di Antonella Necci – Il 1° luglio 2018, Capitano Ultimo ha pubblicato sul suo blog un articolo molto polemico intitolato “Kontro la repressione e l’ oppressione“. Nell’articolo si parla di “mobbing di Stato” e vi è un’aperta denuncia sulle minacce, le offese e gli abusi di potere del Pd, con nomi e cognomi.
L’articolo termina con queste parole: “Chiediamo giustizia, chiediamo dignità, e lotteremo fino alla fine per la giustizia dei combattenti, della povera gente, del popolo che voi, con le vostre banche avete manipolato, sfruttato e oppresso”
Ne riportiamo la parte piu’ coinvolgente.
«… le minacce e gli abusi di potere del ministro della difesa Roberta Pinotti non hanno scalfito la nostra Fede nei principi della costituzione; è chiaro che le minacce e le offese di Matteo Orfini presidente del Partito democratico non hanno scalfito la nostra fede verso il tricolore e verso le libere Istituzioni;
E’ chiaro che le calunnie, le offese e le minacce dei Dubbi e dei Fogli o degli altri organi di disinformazione più o meno quotidiani, più o meno manipolati dal tiranno ex tiranno, non ci intimoriscono, nonostante la forza di intimidazione che gli deriva dal loro ampio vincolo associativo con le lobbi del potere palese ed occulto a cui sono organici e di cui sono servili portavoce.
E’ chiaro che non ci intimidiscono le interpellanze parlamentari più o meno esibite di Luigi Zanda, di Fabrizio Cicchitto, di Michele Anzaldi e di tutti i superficiali complici (a vario titolo ex ministri e ex presidente del consiglio compreso) interpreti a varia intensità, di una repressione barbara, spregevole che ha avuto ed ha un solo comune denominatore: la tutela dei privilegi di lobby e di casta, di parenti e di Babbi che sono espressione del potere e dei privilegi del tiranno ex tiranno di turno che avete dovuto compiacere ed a cui dovete subordinata riconoscenza .
Noi siamo carabinieri, noi siamo figli del popolo e non ci piegheremo al vostro potere truccato, alla vostra tirannide, alla vostra persecuzione, al vostro mobbing di Stato.
La storia si conosce. Fu l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini a chiedere la riattivazione della scorta a Capitano Ultimo. Una scorta che consiste di un’auto non blindata e di un paio di guardie del corpo.»
È nota anche la polemica che seguì tra il Colonnello De Caprio e il Comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri.
Capitano Ultimo istituì un sondaggio sulla sua pagina Facebook per stabilire se il Generale Nistri fosse un vero militare o semplicemente un burocrate. Troppo. Eccessivo. Ma di sicuro la rabbia del Colonnello nel sentirsi messo all’angolo dalla burocrazia militare e politica era stata a lungo repressa.
È storia recente, invece che è stata riavviata la procedura per togliere la scorta al Capitano Ultimo. Nel leggere il breve comunicato nel quale spiccano nomi del PD che sono ritornati alla ribalta, non è difficile dire che la ministra Pinotti non vedeva l’ora. Chissà cosa c’è dietro a tanto accanimento. Magari i post che qui si allegano non sono graditi. Come questo. Recentissimo, che parla di quanto sta accadendo nelle ultime ore.
«Non c’è tregua per il Capitano Ultimo, sotto il perenne attacco di istituzioni dedite al dictat del potente di turno.
Solo nel giugno scorso, dopo una battaglia legale che ha visto il colonnello Sergio De Caprio, ricorrere al Tar contro la decisione del Ministero dell’interno che aveva revocato la tutela perché non esistevano segnali di pericolo, la stessa era stata riassegnata».
Ora la nuova doccia fredda.
É lo stesso Ultimo a darne l’annuncio durante l’incontro al Festival del giornalismo ad Osimo:
«…sette giorni fa, hanno riavviato la procedura per toglierla, perché vogliono che uno si arreda, che accetti il sopruso e l’abuso e non sarà così, combatteremo fino alla fine.»
Lo stesso Colonnello De Caprio, in precedenza, aveva spiegato il perché la pericolosità di Leoluca Bagarella non viene meno con il tempo, é la stessa legge che ha introdotto il 41 bis ad affermarlo.
«Se da un lato la legge afferma che la pericolosità di Bagarella non verrà mai meno, dall’altra burocrati dediti al servilismo al potente di turno, ripropongono la medesima procedura nel tentativo di isolarlo sempre di più.»
Lo vogliono servire su un piatto d’argento alla mafia? Le istituzioni fanno la loro parte con una complicità tanto palese quanto vergognosa.
Se per molti mesi, gente comune, il Popolo, ha sostenuto la battaglia di Capitano Ultimo proponendo iniziative collettive anche via web, se le istituzioni porteranno a termine questo meticoloso piano scellerato, si ritroverà il Popolo al di fuori dei loro Palazzi che chiederà loro conto, alzerà la voce. Perché é inutile chiedere l’intervento della politica quando é la stessa politica che continuamente lo attacca.
Lui é Ultimo, un carabiniere combattente che ha servito e serve il Popolo, che ha condotto indagini senza guardare in faccia nessuno, senza accettare compromessi, non é Ruotolo, giornalista, per il quale é bastata una telefonata del presidente della commissione antimafia, dell’ex ministro Orlando, per far riassegnare la tutela.
«Lo Stato é la comunità e chi, nelle istituzioni é all’opera per revocare nuovamente la tutela a Capitano Ultimo, non ha l’approvazione del vero Stato-Comunitá.
La mafia si nutre del silenzio e della complicità, le istituzioni, nel caso specifico, senza conoscere vergogna, sono complici della mafia.
Siamo pronti, Ultimo ha combattuto per tutti noi e non sarà mai solo!»
Il Capitano Ultimo non sarà mai solo, perché la gente comune come i veri militari sanno distinguere tra burocrazia servile e generoso eroismo. E sanno che di fronte alla necessità di difendere chi ha bisogno lo stato o è assente o rema contro. Tutto perso dietro ai messaggini WhatsApp di chi si crede un grande leader politico.
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