Deserto da covid 19

La partita politica che la destra sta giocando sulla pelle dei cittadini

Deserto da covid 19di Mario Quattrucci – Non è bello, mi dicono, parlare di politica in questo momento. Eppure la partita che la destra sta giocando sulla pelle dei cittadini è tutta politica.

E come si diceva altrove, NE VA DELLA DEMOCRAZIA. Cosa vogliono dire, infatti, i proclami dei vari Zaia, Fontana e compagnia legando “riaprire, tornare alla normalità (si aggiunge naturalmente “con le misure di sicurezza necessarie”) e convivere col virus”? Forse mi sbaglio ma a me sembra chiaro. Essi stanno intercettando la fase, e la fase è di un rapido mutamento della situazione. Il popolo bravo e disciplinato, capace di fare quel popò di sacrifici che sta facendo, non regge più e mostra insofferenza quando non aperta contestazione delle raccomandazioni che vengono dalla scienza e per essa dal Governo. I bambini non reggono più chiusi in casa; gli anziani soli stanno morendo di pizzichi nelle loro case deserte di figli e nipoti; i giovanissimi e i giovani mordono il freno e vogliono ritornare alle loro aule, ai loro muretti, ai loro flirt ed amori, alle loro movide, alle loro bisbocce del sabato, ai loro vizi segreti…

Ma c’è molto di più. Ci sono gli imprenditori che vedono minacciata la stessa possibilità di ripresa, e ci sono − e sono una massa − soprattutto quelli che in questi due mesi non hanno potuto lavorare, né in precariato, né in nero, né in autonomo commerciale e artigianale e quindi non hanno alzato una lira… e non reggono più. E con i 600 euro, quando sono in regola e possono ritirarli, ce se fanno uno sciacquo alle gengive, diceva er sòr Giggetto. E tutto questo è vero. Ed è vero che un popolo non può essere privato delle sue libertà fondamentali per un tempo più lungo di questo, senza tragiche conseguenze sullo spirito pubblico e sulla tenuta civile e democratica. La Lega e la destra stanno cercando di intercettare questo nuovo orientamento di massa: costi quel che costi.

“Tornare alla normalità e convivere col virus” significa infatti questo: si è evitata la strage ma la partita non è vinta, anzi è persa: fino al vaccino il virus continuerà a circolare, e non c’è modo di fermarlo: quindi copriamoci bene e cerchiamo di contenerlo: riapriamo tutto con un “rischio calcolato” [frase che già circola]: scontiamo nei prossimi mesi qualche centinaio di migliaia di nuovi casi riconosciuti, con relativi morti, ma i morti ci sono sempre e valgono la vita dei più: il picco è raggiunto, la nuova ondata non ci sarà e comunque ormai siamo attrezzati, perfino a terapie intensive che anzi manco servono più perché i più li curiamo e li facciamo morire a casa oppure non li tamponiamo per niente e manco li calcoliamo: e speriamo in Dio e nello stellone d’Italia e che tutto finisca bene: quando sarà. Tutto ciò, decodificato, significa quel proclama. Anche se, ovviamente, non tutto ciò viene detto apertamente. E la gente? E il popolo? La gente e il popolo, che comprenda o no…, ma comprende, comprende…, dice: “ci sto”, corro il rischio, e… io speriamo che me la cavo. Poi se muore qualche vecchietto (ma Sepulveda aveva 70 anni, e quei 125 medici non arrivavano a 65…), se muore a qualcuno qualche parente, pace al’anima sua.

E poi? E poi, diranno Meloni e Salvini, e Zaia e Fontana, e Maroni (dopo quello che hanno combinato) vota per noi salvatori che vi riportiamo alla normalità col rischio calcolato e inoltre chiediamo d’azzerare tutto il pregresso (il che sarebbe giustissimo se applicato ai lavoratori dipendenti ed autonomi dai redditi bassi o anche medi che conosciamo, ma è una vergogna se applicato alle Banche, ai grandi evasori ed esportatori di centinaia di miliardi di euri), e, diranno, soldi a volontà a tutti (e anche questo sarebbe giusto se in quei tutti non ci fossero, in testa a tutti, e che si piglierano il 71 per cento di tutto, i grandi finanzieri, i devastatori del Paese, i delocalizzatori di fabbriche, i “legalizzati” in Olanda. Lussemburgo ed altri paradisi fiscali, i padroni miliardari della sanità privata, gli associati alle mafie, gli sfruttatori del lavoro part time a 6 euro l’ora e del lavoro in nero senza contributi, ecc. ecc.

E allora? Mi chiede quello. Allora amici la partita è dura, e meno male che il mio Partito non esiste più, e quindi io (come era allora, quando insieme a tutti gli iscritti, dovevo fare come se fossi proprio io a dover decidere e dire al Segretario cosa dovevamo fare per fare quello che dovevamo fare), adesso, non devo dire cosa bisogna fare. E se invece toccasse a te decidere per davvero? (sempre lo scomodo inquilino)… Allora direi: fàmolo noi. Fàmolo bene, ma famolo noi. Perché la situazione non regge e non possiamo aspettare l’assalto ai forni. Fuor di metafora: non possiamo permettere che ognuno faccia all’italiana quer che je pare, con la benedizione e l’aiuto di quei loschi figuri. Ne va della democrazia e del futuro d’Italia.

dalla pagina del diario Facebook di Mario Quattrucci

 

 

 

 

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Di Mario Quattrucci - emmequ

Un ex tutto. Adesso scrivo. Romanzetti e Poesie. E qualche post, come pare. Ah: anche malacoda.it

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