di Aldo Pirone – Alessandra Mussolini è una donna volgare. Anche fra i suoi, vedi la Carfagna, c’è chi la definì una “vajassa” napoletana. Un paragone insultante, non per la Mussolini ma per quelle laboriose e rumorose popolane partenopee.
La “nipotissima” del “duce”, che i partigiani scovarono mentre scappava travestito da tedesco, ha trovato il modo di insultare Liliana Segre invitandola a non trasformarsi da “nonnina a strega di Biancaneve”*. L’appellativo di nonnina lo usava Mengele, l’”angelo della morte”, ad Auschwitz quando selezionava le ebree anziane per mandarle alle camere a gas. Non c’è da meravigliarsi.
Alessandra ha sempre voluto farsi chiamare con il cognome del nonno sia per ragioni elettorali – farsi riconoscere meglio sulla scheda dai nostalgici di Benito – sia per cercare di assomigliargli. C’è riuscita benissimo. È regola della vigliaccheria della destra fascista, quando non può contestare il macigno della verità storica, cercare di sporcare chi ne è stato vittima e testimone. E quel macigno, l’antisemitismo e il conseguente Olocausto, è un’eredità di famiglia cui la Mussolini non può sfuggire né negare. Poteva ripudiarla, facendosi chiamare con il nome del marito, Floriani. Anche se non proprio onoratissimo, com’è noto. Invece ha voluto portare il cognome di chi è stato uno stregone per tantissimi italiani e un orco per tanti bambini ebrei.
E poi, se proprio vogliamo restare alla favola di Biancaneve, l’unica che potrebbe interpretare benissimo la strega è proprio la nera Alessandra.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
*Alessandra Mussolini a gamba tesa contro Liliana Segre per la posizione dalla senatrice a vita sull’intitolazione di una via di Verona a Giorgio Almirante. La nipote di S.E. aveva mal digerito le dichiarazioni della Segre, arrivate in seguito alla decisione del consiglio comunale della città scaligera di conferirle la cittadinanza onoraria; un’onorificenza assegnata nello stesso giorno dell’intitolazione di una strada al leader del Msi.
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