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Schiuma nel Saccodi Emanuela Piroli – Finalmente le istituzioni, tutte, unite, senza colori e rivendicazioni, salvo qualche tentativo di strumentalizzazione, si prodigano ad affrontare la drammatica e decennale situazione ambientale della valle del Sacco, in modo concreto. Certo ci voleva un evento eccezionale, in senso negativo. Per giorni il fiume è stato ricoperto di schiuma, con un livello di tensioattivi inquinanti superiore di 8 volte il livello massimo accettabile (analisi Arpa). E ci voleva l’azione dei tanti cittadini che si sono organizzati, disperati, arrabbiati, ma non rassegnati, ed hanno puntato il riflettore sul nostro territorio, ottenendo una grandissima risonanza mediatica.

Buoni i provvedimenti pianificati da istituzioni, enti e magistratura, speriamo di poter vedere presto i primi risultati. In particolare mi auguro che riguardo agli scarichi illeciti, non ci si limiti a colpire soltanto i pesci piccoli e che la bonifica non si avvalga solo della fitodepurazione, ma che si pensi a fondi e tecnologie più avanzate ed efficaci, penso ad esempio alla possibilità di pulire il letto del fiume e alla realizzazione di impianti di depurazione con sistemi specifici per il trattamento dei diversi inquinanti. Perché leggendo qua e là, pur non essendo di mia competenza, ho scoperto che essendo ogni sostanza differente dall’altra, senza filtri idonei, la depurazione non si verifica e addirittura si può bloccare. Vogliamo parlare poi degli odori nauseabondi! Certo quelli non li vedi, non li puoi fotografare né riprendere, ma le sostanze che li provocano le respiriamo. Come si intende procedere in merito?

Ciò che mi ha sconcertato, però, è che non ci sia stato, da parte di alcuna istituzione, durante le varie audizioni, alcun riferimento al “registro tumori”, che la cittadinanza sta chiedendo con forza e determinazione e che è uno strumento indispensabile per valutare l’associazione tra inquinamento ambientale e patologia oncologica, per avere una idea più chiara della situazione ed intervenire in termini di prevenzione. L’obiettivo del registro tumori è quello di “disporre di informazioni di alto valore sia clinico sia epidemiologico a livello individuale e di popolazione”. Il registro tumori della Regione Lazio è stato istituito nel 2015, con la Legge Regionale n.7 del 12 giugno. All’epoca espressi la mia soddisfazione in merito, ma il suo regolamento è stato approvato ben due anni dopo, il 21 novembre 2017, e ad oggi non risulta ancora attivo online. Andando sul sito web della Regione nella pagina del registro tumori, in fondo, alla voce stato di realizzazione, c’è scritto “in corso di realizzazione”.

L’unico registro attivo e aggiornato in Regione è quello della provincia di Latina, istituito addirittura nel 1982, come progetto pilota. Da allora sono passati appena 36 anni! Proprio per questo stallo, alcune città del frusinate si stanno adoperando per elaborarne uno proprio, con la speranza che la Asl conceda loro l’autorizzazione. E forse potrebbe essere una soluzione parziale per iniziare ad avere dei dati corrispondenti alla realtà. Perché c’e una percezione chiara del quadro, ma ahimè non è ancora quantificabile. Quindi mi unisco con forza al coro di quanti chiedono il registro tumori e trovo inconcepibile che si debba “chiedere”, “urlare”, quando dovrebbe essere una priorità di chi è chiamato ad adoperarsi per garantire il diritto alla salute dei cittadini.

Io ho un sogno, vorrei che l’attenzione mediatica per la nostra terra e per la mia Ceccano, possa un giorno essere per la sua bellezza, per lo spirito di accoglienza, per le sue attrattività naturalistiche, storiche e culinarie e che da essa non si desideri più scappare, ma restare.

Di Emanuela Pirolli

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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