inquinamento_del_sacco_350 260 min

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile ’19: Per l’Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale “Lazio” denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell’ambito di un’attività d’indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l’acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all’agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

5 aprile 2019

 

 

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