toglieremo iva alla zanicchi 350 260 min

toglieremo iva alla zanicchi 350 260 mindi Aldo Pirone – La cronaca politica, ormai priva di pensieri lunghi, è traboccante di quelli corti, cortissimi e anche un po’ confusi. Ogni tanto c’è qualche accadimento minore che viene a ricordarci che siamo messi male. Come se, per la bisogna, non bastassero quelli maggiori e ufficiali ancora ruotanti attorno al quotidiano gioco delle tre carte – che poi, visti i giocatori, si potrebbe definire anche un tressette (Di Maio, Salvini e Berlusconi) col morto (PD) – di chi dovrebbe formare uno straccio di governo.

Ieri (mercoledì 2 maggio) a farci sorridere, amaramente, è stata Iva Zanicchi, detta anche “L’aquila di Ligonchio” quando, negli anni ’60, a competere con lei in bravura c’erano altrettante ugole d’oro come “La tigre di Cremona”, Mina, e “La pantera di Goro”, Milva. La pennuta signora, qualcuno lo ricorderà, è stata fin dall’inizio una fan sfegatata di Silvio Berlusconi. C’è chi dice che in questa sua infatuazione politica molto contarono le sue lunghe performance nelle TV dell’ex cavaliere, ma sarebbe fare torto a chi, essendo nomata aquila, aveva uno sguardo così acuto da individuare nello statista di Arcore un prodigio politico.
Nel 2001, alla vigilia delle elezioni politiche che videro il signore di Mediaset surclassare una sinistra già abbastanza scombussolata, sostenne, in rappresentanza della gente di spettacolo pro Forza Italia, un immemorabile confronto con Sabrina Ferilli icona della sinistra d’antan. La sua argomentazione principale: per sapere se Berlusconi è capace o meno, bisogna, come il budino, provarlo e quindi votarlo. Come se non fosse già ampiamente chiaro che il dolce era guasto ab origine. Fu ricompensata per tanta dedizione. Divenne deputata al Parlamento europeo per FI nel 2008 (subentrata) e per il Pdl dal 2009 al 2014. Candidata per conto di Berlusconi lo è stata più volte. Sebbene assidua alle sedute a Strasburgo non si ricordano sue significative iniziative legislative. Poi, qualcosa con il cavaliere deve essersi rotto nel tempo.

Ospite ieri di un “giorno da pecora”, la Zanicchi, certamente molto meglio come cantante che come politica, ha confessato di aver votato PD il 4 marzo scorso. Il motivo? “Perché li vedevo in difficoltà. Io sono una mamma, una nonna, e vado sempre coi più deboli”. Per questo andò con il Berlusconi dei tempi d’oro. Da nonna ha dato un suggerimento a Renzi: “Dovrebbe tornare ad Arcore, parlare con Berlusconi e diventare lui il leader di Forza Italia, così almeno scappa da quel 10% che ha”.

La vista non è più quella dell’aquila ma il fiuto è quello del segugio.

Di Aldo Pirone

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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