Storie di militanza e di bandiere, quelle belle, le difficoltà del presente e il bisogno di futuro. L’analisi politica di Maurizio Cerroni.
Negli anni 70 lavoravo nelle squadre operative Enel della zona di Frosinone. L’esperienza lavorativa, quella sindacale e la politica, per i militanti del PCI come me era tutt’uno. Ricordo in particolare il Compagno Piero Ciofi, sindacalista, che più volte manifestò solidarietà alla mia famiglia per la tragica morte di mio padre, avvenuta sul lavoro, nel maggio del 1972 e la Compagna Gianna Pieragostina che dirigeva con determinazione le assemblee operaie degli elettrici, figlia di un Partigiano caduto nella Resistenza e di Lina, deputata PCI. Il mondo del sindacato è stato per me e per molti della mia generazione uno strumento di partecipazione; ci confrontavamo per migliorare le condizioni del lavoro e affermarne i diritti. La passione vera che sentivo con più forza era la militanza nel PCI. Organizzammo la cellula del PCI Enel e celebrammo il congresso nei locali della sezione di Ceprano. I lavori erano seguiti per conto della Federazione da Colafranceschi, responsabile lavoro della federazione di Frosinone. Con mia sorpresa fui eletto responsabile della cellula PCI ENEL di Frosinone, avevo appena compiuto 18 anni, e questo fu il mio primo incarico politico; lo accettai tra mille preoccupazioni.
Inizio così a frequentare assiduamente la federazione di Frosinone del PCI, in via Garibaldi; all’epoca diretta da Ignazio Mazzoli. Il rapporto con i funzionari del PCI è stato determinante e molto utile per la mia formazione e la crescita politica. L’attività lavorativa, l’impegno politico, mi porta a rafforzare i legami con la mia sezione del Partito Comunista di Ceccano. Il segretario del comitato cittadino era Angelino Loffredi, quello della mia Sezione Francesco Compagnone e della sezione di Colle Leo Luciano Natalizi.
Io opero con un gruppo di giovani nella sezione FGCI di Ceccano, eravamo attivi e radicati nel territorio, guardavamo al futuro, la voglia di cambiare le cose era forte; tra le battaglie importanti quella per il voto ai diciottenni, le lotte per l’affermazione dei diritti civili, divorzio e Legge 194. Tante iniziative, eravamo anche creativi e con strumenti poveri demmo vita a un giornalino cittadino. Ricordo il rumore del ciclostile, strumento indispensabile per la propaganda della Sezione, riuscimmo così a far sentire la nostra voce, vivevamo il sogno del cambiamento della generazione del post 68.
La sezione del PCI di Ceccano era quella dell’antifascista Bovieri, primo Sindaco di Ceccano, del Senatore, Angelo Compagnoni, e dei Sindaci Aldo Papetti e di Angelino Loffredi. Io mi sento onorato di aver condiviso con loro una lunga militanza in Sezione oltre all’esperienza amministrativa e umana che è stata determinante per la mia formazione.
Era l’epoca in cui erano attive anche le scuole di partito, ricordo i miei 40 giorni a Fageto Lario sul lago di Como all’istituto per la formazione giovanile Eugenio Curiel, e più tardi, i miei 10 mesi alla mitica scuola di formazione p
olitica Frattocchie.
La Sezione era lo strumento principe per l’elaborazione della nostra proposta politica, non c’era nessuna paura della discussione. Il gruppo dirigente del PCI Ceccanese era apprezzato e riconosciuto per la sua autorevolezza anche a livello provinciale, tanti i Compagni militanti della sezione PCI che sono diventati negli anni dirigenti provinciali. Anche il tessuto associativo era presente nel nostro territorio, ricordo le tante iniziative promosse dal circolo Arci e dal Presidente Gerardo Masocco, su tutte il concerto con gli Inti Illimani dopo il Golpe di stato in Cile; e ancora, le Feste di Partito, importante grande e partecipata era la Festa de L’Unita. Sono ancora indelebili le tante riunioni fatte in tutte le zone di Ceccano, le tante persone che ho avuto la possibilità di incontrare per parlare e per lavorare insieme per migliorare le condizioni della nostra comunità. Ci si sentiva di appartenere al Partito di cui si faceva parte e in cui ci si riconosceva, e attraverso questo era forte il senso di vivere la comunità Cittadina. Era forte il Noi, il valore di unità e l’impegno politico mirava veramente al bene comune.
Non è retorico dire che la Politica si deve fare tra la gente. Perché o è così oppure è niente. Credo nel primato della Politica e in quello dei Partiti che sono strumento per elaborarla, rappresentarla e tradurla in azione.
Il ruolo dei Partiti politici è fondamentale per la ricostruzione e il rilancio del Paese all’insegna di un nuovo modello di sviluppo economico e per il benessere dei molti. Purtroppo, negli ultimi anni la crisi della Politica con la conseguente sfiducia dei cittadini verso le istituzioni è stata forte e i vuoti sono stati in parte colmati da movimenti e da personalità che rapidamente conquistano il proprio consenso e che, in assenza della capacità di programmare sul lungo orizzonte e di predisporre le risposte e le soluzioni ai problemi che sollevano, con la stessa velocità e voracità vengono essi stessi consumati.
A livello locale i movimenti, le liste civiche, il trasversalismo e il trasformismo sono ancora più forti; questo non assicura buon governo e spesso molti comuni vengono commissariati prima della scadenza naturale del mandato amministrativo.
Sono convinto che dopo l’esperienza pandemica niente sarà come prima. Si torna già a parlare della centralità dello Stato che sarà determinante alla gestione delle politiche e degli investimenti per il rilancio del Paese e per indurre un nuovo sviluppo, e torneranno nuovamente centrali le forze politiche, sociali e sindacali interlocutori imprescindibili nell’elaborazione della linea e dell’azione.
La Politica e i partiti saranno sempre più determinanti per tutti i livelli di governo: Enti locali, Regione,
Provincia e Comuni e per ricostruire, o meglio, rilanciare ci sarà davvero bisogno di tutti, del Noi; non è più il momento del “particolare”!
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