di Aldo Pirone – L’ultima vicenda giudiziaria dello stadio della Roma, ancora in corso del resto, si presta ad alcune osservazioni sparse ma, in verità, a nessuna novità sostanziale.
La prima osservazione risaputissima è che la politica, da destra a sinistra passando per il centro, continua a essere ampiamente infiltrata, per essere buoni, dagli interessi speculativi e finanziari. Nel ramo costruttori, che a Roma è sempre stato particolarmente florido, chi fosse Parnasi lo si sapeva da sempre. Parnasi ha finanziato, anzi “unto” come suole dirsi, un po’ tutti perché, come ammiccava un altro rinomato costruttore romano, Sergio Scarpellini, anche lui assurto agli onori delle cronache giudiziarie, “so’ tutti bravi ragazzi”. Com’è noto oltre al finanziamento ai partiti di governo da parte di imprenditori, banchieri e potentati economici vari, caratteristica del sistema politico della Prima Repubblica, nella seconda si sono aggiunti anche i finanziamenti ad personam di governo e di opposizione. Secondo Vincenzo Bisbiglia de “il Fatto Quotidiano”, per le elezioni regionali del Lazio Parnasi ha elargito denaro ad Andrea Ferro (Pd), 5.000 euro; Emiliano Minnucci (Pd), 5.000 euro; Riccardo Agostini (Leu), 15.000 euro; Giulio Mancini (Pd), 5.000 euro; Renata Polverini (Fi), 10.000 euro. E ancora: Francesco Giro (Fi), 5.000 euro; Luciano Ciocchetti (Nci), 10.000 euro; Roberto Buonasorte (Lista Pirozzi), 5.000 euro. E poi ci sono i 25.000 euro alla Pixie Social Media di Adriano Palozzi”. Tutto regolare, a quanto pare, dal punto di vista legale. A parte l’arrestato Palozzi. Non altrettanto dal punto di vista politico, soprattutto per chi dice di essere di sinistra. A questo proposito la dichiarazione dell’assessore PD regionale Michele Civita – “Ho chiesto aiuto per mio figlio, è stata una leggerezza compiuta in buona fede” –risulta essere una resa ai tempi correnti, assai malinconica, vista la sua antica provenienza politica dal PCI berlingueriano,
Seconda osservazione. Già acclarata da anni, riguarda la gaglioffaggine di Salvini. Negli ultimi giorni il “bauscia” milanese è stato sulla cresta dell’onda – è proprio il caso di dire – a spese degli immigrati della nave Aquarius e di altre che si stanno avvicinando all’Italia, mentre l’altro giorno ha fatto lo spiritoso “autodenunciandosi” per le partite di calcio viste insieme a Parnasi, mentre non ha detto nulla sulle indagini che riguardano i bei soldi che il tifoso-costruttore passava a una Onlus vicino alla Lega. “Ci sputtaneranno un po’ – diceva l’amico Luca secondo “la Repubblica” – ma sotto un certo aspetto è positivo perché si saprà che siamo vicini alla Lega”. Da notare la finezza dell’accostamento fra il termine “sputtanamento” e Lega salviniana.
Terza osservazione. Già evidente urbi et orbi. Che lo stadio della Roma fosse una tradizionalissima speculazione dove l’interesse pubblico era inesistente e puramente declamatorio, era già chiaro ai tempi del sindaco Marino che gli dette la sua benedizione. L’accordo fatto in seguito dall’amministrazione “grillina” della Raggi, e trattato da Lanzalone, stava in quel solco: la solita scelta fatta da un costruttore su un’area di sua proprietà – proprietà, per altro, con qualche contenzioso giudiziario pendente -, che in cambio di cubature offre opere pubbliche che servono solo al suo progetto speculativo, cui segue a ruota la disponibilità del Comune a variare il PRG per venire incontro ai desiderata del benefattore pubblico di turno. Si chiama, come si sa, urbanistica contrattata, dove a rimetterci è sempre il pubblico in favore del privato.
Quarta osservazione. Anche questa ormai nota. La permeabilità del M5s ai faccendieri e agli approfittatori. I “grillini” non sono in grado di selezionare una classe dirigente e non solo per il dato oggettivo di mancanza di tempo: un Movimento cresciuto troppo in fretta, in modo inversamente proporzionale alla perdita di credibilità degli altri partiti, soprattutto quelli nel campo del centrosinistra. Alla débâcle formativa contribuisce un’ideologia rousseauiana, secondo cui è il cittadino in astratto che deve farsi direttamente governo senza mediazioni corruttrici della sua naturale e innata bontà. Questa ideologia del “buon selvaggio – che ha alacremente operato per il peggio – fa trovare spersi i suoi sostenitori quando, eletti “cittadini portavoce”, sono chiamati a governare. Allora cercano affannosamente le “competenze” fra i conoscenti, gli amici, i familiari o attraverso i curricula professionali, come se fossero bastevoli e sostitutivi di curricula ben più corposi: politici e morali. A Roma l’insipienza della Raggi su Marra e company ha portato al Lanzalone di Casaleggio junior, Grillo senior, Bonafede e Fraccaro. E siccome il “Lanza” aveva fatto così bene gli interessi di Parnasi sullo stadio, era giusto “premiarlo” – come ha detto Di Maio – mettendolo a capo dell’Acea. E qui arriva subito la difesa “grillina”: sì ma noi quando i mariuoli, o supposti tali, si manifestano li cacciamo. E’ vero, ma a parte che a Roma si sono manifestati da subito (vedi Marra), il punto è che intanto hanno fatto danni non sempre facilmente riparabili, soprattutto alle casse comunali e, quindi, di tutti i cittadini. Oltre che al M5s medesimo. Il fatto è che per tenere lontano i faccendieri e altri vari profittatori non basta il certificato penale ci vorrebbe anche quello morale, ma questo non si trova nei curricula; lo si dovrebbe trovare nella formazione politica e ideale militante, sorretta da una visione della società e del mondo; non nella pesca a strascico nella società civile, dove nella “rete” vengono a impigliarsi volontariamente pure tanti scorfani.
Quinta osservazione. Anche questa risaputissima. La Raggi non è un’aquila. Ma questa vicenda dimostra che anche i suoi “commissari” non lo sono. La sindaca ormai si va “boschizzando” nel senso di Maria Elena. L’altra sera ha detto che la attaccano perché è donna. Il che è tutto dire. Adesso scarica la responsabilità politica della scelta di Lanzalone sul “nazionale”, confessando implicitamente che c’è chi decide per lei, da quando la sua giunta ha cominciato a essere una porta girevole da Grand Hotel a “cinque stelle”.
Sesta osservazione. Già accertata. L’amministrazione Raggi non ha una politica urbanistica. Per ora procede in completa contraddizione con quanto enunciato nel programma elettorale. Basta rileggerne i primi tre impegni nelle “Linee di azione” urbanistica: 1) “Moratoria di previsioni di nuove espansioni per verificarne le necessità e blocco delle edificazioni su aree a rischio idrogeologico e su quelle agricole”. 2) “Garantire l’interesse collettivo su quello privato, mediante la definizione di una reale normativa perequativa che limiti il plusvalore della rendita fondiaria ….”. 3) “Le trasformazioni urbanistiche devono essere quelle dettate dalla pianificazione pubblica…”.
Proprio come nella faccenda dello Stadio di Parnasi-Pallotta-Lanzalone.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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