di Redazione – Alea iacta est. Germano Caperna lascia il PD senza spendersi e spandersi in troppi convenevoli. Lo lascia da capogruppo provinciale del partito, mentre siede a palazzo Iacobucci da consigliere con delega relative alle strade, alla polizia provinciale e ai trasporti. Lo lascia mentre il suo padre putativo politico, Antonio Pompeo, resta serrato nelle diatribe del PD.
Un divorzio in piena regola, senza possibilità alcuna di ripensamento. Se la corsa senza vessillo rosso verde nelle elezioni di maggio era stato un primo passo fuori dal recinto del partito, la partecipazione alla decima Leopolda ha confermato che il corteggiamento esterno era avviato. Il passaggio successivo non poteva che essere l’adieu alla zingarettiana volontà e la stretta di mano a Renzi e ad Italia Viva. Una militanza sì nuova, ma che trascina inevitabilmente con sé i dissapori intrinsechi alla grande famiglia del PD nel basso Lazio. Un partito spaccato tra “Pensare democratico” di Francesco De Angelis e le idee di Antonio Pompeo: un tira e molla di poltrone e intese, a discapito dell’esercizio del potere votato alla buona politica.
Uno stallo alla messicana che diventa inevitabile traduzione di immobilismo programmatico, mancato ricambio generazionale, se non rarissime eccezioni, dove non spiccano le persone ma più i personalismi. E quando una nave vacilla, prima di vederla inabissarsi, saltare sulla scialuppa di salvataggio non è solo mossa intelligente ma lungimirante. Caperna, che la politica la vive e la fa da anni, ha guardato ben oltre l’imminenza dei tesseramenti, ed ha iniziato a posizionare le tessere per la prossima tornata elettorale che, con buona pace di molti, potrebbe vederlo candidato sindaco. Non naviga certo a vista il consigliere, tanto che oltrepassa il confine di Italia Viva in buona compagnia. Cristina Verro, ad oggi presidente del consiglio comunale e tra le amministratrici più apprezzate dell’assise, lo ha seguito senza dubbio alcuno, certa di poter sposare le prospettive renziane e interpretarle anche sul territorio verolano. Un’accoppiata collaudata nella lista civica Veroli Proxima, che ha conquistato oltre 1800 voti, accaparrandosi un primato di fatti e poche parole. Un numero di consensi che assicura terreno solido e fertile alla nuova era Cretaro.
A sventolar la tessera di Italia Viva con i compagni di brigata anche Patrizia Viglianti, Assessore al secondo mandato, e già asse portante di Proxima. La squadra che rappresenterà Matteo Renzi sul territorio ernico si è costituita in un comitato civico dal nome “Veroli Città Viva”; nato da pochi giorni, annovera già una rosa di nomi che nella politica verolana contano parecchio e da molto. Ammutinamento di massa per il circolo del Partito Democratico locale, che perde, oltre a più di un militante, anche il Presidente Cesidio Trulli e il Tesoriere Stefano Iannarilli. Resta il timoniere, il Segretario Toni Pironi, con un cerino bruciante piuttosto corto in mano, pronto a rimettere in riga i suoi, con fila tutte da rimpinguare.
La fluidità partitica che oggi si racconta a Veroli è una letterale trasposizione nel piccolo, di logiche vigenti tra le alte sfere. Le proposte ci sono, spesso sono affini e sposano principi comuni: partiti che vantano stessa dinastia e retaggio ideologico, eredi dello stesso testimone da contendersi. Quello che spinge alla scissione è la possibilità o meno di rendere atti le idee, abbandonando le bagarre personali. Quando a trionfare però non è un solido andamento amministrativo piuttosto una sequela di trofei ad personam, il rischio è la decadenza del confronto democratico.
Sarà forse per questo che tanti politici collaudati hanno preferito uscire dal seminato pur di preservare un posto nella dialettica politica? Perché credere nella costituente del partito è dovere etico, ma dar voce ai cittadini che hanno legittimato con il voto la rappresentanza, è il primo imperativo di fedeltà. Poterlo fare è l’essenza della democrazia rappresentativa, qualsiasi casacca si indossi, anzi a volte cambiarla, è il vero compromesso da accettare per essere essere al servizio dello Stato, come Costituzione e morale comandano..
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