sistemi economici 350 min

sistemi economici 350 mindi Ivano Alteri – Nel suo intervento su UNOetTRE.it su crescita economica e sviluppo, Donato Galeone indica una questione di fondo che molti sembrano non voler vedere: la crescita economica, da sola, non comporta un vantaggio per tutti, bensì, al contrario, solo l’arricchimento di pochi e pochissimi e l’impoverimento di molti e moltissimi. Più precisamente egli individua nell’attuale “modello liberista globalizzato dell’economia” la causa di tanto insopportabile male. E noi siamo perfettamente d’accordo con lui.

Ma le sue potrebbero sembrare le solite chiacchiere lamentose dei buonisti, delle anime belle che ancora si attardano a pensare agli “ultimi”, poverini, invece di pensare realisticamente a far funzionare le cose… Allora è meglio dare a quelle parole una qualche concretezza, qualcosa che si possa vedere con gli occhi e con la mente, e a cui si possa credere senza affidarsi alle parole altrui; per dimostrare come le cose, in realtà, non funzionino affatto.

Così, siamo andati a rovistare tra le carte della nostra contabilità casalinga, alla ricerca di prove di quanto da lui affermato e di cui anche noi siamo assolutamente convinti. E abbiamo scovato un bollettino postale, il cui pagamento è stato effettuato il 03/09/1996 a favore del Comune di Frosinone, relativo al canone per il servizio idrico, pari a £ 63.679 per l’intero anno 1995. Cioè, in quegli anni, il bilancio economico di una famiglia tipo registrava un costo per l’acqua pari agli attuali € 33,00 circa l’anno. A distanza di ventiquattro anni, dopo le privatizzazioni liberiste, oggi quel bilancio familiare, già impoverito per le stesse politiche in altri campi, sopporta invece un costo di circa € 1.200,00 l’anno, con un aumento monstre del 3.636%! Dividendo questa percentuale da vertigine per i venticinque anni considerati (1995-2019), abbiamo un aumento medio annuo del 145,44%, mentre l’inflazione media annua, nel medesimo periodo, è stata dell’1,97% circa. In altre parole, rispettando l’andamento dell’inflazione, oggi dovremmo pagare € 49,25 l’anno, in luogo di € 1.200,00.

Ma, si dirà, a questo mostruoso aumento dei costi del servizio causato dalla privatizzazione sarà seguita una altrettanto “mostruosa” efficienza degli impianti idrici frusinati. Niente affatto. Come si può leggere in un articolo di Milena Gabanelli del 15 maggio 2018 sul Corriere della Sera, e come era già tristemente noto a noi ciociari, in testa alla classifica dei comuni che sprecano acqua “c’è Frosinone dove la rete colabrodo butta via addirittura il 75% dell’acqua nel tragitto dall’impianto di erogazione ai condomini”. E le altre città italiane, sottoposte al medesimo sistema, non vanno affatto meglio (sempre dall’articolo di Gabanelli: Potenza 68,8%, Cagliari 59,3%, Palermo 54,6%, Bari 52,3%, Firenze 47,1%, Trieste 46,8%, Roma 44,1%, Perugia 41,4%…).

Come si ricorderà, quando la classe politica del tempo, già avviata all’autodistruzione, discuteva delle privatizzazioni, in particolare della gestione dell’acqua, come panacea di tutti i mali, le chimere che ci poneva davanti agli occhi erano quelle del miglioramento del servizio al consumatore, della efficienza degli impianti e, soprattutto, della riduzione del costo finale al consumatore grazie alla mitica, ma proprio mitica, concorrenza. A distanza di ventiquattro anni, le chimere sono tutte scomparse, gli impianti fanno acqua da tutte le parti, i consumatori sono trattati a pesci in faccia, i costi familiari sono lievitati alle stelle. Con la privatizzazione del servizio idrico, a Frosinone abbiamo avuto un aumento del costo del 3.636% e oltre il 75% di dispersione idrica. Altro che riduzione dei costi ed efficienza!

È forse, questo, un caso particolare, un’eccezione? No, è la regola; il drenaggio di denaro dal basso verso l’alto, anche a scapito della qualità, è la regola. La ricchezza prodotta da tutti noi è stata e continua ad essere accaparrata dai lestofanti, oggi anche autorizzati da quella classe politica che avrebbe dovuto, invece, impedirglielo.

L’accaparramento di risorse è la base dell’attuale sistema economico. Ma l’accaparramento era un istinto ostativo, perché troppo basso, persino per le semplici comunità umane delle origini, persino per l’effimera costituzione di un’orda, figuriamoci se può essere posto alla base delle nostre società iper-complesse, senza subire, tutti noi, danni inenarrabili.

Questo è il “modello liberista globalizzato dell’economia” che pretenderebbe di trasformare in merce anche la mamma, e che Galeone inchioda al banco degli imputati per gravi delitti economici contro le persone che lavorano. Questo è il modello economico dell’accaparramento. Questo è il modello economico che bisognerebbe urgentemente superare. E sarebbe tanto urgente farlo che, se proprio non riuscissimo a metterci d’accordo sulle soluzioni da dare al problema, quanto meno dovremmo metterci d’accordo sul problema. E dire: sì, questo sistema economico è il problema.

Frosinone 27 ottobre 2019

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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