di ogni tipo, hanno portato, anche in Italia, alla crescita di una destra demagogica, sovranista e reazionaria. Nel contempo, a sinistra è nel neonato PD renziano che la frattura con la propria base di riferimento si è evidenziata maggiormente. I gruppi dirigenti del Partito Democratico si sono dimostrati ossequiosi rispetto ai leader, la vita di partito divenuta praticamente inesistente e i circoli chiusi. È stato perfino coniato un nuovo termine che, almeno nella prima fase, ha portato fortuna a Renzi: la rottamazione. Ma tutto durerà ben poco, e i rottamatori saranno presto rottamati a loro volta.

Torniamo un momento indietro nel tempo per ricordare un passaggio importante nella storia politica italiana. Il 14 ottobre del 2007 nasceva il Partito Democratico, guidato inizialmente da Walter Veltroni. Si apriva così la stagione delle primarie, con molte speranze – e adesioni – che venivano riposte nel nuovo partito. Nelle elezioni politiche successive alla sua formazione, il PD superava il 33%, ottenendo più di 12 milioni di voti! Però, quelle elezioni venivano vinte da Berlusconi. Si apriva proprio in quel momento, dunque, un dibattito all’interno del partito, un dibattito aspro, duro, in cui c’era chi diceva che la nascita del PD era stata una fusione a freddo tra due anime ex PCI, DS, ed ex DC, Margherita. Questa discussione porterà, in breve tempo, il suo fondatore, Veltroni, alle dimissioni. Si aprì così un lungo corso per il Partito Democratico, con fasi alterne, fino alla guida di Bersani e alle elezioni politiche del 2013.
Da quelle elezioni, il PD usciva come primo partito italiano, ma la scena politica veniva occupata da un nuovo soggetto politico, il Movimento 5 Stelle, che si apprestava a segnare una inedita stagione politica nel nostro paese. Quindi, Bersani lascerà dopo non molto la guida del PD, con la conseguente scalata di Renzi, prima alla guida del PD e subito dopo alla presidenza del consiglio. Era la stagione di Renzi, anzi, peggio, in quegli anni si affermava il “Renzismo”. La società attuale è stata definita da molti studiosi, a partire da Bauman, come una società “liquida”. Una società liquida è una società che digerisce tutto e subito. Questo succede anche in politica: partiti, leader e movimenti, in pochi anni arrivano alle’ stelle’ e così come sono arrivati in poco tempo vanno alle’ stalle.’
Io, politicamente, dopo l’esperienza a Sindaco vivevo una sorte di seconda vita politica. Ero capo gruppo in consiglio comunale dal 2002 al 2007, e nel 2004 venivo eletto per la terza volta consigliere provinciale. Facevo parte del consiglio di amministrazione ASI; inoltre, dopo una lunga fase di commissariamento del consorzio industriale, ci si era attivati per ridare prestigio a questo ente di gestione, centrale per tutto il territorio provinciale. Nel maggio del 2005 l’assemblea mi aveva eletto Presidente del Consorzio Industriale. Assumevo un ruolo impegnativo, che porterò a termine del mio mandato triennale con determinazione e volontà. Un’altra esperienza che vivevo in quegli anni era quella di assolvere alla delega di assessore provinciale. Per la cronaca, sono stato il primo ceccanese ad essere nominato assessore provinciale. Quella è statat un’attività che mi ha permesso di di conoscere ancora di più quasi tutti i 91 comuni della nostra provincia. Proprio in quel periodo, poi, venivo chiamato a svolgere attività politica a livello provinciale come vice-segretario provinciale della federazione del PD di Frosinone.
Nel 2012, come detto, il centrosinistra a Ceccano si presentava diviso alle elezioni amministrative. Una parte importante candidava Manuela Maliziola. Il PD e altre tre liste sostenevano la mia candidatura. Al ballottaggio del 2012 arrivano Maliziola contro Ruspandini. Lo schema sinistra contro la destra favoriva di nuovo il centrosinistra. Manuela Maliziola veniva eletta Sindaco. All’inizio della nuova consiliatura, però, perdeva un pezzo della sua coalizione, il Prc, e dopo meno di un anno la maggioranza veniva a trovarsi in seria difficoltà. Perciò, il Partito Democratico decideva di entrare in maggioranza per rafforzare il centrosinistra; ma anche questo servirà, purtroppo, a poco. Infatti, il nuovo Sindaco entrava in contrasto proprio con i partiti che ne avevano determinato la vittoria e, in una giornata estiva, senza informare nessuno, Maliziola decideva di nominare una nuova giunta, che passerà alla storia cittadina come la giunta che resta in carica un solo giorno. I partiti che avevano determinato la vittoria della Maliziola decretano la fine della sua amministrazione; il Sindaco, infatti, veniva sfiduciato dai consiglieri comunali della sua maggioranza. Per tanto tempo a Ceccano si è parlato di questa cosa ed è stato ripetuto come un mantra che il sindaco eletto dal popolo è stato sfiduciato. Vorrei fare chiarezza pure su questo punto. Lo stesso giorno, nelle elezioni amministrative, il popolo elegge il sindaco e il consiglio comunale. Una delle prerogativa del consiglio comunale eletto dal popolo è proprio quello di poter sfiduciare il sindaco, o davanti al segretario comunale o dal notaio o in consiglio comunale: sono tutte procedure previste dalla legge. Pertanto, se il sindaco eletto non è in grado di tenere unita la sua maggioranza, il problema è di sua competenza. Sarei molto cauto a scaricare le colpe sul consiglio comunale.
Un’altra motivazione che veniva addotta riguardo alla situazione era che si volevano “rottamare i vecchi”. E che c’erano resistenze. Nel 2015 si vtornava alle elezioni con il tema dominante del rinnovamento. Con un PD diviso che perderà le primarie comunali. Difatti, le primarie del centrosinistra saranno vinte da Luigi Compagnoni, sostenuto da i socialisti. Dopo qualche giorno i risultati delle primarie verranno disconosciute da G. Querqui, il quale si candiderà con una propria coalizione; la Maliziola stessa darà vita ad un’altra coalizione, parte del centrosinistra candidava Luigi Compagnoni, e il centro destra era con Roberto Caligiore. Questo il quadro delle candidature a Sindaco che si presentavano a quelle amministrative. Al ballottaggio andarono Compagnoni e Caligiore, e risulterà eletto Sindaco un candidato di destra, per la prima volta a Ceccano. Le analisi frettolose non sono di aiuto nel comprendere fenomeni politici abbastanza complessi. La Maliziola aveva fatto una campagna elettorale all’insegna del rinnovamento e della rottamazione; anche qui, come nel resto del centro sinistra, era forte il dibattito sul rinnovamento. Però, nelle elezioni del 2015, gli elettori rottamano i rottamatori. Infatti, quello su rinnovamento e rottamazione si rivela un dibattito tutto interno al centrosinistra. Una discussione sterile, in quanto privata dello spessore politico, che ha avuto l’unico effetto di spalancare le porte del Comune alla destra ceccanese.
La politica non è una cosa diversa dalle cose che ci riserva la vita. Si vince e si perde. A volte dalle sconfitte ci si può rialzare. In politica si può ripartire, a patto di analizzare lucidamente le situazioni e capire i motivi per i quali si è determinata la sconfitta. Su questo punto, ancora oggi sono convinto che non sia stata fatta un’analisi seria e approfondita. E ho l’impressione che stiamo continuando a sbagliare. L’esperienza di governo cittadino del centrodestra degli ultimi anni ha deluso molti ceccanesi, ha isolato la nostra città che, privata di programmazione, non ha potuto ricevere nemmeno risorse finanziarie regionali e nazionali. L’esperienza amministrativa della destra nel nostro comune si è conclusa nel modo peggiore possibile. Infatti, il Sindaco non è arrivato alla scadenza naturale del mandato ed è stato sfiduciato dal consiglio comunale. Il Comune è stato commissariato.
Infine, voglio ribadire l’importanza dei partiti. Sottolineo che destra e sinistra non sono la stessa cosa. La sinistra, il centrosinistra, può tornare a vincere e per farlo si deve sintonizzare con il suo popolo, perché il governo del Comune riguarda la vita reale dei cittadini. Quindi, i partiti devono mettere la faccia anche nelle elezioni amministrative, non possono nascondersi o sciogliersi tra le braccia del cosiddetto civismo. Perciò, con il personalismo estremo, senza una visione generale e uno sguardo agli interessi comuni, la nostra città non andrà da nessuna parte.
Il PD, la sinistra non possono abbandonare il proprio spazio e la propria funzione politica. La buona politica e la partecipazione dei cittadini sono elementi essenziali, vitali per la nostra democrazia. È necessario tornare a lottare affinché le cose possano cambiare, possano migliorare. È doveroso lottare contro le ingiustizie, per l’affermazione di una società più giusta, con diritti e uguaglianza, e dove al centro ci sia il rispetto dell’uomo. Ritengo questo di grande attualità.I miei occhi hanno visto tanto. Ho avuto la possibilità di assaporare le vittorie e le sconfitte. La vita mi ha dato molto e mi ha tolto tanto.,però, come disse Enrico Berlinguer: “sono rimasto fedele ai miei ideali di gioventù”.
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