Lavoro, Sicurezza e Salute, tre punti cardine di una ripartenza economica, sociale ed ambientale.
di Valentino Bettinelli – È la mattina di venerdì 15 maggio, quando la città di Venezia si sveglia con un boato e una densa nube nera, provocata da un incendio divampato all’interno dello stabilimento della “3V Sigma” di Porto Marghera, polo industriale veneziano.
Il bilancio dell’incidente è di due lavoratori ustionati e gravi danni ambientali nell’area circostante; allarme che ha fatto immediatamente scattare le misure di prevenzione da parte dei comuni interessati, con divieti di consumazione di frutta e verdura del posto e obbligo di chiudere le finestre.
Un altro caso di disastro industriale ed ambientale nel nostro Paese. Un incidente che ha di nuovo acceso il dibattito sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sul difficile compromesso tra industrializzazione e salute pubblica. Le sigle sindacali hanno subito tuonato, parlando di disastro annunciato.
L’azienda protagonista del fatto, è stata infatti al centro di lotte nell’ultimo periodo, con una serie di scioperi indetti a causa dell’inefficienza degli impianti di sicurezza e della rete antincendio. Ancora un caso, dunque, di inaccettabile calpestamento dei diritti dei lavoratori, costretti a barattare la propria salute e, a volte, la propria vita, in cambio del posto di lavoro. A pagare le conseguenze di queste attività, anche lo stato di salute dell’ambiente circostante, vessato da scarichi e nubi tossiche che ne deturpano la sana condizione e la biodiversità.
Di ieri, infatti, la notizia di una moria di pesci in laguna, evidentemente collegata al disastro dell’azienda chimica veneziana. Proprio quella laguna che era tornata a vivere e splendere durante questi mesi di lockdown, a riprova della cattiva gestione dell’impatto ambientale di alcuni siti industriali nel nostro Paese.
Porto Marghera come Trapani, come anche la nostra Valle del Sacco. Territori martoriati dalla crisi occupazionale, alla quale fa eco il disastro ambientale causato da impianti gestiti senza alcun tipo di controllo sulle emissioni e sulle sostanze altamente inquinanti disperse nelle acque e nel suolo. Un triste baratto tra salute e lavoro che ancora grava sulle spalle della nostra Nazione, costretta a vivere una condizione di subalternità rispetto ad una cattiva ed incontrollata industrializzazione che, negli ultimi anni, ha fatto esplodere decine di bombe occupazionali ed ambientali sull’intero territorio nazionale.
L’incendio della 3V Sigma di Porto Marghera è solo l’ultimo esempio di un sistema economico arrivato ormai al collasso. Un impianto che ha puntato per anni su un modello sbagliato di industria, non garantendo diritti ai lavoratori e tutela all’ambiente, favorendo condizioni tossiche di lavoro e di emissione inquinante.
Un disastro annunciato, quindi, come giustamente denunciato dai sindacati. Un disastro a cui va posto rimedio nel più breve tempo possibile. Per fare ciò, anche il ruolo dell’informazione è centrale, per garantire visibilità a problematiche messe troppo spesso in secondo piano dagli organi “mainstream”.
Ripartire da un modello economico “green” e a basso impatto ambientale è l’unica via percorribile per il nostro Paese. Unico mezzo a disposizione delle istituzioni per tornare a garantire tutele e diritti a tutti, chiudendo la drammatica stagione del compromesso lavoro-salute-sicurezza, tre diritti che devono essere i pilastri della società, non contrapposti tra loro.
Si faccia in fretta, altrimenti l’incidente di Porto Marghera non sarà più l’ultimo di una lunga lista, ma uno dei tanti, a cui farà seguito una triste sequela di notizie dello stesso tenore.
Lavoro, Sicurezza e Salute, tre punti cardine di una ripartenza economica, sociale ed ambientale.
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