Primum: dare le notizie

enricomentana 350 mindi Aldo Pirone – Ieri sera il direttore del Tg La7 ha cercato di ribattere alle critiche piovutegli addosso dopo aver detto che se lo avesse saputo non avrebbe mandato in onda quella parte della Conferenza stampa di Conte in cui il premier ha risposto a muso duro, anche se con qualche imprecisione (Giorgia Meloni non era ministro nel 2012) alle accuse di “alto tradimento” lanciategli contro dalla leader di FdI e, per altri versi da Salvini. In particolare quella di “aver attivato il Mes”.

Le ricostruzioni documentate di questi giorni hanno dimostrato con dovizia di particolari e rubricato a fake news sia l’una che l’altra accusa. Il Mes, il suo concepimento, e le responsabilità in esso avute da Meloni e dalla Lega non sono “materia sdrucciolevole” come detto da Mentana e come un confuso e impreciso servizio della Sardoni aveva cercato di asserire.

Ma il punto non è questo, e non è neanche la libertà di Mentana e dei giornalisti del suo Tg e della sua Rete di esprimere le sue opinioni sui fatti della politica, per altro assai meno faziosa di altre. Cosa che essi fanno ogni giorno in modo sovrabbondante dalla mattina alla sera con talk show a ripetizione rimpinzando i telespettatori di quelle “polemichette politiche” che il direttore del Tg7 aborre.

Mentana ha detto, anche se con qualche accento patetico (la cassetta di Berlusconi del’94 mandata in onda non integralmente ecc.), di aver sempre seguito una linea di obiettività e di libertà, anche quando stava al Tg5 di Berlusconi. Salvo fare del tg5, in quegli anni, in modo enfatico e sopra le righe, com’è nel suo stile giornalistico, una sorta di bollettino quotidiano di episodi di cronaca nera e di criminalità comune che aiutarono non poco, subliminalmente, la narrazione sulla sicurezza in pericolo e la cura “legge e ordine” della destra berlusconiana, bossiana e casiniana allora all’opposizione.

Anche il modo di dare le notizie, la loro gerarchizzazione, la loro più o meno enfatica comunicazione, dovrebbe rientrare e rientra nel mare magnum delle considerazioni sull’obiettività dell’informazione giornalistica in cui si può facilmente sguazzare.

Per tornare a bomba, Il punto è non la libertà di opinione dei giornalisti e della testata, ma se queste opinioni si separano dai fatti che dovrebbero essere sempre il primo dovere del giornalismo d’informazione. Il non trasmettere la polemica politica di Conte non appartiene a un’opinione legittima, ancorché sbagliata, ma a una censura su un fatto di prima grandezza, visto che le accuse di Meloni e Salvini – definite sguaiate e censurabili, dallo stesso Mentana – erano state date, senza remora alcuna e legittimamente, dalla sua TV e dal suo Tg. Conte – dice Mentana – poteva rispondere con altri strumenti e in altro modo a Meloni e Salvini, in qual caso lui sarebbe stato felice di darne conto.

Eh no! Tu puoi criticare pure il modo, ma la notizia la devi dare. E se sei stato sorpreso e hai trasmesso in diretta quel che ha detto Conte, non concludi che se “l’avessi saputo non l’avrei trasmessa”, commenti, semmai, come ti pare il fatto avvenuto. Inoltre, non butti la palla in tribuna dicendo che si tratta di “polemichette politiche”. Anche perché l’accusa di “alto tradimento” per aver soggiaciuto e attivato il Mes, non è cosa di poca importanza se a lanciarla sono i leader dell’opposizione contro il capo del governo.

Tutto ciò non c’entra un bel nulla con la pretesa di non essere obbligati a trasmettere le comunicazioni del governo, per altro non a reti unificate e obbligate, con Chavez, la democrazia, la libertà d’opinione ecc.

C’entra solo con un giornalismo che le notizie le dà e, dopo averle date, non se ne pente.

Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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