orgoglio

orgogliodi Ivano Alteri – Tutte le battaglie che il mondo dell’associazionismo, sinistra compresa, sta combattendo sul territorio, e alle quali aderiamo con convinzione e determinazione nella gran parte dei casi, hanno nondimeno tutte una stessa caratteristica, che lascia il sapore della insoddisfazione: sono tutte, ancora, “contro” qualcosa. A nostro parere, questo è il sintomo di una crisi di crescita del tessuto associativo ciociaro, che non riesce a compiere il passo ulteriore del suo cammino verso la compiutezza politica, che sola potrebbe dare alla parola “partecipazione” il senso pregnante che gli attribuisce la Costituzione Italiana; che sola, in definitiva, potrebbe dare efficacia politica alle aspirazioni di quelle associazioni e di quegli associati.

A nostra memoria, ma forse a memoria della storia, il nostro territorio non è mai stato così pullulante di associazioni di cittadini come lo è ora. E se da una parte questo è il frutto amaro della dissoluzione dei partiti, che sono stati i propugnatori e i catalizzatori della partecipazione politica per molti decenni del secolo scorso, dall’altra, è anche il frutto dolce della maturazione di una comunità che inizia ad acquisire consapevolezza di sé, a porre le basi per una democrazia efficiente ed efficace, a tendere all’autogoverno.

C’è da chiedersi se il tempo trascorso dalla nascita di questo fenomeno sia stato sufficiente alla maturazione collettiva necessaria a compiere l’ulteriore passo verso la determinazione politica delle volontà; o se, al contrario, non sia opportuno continuare a fare esperienze associative di “opposizione”, prima di pretendere di farsi soggetto collettivo politicamente determinante. In ogni caso, non può far male tentare di avere chiara la strada che si dovrà percorrere, anche se più lentamente.

Ai fini della nostra comprensione è stato utile fare a noi stessi alcuni esempi.

Un primo esempio riguarda la vicenda della Certosa di Trisulti. In questo caso la sinistra territoriale, e i movimenti in generale, hanno mostrato una capacità di resilienza e aggregazione che probabilmente ha stupito gli stessi promotori delle iniziative. Il movimento che si è creato contro l’ipotesi d’impiantare lì una scuola sovranista, populista, dalla cultura ultra reazionaria come quella di Bannon, è riuscito a bloccare (almeno così pare) un’operazione illecita, accaparratrice e portatrice di una cultura dai contenuti spesso orripilanti.

Tuttavia, a chi sente di appartenere a quella tradizione culturale il cui motto era e resta “studiare, studiare, studiare”, prendere consapevolezza di combattere una battaglia politica nientemeno che contro la nascita di una “scuola” (!), fa venire un brivido gelido lungo la schiena. In quel preciso istante, si palesa alla mente una terribile contraddizione che, all’inizio oscura, alla fine arriva a schiarirsi e a porre una fatidica domanda: “ma anziché stare qui a combattere contro la scuola di qualcuno, non dovremmo più coerente impiegare le nostre energie per crearne una nostra?”. Ma questo passo ulteriore non è stato compiuto.

Inoltre, mentre il movimento è risuscito (almeno così pare) a bloccare la illecita operazione di Bannon, non è stato in grado di proporre un’alternativa alla gestione della Certosa; la quale, abbandonata all’inerzia, è senz’altro condannata al decadimento e all’annientamento. Forse una soluzione potrebbe essere fare della Certosa di Trisulti il luogo “delle” scuole politiche, magari compresa quella di Bannon? Ma questo passo ulteriore non è stato compiuto.

Un altro esempio riguarda il tema dell’acqua pubblica. Anche in questo caso, il movimento dei cittadini è riuscito a far scoppiare tutte le contraddizioni presenti in seno alla classe amministrativa e politica, nonché alla classe dirigente più in generale; a partire dal referendum del 2011, che, sancendo la volontà collettiva di riportare l’acqua nella proprietà e nella gestione pubbliche, ha costretto i nemici dei beni comuni, gli accaparratori dei beni comuni, a venire allo scoperto e violare palesemente la democrazia referendaria. L’entità di questa loro prepotenza è la misura stessa della loro sconfitta morale e culturale. Tuttavia, politicamente parlando, il movimento non ha saputo, nel concreto, ricondurre l’acqua nella proprietà e nella gestione pubblica. Si tratta di un problema più generale, è vero; ma non mancherebbero, a livello territoriale, tante piccole iniziative tendenti alla soluzione complessiva. Forse una soluzione potrebbe essere creare un “governo ombra” per la gestione del servizio idrico, composto da associazioni, esperti, amministratori, politici che volessero impegnarsi nella realizzazione concreta dell’obiettivo referendario: la ri-pubblicizzazione dell’acqua. Ma questo passo ulteriore il movimento non l’ha saputo, potuto, compiere.

Un altro esempio ancora riguarda la spinosissima e pericolosissima gestione dell’immondizia. In qualche caso il movimento è riuscito a bloccare i tentativi di mantenere la Ciociaria nella condizione di pattumiera del Lazio; in qualche altro caso, meno. Ma non c’è dubbio che, anche qui, l’azione collettiva dei cittadini sia riuscita a far emergere la cattiva coscienza della classe dirigente più generale, e che ci sia ora un coro, ormai, a dire che “il re è nudo!”. Tuttavia, tale movimento non è arrivato a formulare una proposta praticabile e risolutiva per una nuova e più salubre gestione del ciclo dei rifiuti. Questo passo ulteriore, il movimento non ha saputo, potuto, voluto compierlo.

Siamo convinti, insomma, che molti dei problemi dei territori e del Paese possano essere davvero affrontati e risolti solo attraverso una massiccia, organizzata e consapevole partecipazione popolare, e che ogni altra via sia illusoria e velleitaria. Ma forse occorre aspettare che maturino i tempi, perché anche quella consapevolezza maturi, perché maturi l’esperienza democratica, e si inizi a comportarsi davvero come se il mondo che auspichiamo esistesse già. O forse no, non è opportuno aspettare. In ogni caso, qualsiasi scelta compiremo, non resterà senza conseguenze.

Frosinone 12 luglio 2019

 

 

 

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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